Mondiali 2026, polemica sul prezzo dei biglietti: nel mirino anche il sistema di rivendita FIFA
Il Mondiale 2026 è già al centro delle polemiche, questa volta non per quanto accade in campo ma per il costo dei biglietti e per il sistema di rivendita gestito direttamente dalla FIFA.
Se un tempo i bagarini si aggiravano nei pressi degli stadi con cartelli improvvisati, oggi il fenomeno si è trasformato. Attraverso la piattaforma ufficiale predisposta dalla stessa federazione internazionale, i possessori dei tagliandi possono rivendere i propri biglietti, ma l'operazione comporta una commissione del 15% a carico del venditore e un ulteriore 15% a carico dell'acquirente.
Un sistema che sta facendo discutere anche perché non sarebbero previsti limiti ai prezzi di rivendita di tagliandi che, già in fase di vendita iniziale, avevano raggiunto cifre particolarmente elevate.
Ricavi record attesi dalla FIFA
L'obiettivo economico dell'organizzazione è molto ambizioso. Dopo aver incassato circa 824 milioni di euro dalla vendita dei biglietti per Qatar 2022, la FIFA punta a superare i 2,6 miliardi di euro di ricavi nell'edizione del 2026. Proprio sul tema era intervenuto anche il presidente Gianni Infantino, sostenendo che il costo dei tagliandi fosse in linea con quello degli altri grandi eventi sportivi organizzati negli Stati Uniti.
Tifosi stranieri sempre più penalizzati
Le critiche, però, si concentrano soprattutto sull'impatto che questi prezzi rischiano di avere sui sostenitori provenienti dall'estero. Per molti appassionati, infatti, assistere alle partite della propria nazionale significa già affrontare spese importanti tra voli intercontinentali, alloggi, trasporti interni e vitto. L'elevato costo dei biglietti rischia quindi di allontanare proprio quella fetta di pubblico internazionale che tradizionalmente contribuisce a creare l'atmosfera unica di una Coppa del Mondo. Il dibattito resta aperto e potrebbe accompagnare tutta la manifestazione, con molti tifosi che chiedono una politica






