Piccoli Grifoni crescono: viaggio nel settore giovanile del Genoa con il resp. Roberto Trapani
Lysionok, Mihelsons, Celik, Doucouré, Nuredini e Carbone. Sono i sei ragazzi del vivaio rossoblù già convocati da mister Daniele De Rossi in prima squadra. Un grande traguardo per il Genoa che, da sempre, è molto attento alla crescita dei giovani lanciando tanti prospetti interessanti nel calcio italiano e non solo. E proprio il Responsabile del Settore Giovanile Roberto Trapani (foto Genoa CFC) ci ha aperto idealmente le porte della Cantera del Grifone al lavoro per sfornare nuovi talenti per la prima squadra:
Partiamo dall'ennesima "prima convocazione" di un Primavera in prima squadra come Mamedi Doucouré: per voi è una grande soddisfazione.
"Sì, è molto improntate per noi è dare continuità a quello che è successo con Nuredini proprio per fare capire che il progetto sui giovani non è estemporaneo ma nella continuità genera valore. E' un ragazzo che è cresciuto tanto, l'anno scorso ha fatto bene e la nostra fortuna è avere in prima squadra un allenatore molto aperto a far giocare i giovani. Per loro è comunque già formativo perché vivere un contesto anche senza subentrare, osservare i professionisti come si preparano ad affrontare la gara è sicuramente formativo per loro".
Le prime impressioni da responsabile del settore giovanile dopo i primi sette mesi.
"C'è stata una grande disponibilità da parte del club, una grande apertura da parte del nostro CEO Blazquez che è molto attento alle dinamiche del settore giovanile per creare valore per il club".
Arrivare dopo Michele Sbravati ha portato pressioni?
"E' sotto l'occhio tutti che il lavoro svolto in precedenza è stato meticoloso e di grande valore. Con Sbravati ho un ottimo rapporto ed è stato facile ambientarsi. Tante persone che sono qui sono state scelte principalmente da lui. E' chiaro che, rispetto a quello che poi viene chiesto dal nostro CEO, dobbiamo essere in grado di mettere un tassello anche più innovativo prendendo una base importante. Da uno storico importante dobbiamo essere bravi a traslarla nel presente. Oggi la società ci sta dando tutto quello che c'è a disposizione e soprattutto grande fiducia e questo mi dà un po' di pressione. Ed è giusto che sia così".
Quali sono le richieste e gli obiettivi?
"L'unica che mi è stata fatta è portare nel giusto tempo dei giocatori per la prima squadra attraverso un percorso che può essere diretto o di valorizzazione esterna con dei prestiti. E' stato molto lineare come obiettivo".
Quali sono le novità e le novità che sta cercando di portare per continuare a crescere?
"Noi oggi abbiamo dei giocatori che hanno un livello alto, giocatori prestativi ma anche con delle potenzialità importanti, e secondo me un aspetto importante può essere aggiungere dei contesti di apprendimento di alto livello. Ovvero, nello scouting dovremo essere molto bravi a fine anno ad andare a prendere dei ragazzi che possano alzare il livello delle squadre in modo che i giocatori di talento abbiano un contesto di apprendimento di alto livello. Perché poi i giocatori di talento quando sono in un contesto di medio livello si esprimono meno e abbassano le proprie potenzialità. Il fatto di avere dei contesti di gioco più omogenei secondo noi può essere importante non per vincere o arrivare ai playoff con l'Under 15 o l'Under 16 ma per far sì che i giocatori di talento in quelle categorie lì possano alzare sensibilmente il livello di allenamento nel quotidiano".
L'obiettivo è avere squadre forti al di là poi del risultato.
"Secondo me sì. Noi facevamo un'analisi anche con gli staff, abbiamo la fortuna di avere tanti ragazzi che giocano 'sotto età'. Ed è una cosa atipica in Italia mentre all'estero è fatto costantemente. Quando un ragazzo è pronto per giocare sotto leva lo facciamo. E' chiaro che nel contesto dei giocatori pari età ti dà un giocatore prestativo in meno. E quindi se ha uno scontro 'diretto' alla domenica ai fini del risultato questo può inficiare però crediamo che il percorso a livello di annualità è ancora più importante. Se oggi abbiamo un ragazzo che gioca stabilmente sotto età significa che probabilmente fra due anni sarà un giocatore più pronto per giocare con gli adulti in prima squadra".
Avete fatto un mercato importante a gennaio per la Primavera. E' così tanto importante dare in prestito i ragazzi, per esempio, in Serie C o è meglio tenerli e farli allenare in prima squadra?
