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tmw / inter / Editoriale
Il mercato della sfiduciaTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Lapo De Carlo
per Linterista.it

Il mercato della sfiducia

Nel magico mondo dell’Inter, se qualcuno atterra da un pianeta lontano, fatica a comprenderne i meccanismi. Troverà infatti una popolazione entusiasta da una parte, soddisfatta dal rendimento e confidente nel futuro, con piena fiducia nella società.
Dall’altra invece, un altrettanto numerosa parte di tifosi che lamenta impreparazione, avarizia, interessi del club non convergenti con quelli degli interisti e grande sfiducia nei dirigenti, oltre che verso Brookfield/Oaktree.

Beppe Marotta ha detto che non era facile trovare profili adatti alle necessità tecniche di cui ha bisogno la squadra. Allo stesso tempo la società si è mossa in ogni direzione per cercare soluzioni attraverso una modalità che non ha funzionato in nessun caso.
Restando ai fatti la società si è fatta avanti per Cancelo e Norton Cuffy, ha sondato Palestra, cercato di prendere Perisic e Diaby, si è mossa per cedere Frattesi, ha ascoltato le proposte per Luis Henrique da Inghilterra e Turchia, ha valutato Mlacic che nel comportamento fa rima con Samardzic e ha considerato l’opzione Curtis Jones dal Liverpool.
Niente di tutto questo ha avuto un effetto esecutivo.

I titoli dei quotidiani, gli affari dati per fatti e le parole dei dirigenti hanno innervosito ulteriormente la piazza e portato a conclusioni feroci.
Ma se l’Inter è prima, con 5 punti di vantaggio sulla seconda e 8 sulla terza, con un organico che tutti ritengono migliorato rispetto alla scorsa stagione, come è possibile trovare tanto risentimento nel pubblico nerazzurro?
Qui la cosa si fa complicata, perché si tratta di fatti esasperati da una percezione inestinguibile e proveniente dal comportamento del club nel 2025. Il sottotraccia è che la passività della società sia la vera causa del finale disastroso dell’anno passato, con un vero e proprio choc che si sta paradossalmente facendo sentire più oggi di quanto non fosse pochi mesi fa.
L’anno scorso in questo periodo Inzaghi aveva iniziato a valutare l’addio dall’Inter, pur senza parlare direttamente con i dirigenti dell’Al Hilal, l’Inter stava sondando la possibilità di liberarsi di Arnautovic, Taremi e Asllani, mentre sondava un nuovo attaccante come Gudmundson e Frendrup a centrocampo.
Non accadde nulla ma pochi ci fecero caso. Una successiva dichiarazione di Marotta: “bisogna accettare tutto” espressa dopo il derby pareggiato in extremis ma con diversi errori arbitrali a favore del Milan, venne usata come elemento probatorio di una società remissiva.
I mancati rinforzi hanno portato in seguito ad avere una rosa troppo esigua per tenere su tutti i fronti, arrivando stremati e non in grado di giocare lucidamente, sommando valutazioni arbitrali che hanno pesato nell’economia del risultato.

Quel dramma sportivo è rimasto un trauma irrisolto nelle menti anche per un'altra ragione. Per una convenzione storica, dopo una delusione importante l’ambiente di un club ritiene di dover essere risarcito almeno nell’illusione, nella prospettiva o nel sogno.
Il mercato estivo invece è stato trascorso a rattoppare i malumori dei giocatori e acquistare talenti sostenibili, senza riuscire a prendere nemmeno uno degli obiettivi dichiarati: Fabregas in panchina, Lookman, Kone, Leoni e persino Nico Paz, considerato irraggiungibile in partenza.

La frustrazione è stata temperata dai risultati e dalla bontà di acquisti meno sexy ma efficaci.
Oggi però Milan e Napoli arrivano a contendere lo scudetto all’Inter con lo stesso vantaggio avuto lo scorso anno da Conte che oggi si lamenta. Le due rivali senza Champions possono rosicchiare punti e gli interisti provano orrore anche solo a pensare di perdere un altro titolo.
Oaktree/Brookfield ha confermato di essere un fondo di investimento dalla politica rigida e un pensiero limitato alla quadratura del bilancio.
Le vere domande sono: se i soldi arrivano dalla Champions, fare un grande investimento per un campione non significa rafforzare la squadra, generare interesse e avere maggiori probabilità di andare avanti e guadagnare? Se si hanno 45 milioni da spendere per Lookman in estate, perché non se ne hanno per prendere un altro profilo senza passare dal prestito con diritto di riscatto, respinto da tutti i club?
Questo genera un sentimento di sfiducia.
Corretto ma esasperato. Ogni giocatore acquistato in estate ha dimostrato di avere un repertorio e poter entrare nelle rotazioni. Pio ha scalzato Thuram dai titolari, Sucic è cresciuto, Bonny è la quarta punta ma può fare meglio, Luis Henrique è una risorsa preziosa ma massacrato da preconcetti, qualcosa di simile a quello che è capitato a Bisseck, ora titolare, Akanji bene e Diouf il più indietro.

La gente dimentica che il club ha cambiato quattro proprietà in 12 anni. Una cosa mai vista. La società ha dovuto passare da quattro concezioni di business diverse, riuscendo a restare competitiva. Difficile essere snelli se si cambia paradigma così spesso.
In medio stat virtus.