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Dove può vincere la Juventus, come può perdere Pirlo: ecco perché il Barcellona s’è svegliato più forte. L’Inter, più debole: quello che Conte non diceTUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 28 ottobre 2020 08:00Editoriale
di Tancredi Palmeri

Dove può vincere la Juventus, come può perdere Pirlo: ecco perché il Barcellona s’è svegliato più forte....

Notti di Coppe dei Campioni, fa sempre piacere fisico scriverlo e leggerlo, poi quando è una notte che è una finale anticipata, nonché un replay di una finale, allora la coppa ti riluce di smalto davanti. E se non fosse sufficiente, doveva anche essere il 36° Cristiano Ronaldo/Messi della nostra storia, ma dovremo aspettare un mese. Cristiano Ronaldo guarda dal divano di casa e non potrà ritoccare il computo di 10 vittorie per lui, 16 per Messi e 9 pareggi, con 19 gol segnati da CR7 e 22 da Leo. Da quando si sono incontrati per la prima volta nel 2008, non sono mai stati più di un anno senza incrociarsi, mentre stavolta se tutto va bene avranno già messo almeno due anni e mezzo dall’ultimo the world is not enough tra loro due.
Così tutta la luce se la prendono gli scudi di Juventus e Barcellona, e tutto il peso se lo prende Andrea Pirlo. Che in quella finale di Berlino contro il Barça ebbe la sua ultima annunciata in bianconero, chiusa con delle rarissime lacrime per lui.
Non penserà a quella notte il Maestro, o forse un poco sì, ma ha altri assilli sicuramente per la testa. Perché al momento, questa Juve, non gioca a niente. Non ha un progetto vero e proprio, ha degli schizzi su carta che vengono provati, ma affidati più ai guizzi delle mezzali. Certo l’apprendistato è appena iniziato, e si può tranquillamente concedere un altro mese a un progetto in nuce. Anche se comincia a preoccupare che, al netto delle assenze, dopo un mese e mezzo non si veda nemmeno un piccolo progresso. Pirlo ha giustamente fatto fare una brutta figura ai giornalisti in conferenza stampa, dicendogli che non si sono mai resi conto che in questi 45 giorni ha giocato a 4: vero, parzialmente, perché la Juve si difende con un 4-4-2, e attacca con 3-5-2, concetti molto base, e allora il punto è l’ordine con cui si muovono i reparti assieme, e quello è disperatamente mancato.
Può vincere con il Barcellona? Certo, perché è della Juve che stiamo parlando, ma oggettivamente è molto, molto complicato.
La Juve, tranne che nei primi 60 minuti alla prima giornata contro una Sampdoria non pervenuta, non ha mai imposto gioco. Ha lasciato sicurezza la trasferta a Kiev, ma anche il sospetto che la Dynamo fosse poco più di uno sparring partner. Non ha né la tigna né la implacabilità per imporre gioco la Juventus in questo momento, men che meno al Barcellona. Ma proprio l’apprezzamento di questi limiti può ribaltare il pronostico: se riuscirà a fare una partita di epica sofferenza (e da questo punto di vista, la presenza di Bonucci è imprescindibile) allora avrà la meglio. Qualcosa di simile al Napoli negli Ottavi dell’anno scorso, magari con un baricentro più basso ma con linee strette per non dare spazio di manovra ai palleggiatori, e con gli elastici di Chiesa e Kulusevski pronti a far male. E’ possibile.

Ma alla Juventus in questo momento l’intensità di pressing, le linee strette, e la fase difensiva complessiva non si sono mai visti. Forse la grande notte ispirerà il sacrificio, ma ad oggi quello che serve è proprio quello che è mancato.