"Dipende sempre individualmente dal contesto. Ogni ragazzo è a sé e io dico sempre che il percorso sulla Primavera deve essere individualizzato come sulla prima squadra. Ovvero, se noi abbiamo un giovane abbiamo sempre bisogno di fare uno screening individuale del giocatore per capire quale sia la sua necessità. Per esempio, se un giocatore ha bisogno di prendere qualche certezza in più caratteriale e ha bisogno di consolidarsi è giusto tenerlo in Primavera. Se un giocatore è già pronto caratterialmente e magari da un punto di vista di gioco è più indietro nei duelli è giusto mandarlo a fare un percorso. Abbiamo la fortuna di avere il nostro loan manager Matteo Scala che è molto attento ai percorsi che fanno i giocatori fuori ed è fondamentale avere un percorso individualizzato per ognuno di loro. A gennaio abbiamo preso Doumbia, operazione a cavallo fra settore giovanile e prima squadra, e c'è stata molta unione di intenti sul percorso che questi ragazzi devono avere. E questo ragazzo non era utile portarlo in Primavera perché avremmo portato un giocatore che in Primavera avrebbe fatto la differenza e ci avrebbe fatto vincere due o tre partite in più, perché è determinante in questa categoria, ma il percorso formativo era giusto si consolidasse ad Altamura perché gioca già con gli adulti. Il focus fino alla Primavera deve essere bivalente: da una parte quello agonistico dove si cerca di fare bene però non bisogna mai perdere di vista il percorso singolo di un giocatore che ancora più importante. Perché quello genera poi valore per il piazzamento al terzo o all'ottavo posto che fra tre anni non ci ricorderemo. Ci ricorderemo se ci sono tre-quattro giocatori del vivaio che sono in prima squadra".
I risultati comunque sono ottimi: l'Under 14 è terza, l'Under 15 è sesta, l'Under 16 è quinta, l'Under 17 è seconda, l'Under 18 è quarta e la Primavera è partita forte e ora affronta un periodo di calo. Come si fa a far collimare i risultati con il proporre giocatori per la prima squadra?
"Abbiamo la fortuna di avere tante persone sul settore giovanile che dedicano veramente h 24 la quotidianità e il loro tempo al Genoa. Ivan Ciletti, Luca Chiappino e tutti i mister che sono veramente molto attenti allo sviluppo dell'individuo. Noi dobbiamo creare una mentalità vincente. E la crei perseguendo la vittoria, facendo maturare i ragazzi nella comprensione che il loro percorso è ancora più importante della vittoria la domenica. Abbiamo la fortuna di avere degli allenatori bravi a trovare un punto di equilibrio fra questo. Per quanto riguarda la Primavera era un calo previsto perché quando si ha la fortuna di avere tanti ragazzi che, anche nella settimana, salgono con la prima squadra è normale che la prestazione scenda perché il mister non li ha a disposizione. Sino alla Primavera dico sempre che gli allenatori devono essere a disposizione dei ragazzi e non il contrario. Già cambiando questa idea, per noi deve essere un onore che Doucouré sia andato in prima squadra anche se non ha giocato. L'importante è che questa mentalità l'abbiano tutti all'interno del club e su questo siamo tutti orientati. A me nessuno ha mai chiesto, anche quando eravamo primi in classifica, di arrivare ai playoff con la Primavera o di vincere il titolo. E' chiaro che è un dato che fa piacere ma questo è anche un campionato atipico. Osservavo con il mister e lo staff la classifica dell'anno scorso in questo momento e le prime avevano 20 punti in più rispetto alle prime e le seconde che ci sono oggi. Questo è un dato oggettivo perché oggi il campionato Primavera per tanti è realmente un serbatoio della prima squadra. E' un campionato dove in cinque punti ci sono 12 squadre in questo momento e si arriverà alla fine dove se si vincerà una partita si andrà ai playoff e se ne vinci una in meno si va ai playout. Credo però che l'aspetto formativo, per quella che è la richiesta oggi della proprietà e di Blazquez, sia estremamente importante. E il fatto di non aver voluto in Primavera Doumbia ma lasciarlo all'Altamura è perché non è l'obiettivo arrivare più in alto in classifica. E' uno degli obiettivi, non ci nascondiamo".
I playoff comunque sono possibili.
"Vedendo la classifica sì perché dice quattro punti dai playoff e otto dai playout. Se si è ottimisti si guarda davanti, se si è un po' pessimisti ci si guarda alle spalle".
Cosa vi ha colpito di Doumbia? E gli acquisti di Meola, Lauricella e Latif.
