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Sulle parole di Massimiliano Allegri, sui fallimenti e sulla disonestà intellettuale

Sulle parole di Massimiliano Allegri, sui fallimenti e sulla disonestà intellettuale TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Marco Conterio
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Marco Conterio
giovedì 17 marzo 2022, 12:00Il corsivo

Massimiliano Allegri lamenta disonestà intellettuale, che son gli echi della prostituzione di mourinhana memoria. Perché "se ti chiami Juventus non sei obbligato a vincere", e chissà chi diceva che "è l'unica cosa che conta" cosa ne penserebbe. Domandare è lecito, mea culpa se non v'è stato un più lungo contraddittorio: per spiegare, e non per giustificare, va detto che i tempi di chi prova a raccogliere fedelmente le parole del post gara e a formulare questioni intellettualmente oneste, talvolta non lasciano il tempo di reagire in tempo come fatto da Rugani in area su Coquelin. Perché non t'aspetti che, in fondo, l'allenatore della Juventus attacchi. Perché non l'ha fatto quando avrebbe dovuto, in campo, per lunghi minuti, pur con tutte le giustificazioni d'infortuni, assenze e panchina corta del caso. La Juventus è finita nella rete del partido largo di Unai Emery, Re di Coppe, e gli assi bianconeri son rimasti tutti in mano senza finire sul tavolo dei vincitori. Il Villarreal ha fatto la partita che avrebbe voluto, l'ha detto pure il comandante del Sottomarino Giallo. "Il piano è riuscito". Chapeau.

Vincere non è l'unica cosa che conta
Domandare è lecito, e beninteso e ribadito che se non v'è stata controrisposta è perché il suo attacco è partito come Vlahovic dopo trentatre secondi all'Estadio de la Ceramica. No, non è chiaro il concetto, per ragionare e discutere a mente fredda. Perché non v'è nessun pregiudizio o sentenza già scritta ma l'evidenza dei fatti e dei numeri. Che non scendono in campo, è vero, ma qualcosa voglion pure dire. La rosa della Juventus vale molto di più di quella del Villarreal, le stime dicono 566 milioni a 362. E figuriamoci gli ingaggi. Andrea Agnelli, poi Maurizio Arrivabene e dunque Federico Cherubini, hanno deciso che a gennaio questa Juventus meritava una scommessa sul futuro, un investimento subitaneo per aprire un ciclo. Denis Zakaria come frangiflutti, Dusan Vlahovic come fregata per raggiungere porti più sicuri finanziariamente e pure oasi da sogno per la tifoseria. La Juventus rischia di non andare in Champions League, per quanto la rimonta possa ancora portarla allo Scudetto e allora lì il bilancio non è ancora scritto e tracciato. La Juventus deve ancora giocare il ritorno in Coppa Italia contro la Fiorentina e pur partendo da situazione di vantaggio, non ha ancora varcato il Rubicone di quella che è comunque la terza competizione per ordine d'importanza tra gli obiettivi iniziali. La Juventus è fuori dalla Champions League agli ottavi, dopo averlo fatto negli ultimi anni contro Lione e Porto.

La lezione del PSG che non è servita
Ho riascoltato la domanda per capire, e non ho ancora capito. "Per salvare questa stagione, adesso, che cosa serve fare alla Juventus? Il bilancio, e i fischi lo raccontano abbastanza, per i tifosi è deludente. La Juventus fuori dalla Champions agli ottavi contro il Villarreal. Per salvare la stagione cosa serve fare?" Il bilancio di una Juventus ora quarta e fuori dalla Champions, non è deludente? Prima della partita, giusto alla vigilia, la domanda che avevo fatto ad Allegri era sui fischi ricevuti dal Paris Saint-Germain e sui timori di veder giudicata un'intera stagione per i novanta minuti di ieri sera. Il tecnico livornese aveva risposto che quella partita, quell'incontro, aveva dato una lezione alla Juventus: mai perder l'attimo, mai distrarsi, perché il pericolo è sempre dietro l'angolo. Evidentemente non è riuscito a trasmetterla ai propri giocatori che, in un sol boccone, si son visti portar giù negli abissi d'Europa dal Sottomarino di Emery. Non saprei come altro chiamarlo se non fallimento.

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