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L'arbitro Artan respinto dagli USA: un'umiliazione mentre la FIFA si gira dall'altra parte

L'arbitro Artan respinto dagli USA: un'umiliazione mentre la FIFA si gira dall'altra parteTUTTOmercatoWEB
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Michele Pavese
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Michele Pavese
Oggi alle 17:23Mondiali 2026

Il miglior arbitro africano fermato alla frontiera come un clandestino. Omar Abdulkadir Artan, scelto dalla FIFA per dirigere le partite del Mondiale, è stato abbandonato dalla FIFA stessa: bloccato all'arrivo negli Stati Uniti, trattenuto, sottoposto a 11 ore di interrogatorio e infine respinto per generici "problemi di verifica". È la fotografia impietosa del calcio di oggi, a due giorni dall'inizio della Coppa del Mondo. Perché il punto non è soltanto il trattamento riservato ad Artan; il punto è che un uomo selezionato, accreditato e atteso per fare il proprio lavoro sia stato rispedito indietro senza che chi avrebbe avuto tutelarlo abbia trovato la forza di alzare la voce.

Da anni, Gianni Infantino si presenta come il grande ambasciatore del calcio globale, il custode di uno sport che unisce popoli e continenti. Ma quando il momento richiede autorevolezza, coraggio e capacità di difendere valori, tradizioni e dignità davanti alle peggiori storture, la FIFA cambia improvvisamente direzione. Nessuno pretendeva che Infantino riscrivesse le leggi americane, ma era suo dovere pretendere spiegazioni, attivare ogni canale diplomatico possibile e difendere un ufficiale di gara scelto dalla sua organizzazione. Fare di tutto perché la vicenda si risolvesse nel migliore dei modi il prima possibile. Invece è arrivata una risposta burocratica: "le decisioni spettano al Paese ospitante". Tradotto: non disturbiamo il potente di turno.

È una scena che abbiamo già visto. Forte con i deboli, "prudente" con chi conta davvero. Era successo quattro anni fa in Qatar, in un Mondiale segnato dalle polemiche per le inchieste sui lavoratori morti nella costruzione degli stadi; il copione si è ripetuto oggi a causa delle politiche di immigrazione di Donald Trump, che hanno messo a rischio addirittura la partecipazione di diverse nazionali qualificate alla rassegna iridata.

Non è una questione marginale, ma un fallimento organizzativo e diplomatico che colpisce la credibilità stessa della competizione e dell'intero sistema calcistico. Il Mondiale, la manifestazione più importante di tutte, dovrebbe abbattere barriere e confini, non costruire muri. Dovrebbe celebrare la bellezza dello sport, non trasformarlo in uno show privato. È una vicenda disarmante, che non si sarebbe verificata in nessun'altra parte del mondo. A Infantino resta da porre una domanda: a cosa serve il presidente della FIFA se non è capace di difendere nemmeno uno dei suoi arbitri quando viene umiliato?

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