L'anticipo di Galli - Passo indietro col Parma? Prendiamo la rincorsa per saltare
Se non ha cancellato le probabilità di riprendere e superare l’Inter nella corsa allo scudetto, la sconfitta interna con il Parma le ha certamente ridotte al lumicino. Una battuta d’arresto inaspettata. Il Parma, al netto delle decisioni arbitrali, per cui si sono già spesi fiumi d’inchiostro e di parole e su cui preferisco sorvolare (ma ci torneremo, almeno sul gol subito), ci ha battuti con le nostre stesse armi: blocco difensivo e baricentro della squadra basso, pragmatismo nello sfruttare gli spazi lasciati dall’avversario predisposto ad attaccare nonché la bravura sui calci piazzati. Chi di spada ferisce di spada perisce, mi verrebbe da dire. Proverbi a parte, ora sarà importante saper gestire la delusione e la frustrazione del -10 in classifica.
Nostro dovere è tornare subito alla vittoria, proprio lì, a Cremona, contro chi ci aveva procurato la prima e, fino a domenica scorsa, unica sconfitta. Ad aspettarci, dopo la trasferta nella città famosa per la collezione Stradivari presso il Museo Violino, il Derby, spesso lo spartiacque sportivo e psicologico della stagione.
Vediamo qual è il nostro stato di salute partendo “dal basso”, cioè dal nostro numero 16, Mike Maignan: l’auspicio è che gli errori commessi nelle gare con il Como e con il Parma possano essere presto dimenticati. Il goal subito ad opera di Troilo su azione da corner lo ha visto piuttosto impacciato o comunque autore di un’errata lettura della traiettoria del cross che lo ha costretto ad indietreggiare trovando l’ostacolo costituito da Valenti, che è stato scaltro ma che, di fatto, non poteva smaterializzarsi.
All’indecisione di Mike si devono aggiungere le errate prese di posizione difensive di Pavlovic e Bartesaghi, entrambi attenti esclusivamente al pallone: quest’ultimo, in particolare, con una postura del busto inusuale, piegato in avanti, ha indotto molti a vedere un fallo a Troilo che, a mio modesto parere, non c’era. Pavlovic è comunque stato positivo se non altro per applicazione e dinamismo, Bartesaghi ha fatto meglio da braccetto sinistro nella prima frazione mentre quando, da quinto di sinistra, ha sostituito un evanescente Estupinan, tornando padrone della fascia mancina, non è mai riuscito ad essere incisivo. Sul lato opposto Saelemaekers è sembrato lontano dai suoi momenti migliori sbagliando spesso scelte, anche le più facili, facendosi imbrigliare nella ragnatela difensiva parmigiana.
Bene De Winter, centrale nella difesa a 3, con il compito più difficile: arginare Pellegrino, capocannoniere e ariete avversario. Tomori dal canto suo ha fornito una prova con diverse sbavature, errori non marchiani ma che evidentemente tolgono serenità al giocatore e ai compagni di reparto e che non gli consentono di fornire con continuità prestazioni positive.
In mezzo al campo Modric è sembrato meno brillante del solito, ma un po’ di appannamento è fisiologico dopo avere trascinato la squadra da inizio stagione: possiamo rimproverargli qualcosa? Loftus-Cheek ha dovuto lasciare la contesa dopo 10’ per il terribile scontro (da penalty) con il portiere gialloblù Corvi e il suo sostituto, Jashari, è stato uno dei pochi rossoneri a fornire un buon rendimento. Note negative anche per Rabiot che rientrava dalla squalifica, scontata con il Como, e che non è mai riuscito a cambiare i ritmi della gara con i suoi abituali inserimenti. Tra i giocatori d’attacco è sembrato in leggera ripresa Leao, che non ha bissato il goal segnato con il Como ma ha colpito un palo interno e che, nonostante ciò – lo constato per l’ennesima volta - ha le sue difficoltà quando deve giocare spalle alla porta.
Momento di flessione anche per Füllkrug e Nkunku; ma chi mi preoccupa di più è Pulisic, tornato finalmente titolare ma che ha faticato a trovare spazi tra gli avversari e a incidere come ci aveva abituato prima dei problemi fisici di cui ha sofferto. Aleggia anche un po' il timore che i giocatori che saranno impegnati nel Mondiale americano della prossima estate vivano, magari inconsciamente, una naturale tendenza a risparmiarsi per evitare brutti infortuni.
Il quadro non è dunque dei migliori ma, come ripeto sempre, ogni percorso di crescita non è lineare e progressivo e può avere momenti di stasi e regressione. Evidentemente siamo in uno di questi momenti; e l’auspicio è che questo evidente passo indietro possa rappresentare l’occasione per ricaricarsi, come quando si prende la rincorsa prima di saltare: indietro, sì, ma per andare avanti.
Dal punto di vista della disposizione in campo, resto del parere che la squadra possa offrire la miglior versione di sé in termini di produzione offensiva con Füllkrug punta centrale, Leao nella sua zona di competenza sul centro-sinistra e Pulisica fare il quinto a destra con una mezzala su quel lato che possa garantirne la copertura (Fofana sembrerebbe il più adatto, ma anche Ricci può fare quel lavoro). Quello che è certo – mi pare – è che con due attaccanti “leggeri” si possa giocare contro squadre che ti concedono il campo; non certo contro quelle che ti aspettano chiuse. La clamorosa differenza di punti guadagnati contro le big e contro le ultime lo dimostra con sufficiente chiarezza. E in questo, lo confesso, mi sarei aspettato da mister Allegri maggiore creatività e intraprendenza, qualche sorpresa tattica, nel preparare la sfida con il Parma, che – purtroppo – è andata esattamente come previsto.
Lo sappiamo: l’obiettivo, dato dalla proprietà all’area sportiva è quello della qualificazione in Champions. Otto punti di vantaggio sulla quinta, la Juventus, sono un buon margine, ma pensare di poterlo amministrare da qui in avanti sarebbe un errore grave: oltre al Derby, infatti, ci attendono gli scontri diretti con Napoli, Juve e Atalanta. Il compito di Allegri e staff sarà quello di toccare le corde giuste per rimodulare le connessioni in campo e ripartire, come detto, già da domenica all’ora di pranzo contro i grigiorossidi Mister Nicola.
Poi sarà Derby. Anche in casa Inter non tutto sta andando come previsto e l’eliminazione dalla Champions potrebbe aver scalfito qualche certezza dell’ecosistema nerazzurro. Se superarli in classifica sembra un’utopia, vincere, nei 90 e più minuti, davanti al nostro pubblico, avrebbe come sempre un sapore speciale.
Forza Milan!