"Doumbia lo abbiamo visto più volte sia dal vivo, principalmente, e da video. E' un ragazzo che ci ha impressionato per la fisicità abbinata ad una grande visione di gioco. E non è facile perché i ragazzi di grande struttura hanno meno capacità di scelta nel breve tempo e spazio in gara. Lui dimostra di avere un valore in più, è un 2007 e ha giocato tante partite con i grandi in Serie C nel girone C, estremamente importante. Latif e Lauricella sono state due operazioni tecniche perché, anche nel discorso con l'alternanza con la prima squadra, il fatto che tutti gli allenamenti salga sempre uno dei due essendo mancino ha fatto fare due scelte diverse su giocatori diversi. Io dico sempre di avere dei gruppi eterogenei perché non sappiamo chi arriverà. Latif è un ragazzo estremamente prestativo, è fisicamente e atleticamente importante. Giocava già con i grandi e quindi è molto attento alla fase di non possesso. Dovrà migliorare negli ultimi metri. Mentre Lauricella è un Nazionale che arriva dall'Empoli, molto bravo tecnicamente. Deve migliorare sull'uso del piede debole e su alcune letture nella fase difensiva. Sono giocatori diversi fra loro però crediamo che entrambi abbiano un potenziale alto. Meola invece giocava già con i grandi in Serie D, dove ci sono giovani interessanti. E' un po' indietro a condizione atletica però ha dei colpi importanti. Queste sono state operazioni che sono state più opportunità di mercato".
Avete già parlato con De Rossi su chi portare in ritiro quest'estate?
"Non ancora. Però il mister li conosce tutti. Ho lavorato in tanti club e mi è capitato poche volte che ci fosse un allenatore che conoscesse tanti giocatori. Abbiamo fatto un allenamento congiunto con la prima squadra l'altro giorno e il mister li conosce praticamente tutti. Questa è sicuramente una virtù e quando lo faremo saprà prima di portarli che tipo di giocatori sono".
Il Genoa è sempre stata una società molto radicata nel territorio. Quanto è importante andare a cercare giovani genovesi o liguri per le proprie leve giovanili?
"E' fondamentale. Noi dobbiamo essere i più bravi e i più ricercati sul territorio. Abbiamo qualche competitor, come è normale, però il nostro obiettivo è diventare nei prossimi due anni diventare per distacco la società di riferimento in Liguria. Quest'anno abbiamo fatto a luglio qualche operazione di mercato in più in Italia e all'estero però per l'anno prossimo non prevediamo la stessa quantità di inserimenti, soprattutto all'estero. Nell'Under 18 per esempio abbiamo ragazzi locali molto bravi e quindi, a parità di livello, noi prediligeremo sempre il territorio perché è quello che ci è stato chiesto e prendere da fuori quando c'è da alzare il livello di qualche ruolo specifico".
La Badia di Sant'Andrea quanto sta aiutando? E a che punto è il secondo lotto?
"A livello di mercato e di scouting sicuramente aiuta tanto. Quando abbiamo l'opportunità di fare qualche colloquio via teams o via zoom è una cosa, poi quando li convochiamo in sede diamo un'accelerata. Quei ragazzi che stiamo valutando per la prossima stagione sono sempre colpiti perché è una cosa che nessuno è in Italia così bella. Sulla tempistica penso nell'annualità dovremmo avere il secondo lotto (dicembre 2026 ndr)".
Come sta Nuredini?
"Stiamo facendo una valutazione con lo staff sanitario. Probabilmente si dovrà operare. E' stato sfortunato ma è talmente bravo e metallizzato (sta già facendo le cure qua) che tornerà più forte di prima. La sua attitudine e perseveranza è già da professionista. L'ho visto scosso nel momento in cui si è infortunato ma poi si è subito concentrato sul rientro in campo".
Potrebbe essere lui, quando si ristabilirà, o Romano anche i giocatori che si aggregheranno alla prima squadra in ritiro?
"Sicuramente il nostro obiettivo è portare due o tre elementi in ritiro. Tre sarebbe perfetto perché è abbastanza singolare in Italia, ma due ragazzi abbiamo il dovere di portarli in prima squadra sicuramente. Anche Romano è un ragazzo molto attenzionato, con margini di miglioramento e richiesto sul mercato. Nuredini, una volta che rientrerà, si curerà con noi e si valuterà il percorso. Però sono due ragazzi straordinari".
La crescita di Scaglione?
