Anno nuovo, vecchia Juve!
Prosit Neujahr! È l'augurio tedesco che significa "Auguri per il nuovo anno!” che i Wiener Philharmoniker rivolgono al pubblico alla fine del celebre Concerto di Capodanno di Vienna, che si tiene dal 1939 nella Sala d'Oro del Musikverein. Rivolto dal direttore d’orchestra probabilmente anche alla Vecchia Signora sabauda appassionata dei valzer e delle polka-mazurka degli Strauss. Il 2026 festeggerà non solo gli ottanta anni della Repubblica Italiana, ma anche – per i colori bianconeri - i trenta dall’ultima coppa dei campioni vinta dalla Juventus. Sarebbe bello omaggiare le gesta di quella squadra leggendaria ricominciando a colorare di bianco e nero l’alata vittoria del tricolore nazionale. Il condizionale è d’obbligo, perché il presente indica un ennesimo pareggio contro un modesto coriaceo Lecce, il cui portiere ha parato un rigore battuto in maniera indecorosa da David, nientemeno il centravanti della Juventus, che divide col compagno di reparto, Openda, l’inutilità. Unico fiore sfortunato nel deserto il turco Yildiz, gioiello che la Juventus così facendo rischia la sua forzata cessione.
Cosa porterà alla Juventus l’anno nuovo? Il bisogno di previsioni, auguri e rassicurazioni accompagna da sempre l’inizio di un nuovo anno. Gianni Rodari con L’anno nuovo osserva questo rito collettivo con lucidità e ironia, trasformandolo in una lezione di responsabilità: una poesia che parla della forza di volontà e della capacità di ogni individuo di incidere sul proprio futuro. Un testo che, dietro il ritmo leggero della filastrocca, custodisce una lezione profonda, valida per i bambini ma soprattutto per gli adulti.
Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
Nella prima strofa il poeta consulta un indovino e gli domanda come sarà il suo futuro nel nuovo anno che sta per arrivare, se sarà positivo, negativo oppure con alti e bassi. Nella seconda strofa prende parola l'indovino e rivela tante ovvietà come per esempio che il nuovo anno sarà caratterizzato da quattro stagioni (primavera, estate, autunno e inverno) e dodici mesi, che ci sono giorni festivi come carnevale e ferragosto, e che ogni lunedì della settimana è seguito da un martedì. Nella terza strofa ammette che più di così non può rivelare dell'anno nuovo, queste sono le informazioni che ha trovato nei suoi grandi libri (di magia) e che quindi anche l'anno che verrà non può che essere come tutti gli altri che ci sono stati prima, ovvero come ognuno sceglierà di viverlo.
L'insegnamento che vuole darci il poeta di Omegna è che non serve consultare gli indovini per prevedere il futuro. L'indovino stesso si diverte a prendersi gioco della vittima di turno che crede alla magia, alla sfera di cristallo e ai tarocchi, e in genere si inventa il futuro di questa per il solo scopo di trarne un compenso economico. Qui invece gli mostra quello che sa davvero del nuovo anno, ovvero niente, dato che ciò che rivela sono informazioni comuni a tutti gli anni. Questa allegra poesia è un modo per avvertire i creduloni che non bisogna prendere sul serio chi afferma di possedere doti magiche, perché il futuro siamo noi a scriverlo. Siamo noi a renderlo bello o brutto, perché tutto è condizionato dalle nostre scelte e dal nostro modo di vivere la vita. Siamo noi gli artefici del nostro destino!
Il futuro non è scritto in alcun destino misterioso, ma prende forma dalle scelte degli esseri umani. Rodari non nega l’incertezza del domani, ma rifiuta l’idea che essa debba essere subita. L’anno che verrà sarà esattamente ciò che gli uomini sapranno farne.
Il senso profondo della poesia si concentra negli ultimi versi, quando Rodari afferma che, per il resto, l’anno nuovo “sarà come gli uomini lo faranno”. Qui la filastrocca si trasforma in una lezione civile. Il destino non è una forza esterna, ma una costruzione quotidiana fatta di scelte, comportamenti, relazioni e azioni umane. In questo senso, L’anno nuovo è molto più di una poesia augurale. È un invito alla consapevolezza, un richiamo etico che ricorda come il cambiamento non si attenda, ma si realizzi.
Cara Juve il destino te lo fai con le tue mani, e di certo coi piedi di David e dei suoi compagni di merenda non sarà molto roseo!
Beviamoci sopra, è meglio. Prosit!
Roberto De Frede
P.S. La frase del sommario, tratta dall’operetta morale Dialogo tra un venditore d’almanacchi e un passeggere, prosegue così: “Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”