E il Barcellona si è svegliato molto più forte di ieri. Innanzitutto perché un Clasico giocato in maniera deludente ma comunque perso con parecchie recriminazioni, ha lasciato non una zebra scossa come è sembrata la Juve post-Crotone e Verona, ma una bestia ferita e arrabbiata.
E soprattutto perché la rosa, i grandi capi e le stelle hanno ottenuto quello che volevano. E’ rotolata la testa di Bartomeu, dimessosi a sorpresa martedì sera per evitare l’onta del voto di censura. Ovvero quello che Messi, Piqué, Jordi Alba, Busquets e il resto del nucleo storico avevano invocato per anni senza successo. Immaginatevi dunque con che stato d’animo arriverà il Barcellona: la voglia di dimostrare al mondo che avevano ragione, la vittoria dell’orgoglio, la foga di chi è finalmente libero di prendersi il mondo.
Finora il Barça ha solo alternato la bellezza in questo mese e mezzo, ma di sfondo le intenzioni di Koeman si vedono, anche se sono sviluppate a metà della velocità necessaria. Ma potete stare sicuri che Messi ci farà un particolare pensierino a vandalizzare la casa di Cristiano mentre è lasciata incustodita.

Si sveglia invece più debole l’Inter. E non solo per i miseri 2 punti in 2 partite in Champions. Che a ben vedere, si dovesse giudicare la prestazione, dovrebbero lasciare fiducia: perché l’Inter ha fatto 45 minuti splendidi e sfortunati seguiti da una seconda parte solo normale, e insomma sul piano della performance complessiva con molto poco da rimproverarsi. Ma siccome Totò sapeva quello che diceva quando diceva che è la somma che fa il totale, allora quando hai già lasciato per strada 2 punti contro il Gladbach, hai perso il derby, e devi ancora trovare la quadra, insomma un secondo tempo solo normale non te lo puoi permettere se ancora non hai segnato.
E dunque sì, Inter più debole, perché sembra incapace di essere determinata. E la determinazione è onestamente tutto. L’Inter in queste 7 partite ha avuto momenti di bellezza, momenti di furore, momenti di implacabilità. Ma la determinazione che ti fa chiudere le partite con Lazio, Gladbach, Milan e Shakhtar non l’ha mai avuta. E senza quella, tutto il resto non serve, o comunque non sa dove posizionarsi.
E onestamente, se c’è un uomo che ti può condurre alla determinazione, quello è Antonio Conte. E’, o sarebbe. Perché sembra che proprio da lui stia venendo a mancare il sacro fuoco. Non esiste che Andonio si ingoi quattro partite come quelle in nemmeno un mese senza fiatare, senza ribaltare spogliatoi e anime, accettando lo status quo. Questo semplicemente non è Antonio Conte. E siccome nessuno può essere quello che non è, c’è allora qualcosa che non quadra.
Pare gli abbiano detto, così come ha confermato lui in conferenza, che si deve godere il viaggio, e non aspettare di arrivare a destinazione. Ora, Antonio Conte non si è goduto il viaggio nemmeno quando da piccolo in braghette di tela lo portavano dalla casa alla gelateria. Conte deve essere libero di fare la rivoluzione per la quale è stato chiamato, ferro e fuoco, sennò è solo maniera ed è depotenziato. Ma gli hanno detto che se la deva godere, e lui si sta violentando per accettarlo, anche se dentro si macera perché capisce che così non si arriva.
Correva l’estate 2013, e dopo non aver perso una sfida estiva contro l’Inter negli USA, in conferenza stampa Conte rispose alle critiche dicendo: “Il mio presidente non mi ha chiesto di vincere questa sfida, mi ha dato altri obiettivi per la stagione. E io dunque utilizzo questa sfida per quegli obiettivi, non mi interessa del risultato. Quando il mio presidente mi chiederà di vincere questa sfida estiva, allora mi preoccuperò”.
Ecco, non vorremmo che l’Inter quest’estate abbia dato a Conte altri obiettivi che siano “godersi il viaggio”, in maniera armonica con tutte le parti della società, e non invece “vincere e basta”. Perché quello sarebbe l’inizio della fine. Oltre al fatto che, della politica interna, ai tifosi importi meno che di un torneo estivo.
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