Spalletti detta la parola d’ordine a Comolli: esperienza
Nelle ultime settimane la Juventus di Luciano Spalletti ha letteralmente ribaltato i pronostici in chiave qualificazione alla Champions League portandosi da -5 dal quarto posto a +5 sul 5°. Uno step importantissimo che va di pari passo con i miglioramenti visti nella gestione delle partite. L’identità con il tecnico di Certaldo c’è sempre stata, ma ora c’è anche quella solidità e quella connessione che solo le grandi squadre hanno. Quella sicurezza e la voglia di soffrire nei momenti negativi che fanno alzare il livello.
È chiaro che ogni aspetto va di pari passo con i risultati, perché non c’è bel gioco senza vittorie e non ci sono vittorie senza buone prestazioni. Ora l’obiettivo è quello di chiudere la stagione nel modo migliore possibile, perché Spalletti non si accontenta del 4° posto e punta seriamente Milan e Napoli, perché sa bene che chiudere con un’onda lunga può essere un ottimo viatico per la prossima stagione. Poi, bisognerà rafforzare la squadra e la dirigenza ci sta già lavorando con una linea guida chiesta dall’allenatore: esperienza.
Non si tratta di costruire un instant team, come scrive qualcuno, bensì di trovare il giusto compromesso tra giovani e calciatori esperti, perché anche Fabregas ci ha spiegato poche ore fa che “vincere solo con i giovani non è affatto facile”. Lo sa bene anche Spalletti, la cui esperienza e preparazione tattica non gli consentiranno di certo di fare i miracoli. L’obiettivo è quello di alzare il livello, aggiungendo alla rosa calciatori con un curriculum internazionale importante.
Negli ultimi anni, l’area sport della Juve, che ha subito diversi cambiamenti, ha comunque seguito la linea verde, un po’ per necessità finanziarie, ma anche per scelte ponderate. L’aver abbassato costantemente l’età media della rosa ha portato a un peggioramento dei risultati. Che non significa che sia tutto da buttare, ma che inevitabilmente servano dei correttivi, di un certo tipo. Inutile fare il paragone con Paredes (era un campionissimo, con tutto il rispetto?) e Di Maria (condizioni atletiche abbastanza precarie): negare oggi che alla Juventus calciatori di esperienza sarebbe un toccasana è negare l’evidenza.
È così che si arriva ad Alisson Becker, portiere brasiliano del Liverpool che a 33 anni ha ancora molto da dare e che alla Juventus rispetto a Di Gregorio (sempre senza nulla togliere all’ex Monza) rappresenterebbe un upgrade importante. Così come sarebbe un upgrade importante l’arrivo di Bernardo Silva, calciatore totale che a 31 anni è ancora in grado di svolgere tutti i ruoli del centrocampo con qualità e dedizione.
E non ha alcun senso fare gli schizzinosi per Robert Lewandowski, se negli ultimi anni l’attacco della Juventus è stato sempre sotto le aspettative: da Vlahovic, Kean e Milik, passando per Kolo Muani, per andare su David e Openda e poi tornare ancora a Vlahovic e Milik. Un andirivieni che con qualunque allenatore ha avuto esiti tutt’altro che encomiabili. Non a caso, Spalletti si è inventato di recente questo modello di gioco senza punte che sta consentendo alla Signora di segnare, e anche tanto, ma non di certo con e grazie agli attaccanti.