"Roberto in questo momento ha avuto un piccolo infortunio. Nulla di importante, un piccolo stiramento di primo grado. E' un ragazzo che ha dei mezzi tecnici diversi dagli altri. Tecnicamente ha delle doti innate. Lui deve lavorare tanto a livello fisico perché questo lo chiede il calcio di oggi. In questo momento è aggregato fisso alla Primavera, non avesse avuto questo infortunio avrebbe giocato di più. Non è facile trovare l'equilibrio fra portare in Primavera un 2010 e trovare anche i risultati però sono quei percorsi che renderanno il club, spero, orgoglioso di noi e i ragazzi più vicini alla prima squadra. Siamo soddisfatti del suo percorso, ora dovremo essere bravi noi ad aiutarlo. Ora per esempio abbiamo inserito per alcuni giocatori delle sedute pomeridiane di pilates con la prima squadra. C'è attenzione e abbiamo la fortuna di utilizzare con il settore giovanile la palestra del 'Pio XII-Signorini' tutte le settimane".
Guardando il calcio dei più grandi, sia i club quando giocano in Europa sia la Nazionale stanno faticando. Che idea si è fatto?
"Al di là della partita dell'Inter che penso sia atipica perché è chiaro che i valori siano diversi oggettivamente poi nel calcio due partite cambiano una stagione. Con le Nazionali giovanili, come prestazioni, non c'è tanto divario. Chi segue la Nazionale italiana sa che siamo sempre in competizione alla pari, poi si può vincere una partita o perderne o nei tornei non sempre si arriva in fondo. Il gap si ha nel percorso fra Primavera e prima squadra. Quel percorso lì dobbiamo essere bravi nel movimento ad essere più coraggiosi. Non tanto come Genoa che questo coraggio lo abbiamo, abbiamo un mister che a Roma lo ha avuto e lo avrà sicuramente anche qui per valorizzare i giovani il prima possibile. Il processo di un ragazzo che matura a 24 anni è diverso di un ragazzo che matura a 18. Perché in quei sei anni lì l'esperienza formativa è diversa e quando devi essere in Nazionale maggiore hai già un bagaglio tecnico-formativo importante".
I tanti stranieri che si vedono in Primavera?
"Io credo che la differenza fra italiani e stranieri è l'anagrafica. Noi per esempio oggi siamo la quinta squadra in Primavera per età più giovane. Ci sono squadre che giocano con due fuori quota 2005, dieci 2006. Se avessimo schierato anche noi i 2006 che invece sono andati a giocare in prestito non saremmo primi in classifica a +10 dalla seconda ma avremmo avuto una rosa estremamente importante. Io non ho condiviso la scelta di alzare la Primavera e fare l'Under 20 quando all'estero giocano gli Under 16 o Under 17 nella Primavera. All'estero i 2008 esordiscono in Champions League, in Italia facciamo giocare i 2004 e 2005 in Primavera. Nell'immediato ti alza il livello della gara, nel lungo termine ti abbassa il livello formativo. Stesso discorso per le retrocessioni nel campionato Primavera. E' normale che tante squadre decidano di far giocare i fuori quota. E' un cane che si morde la coda, questo rende il campionato forse più prestativo ma meno formativo. Mentre all'estero si abbassa il livello di età anagrafica sui giovani in prima squadra, in Italia si alza l'età dei Primavera. Questo è il vero tema. Io detto fin da subito che non ci dovrebbero essere le retrocessioni in Primavera e che l'età della Primavera andrebbe abbassata per renderlo un contesto formativo".
Fra gli allenatori nel settore giovanile ci sono anche Ruotolo e Criscito, ex giocatori che sanno cosa significa il Genoa. Quanto è importante la loro figura per trasmettere il senso di appartenenza ai ragazzi?
"E' importante perché trasferiscono cosa significhi giocare nel Genoa e quale sia l'ambizione che si deve avere. Da loro ho imparato per esempio che quando si veste una maglia col cuore e con entusiasmo i limiti sono meno 'limitanti' rispetto a quanto possono esserlo realmente. E' giusto avere un mix di allenatori diversi fra loro, dall'ex calciatore all'allenatore laureato che ti dà dal punto di vista didattico qualche programmazione in più rispetto più al gesto tecnico passando per l'allenatore più giovane che ti dà più relazione empatica col ragazzo. Gli allenatori sono tutti diversi fra loro e questa è una ricchezza. I tecnici devono avere principi di gioco simili, metodologia più o meno condivisa da una leva all'altra e programmazione ma essere diversi fra loro perché ogni ragazzo con ogni allenatore può tirare fuori qualcosa. Poi nessuno meglio di Gennaro e Mimmo può trasferire ai ragazzi il senso di genoanità".
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