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Gli eroi in bianconero: Tarcisio BURGNICH

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
25.04.2013 10:53 di Stefano Bedeschi    per tuttojuve.com   articolo letto 3576 volte

Tarcisio Burgnich nasce a Ruda, in provincia di Udine, il 25 aprile 1939.

Dopo due stagioni all’Udinese gioca nella Juventus e nel Palermo, prima di approdare nell’estate del 1962, all'Inter; con la maglia nerazzurra, in 12 stagioni, totalizza 467 presenze in Serie A, vincendo 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali e rendendosi protagonista di tutte le imprese della “Grande Inter” degli anni sessanta.

Difensore solido e preciso, soprannominato la “Roccia”, in campionato realizza solo 6 goal. In Nazionale vanta 66 presenze e 2 goal, di cui uno storico, nel campionato mondiale 1970 in Messico; Tarcisio, infatti, realizza la rete del 2-2 nella semifinale Italia - Germania Ovest 4-3. In finale, sarà poi sovrastato nello stacco da Pelé, che realizzerà il goal del vantaggio verdeoro, nella partita che il Brasile vincerà per 4-1.

Chiude la carriera indossando la maglia del Napoli, offrendo ai tifosi partenopei tre stagioni nelle quali è sempre apprezzato sia per le sue doti di difensore che per le sue doti di umiltà e sobrietà.

Appese le scarpette al chiodo intraprende l’attività di allenatore, con alterne fortune.


IL RACCONTO DI ANGELO CAROLI:

Il terzino che conobbi nella Juventus 1960/61 era un uomo mite, accomodante ed educato, discreto e timido. Si scontrava con l’avversario e non cedeva un centimetro. Proveniva dall’Udinese, aveva ventun’anni, era costruito con il granito, una corazza di muscoli e volontà. Disputò 13 partite in quell’annata tricolore; non erano poche per un provinciale, ma non bastarono per convincere la dirigenza. Ad un dirigente, scomparso molti anni fa, non piaceva, lo trovava poco stiloso per una società stilosa come la Juventus. Ed, addirittura, non gli profetizzò una carriera brillante, perché «era un po’ strabico». Ed il friulano fu invitato a cercare gloria nel Palermo.

Era il Palermo dell’irascibile “Totò” Vilardo. Tarcisio trovò gloria scavando nel sudore, insieme a Mattrel (anche lui in prestito al Palermo) si prese la rivincita segnando uno dei 4 goal che i rosanero rifilarono alla Juventus al “Comunale”. La doppietta di Charles non consolò i tifosi bianconeri.

Burgnich disputò una stagione eccellente, tanto che Moratti senior, l’anno successivo, ne fece uno dei pilastri su cui riedificare il palazzo. Tarcisio era immunizzato al peccato. La sua vita si snodava tra casa e stadio, stadio e casa. Chi, come il sottoscritto, ha affrontato il calcio più come passatempo che come mestiere, lo indusse spesso in tentazione. Gli presentò una baby-sitter londinese e lo convinse a cedere alle sue grazie sensuali. Quel giorno e per qualche tempo, l’inglesina con il naso all’insù ed un mare di efelidi disegnate sulle gote, lo prese in affidamento, come i tanti cuccioli che le venivano consegnati quasi ogni sera.

Tarcisio era talmente disponibile che quando il sottoscritto aveva bisogno di una garçonniere per accogliere bellezze subalpine, lasciava il proprio appartamentino per godersi un film al “Reposi”. Tramontata la baby- sitter, si innamorò perdutamente di una ragazza toscana che sposò ed alla quale è tuttora fedele. Fedele come è stato alla maglia interista. Gli alberi di alto fusto e di lunga vita sono fatti della sua scorza. Ed, è bene ricordarlo, di scorza friulana.

C’è un’altra curiosità da raccontare su di lui. Dovevamo giocare a “Marassi”, contro la Sampdoria. Al mattino attraversai il corridoio che conduceva agli ascensori. E captai una frase di Renato Morino, grande giornalista dalla penna caustica ed ironica: «Chissà quanti goal beccherà la Juventus oggi con Burgnich e Caroli terzini!»

Presi e portai a casa. Ma prima di pranzo incrociai Renato, lo guardai, probabilmente in modo strano, e lui mi chiese se c’erano problemi. Gli spiegai e lui sbiancò, imbarazzato. Al pomeriggio battemmo la Sampdoria con 2 goal di Nicolè. Tarcisio ed io fummo i migliori in campo, io salvai un goal con una spaccata da ballerino.

Il giorno dopo Morino scrisse: «Caroli e Burgnich hanno fatto ingoiare ad un giornalista un’incauta dichiarazione della vigilia».

Quando la classe non è acqua.
 


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