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Trump non fa sconti: Iran in Messico, andrà negli Stati Uniti solo per giocare (senza pernottare)

Trump non fa sconti: Iran in Messico, andrà negli Stati Uniti solo per giocare (senza pernottare) TUTTOmercatoWEB
© foto di Insidefoto/Image Sport
Pierpaolo Matrone
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Pierpaolo Matrone
ieri alle 11:51Mondiali 2026

A poco più di 160 chilometri di distanza convivono due realtà completamente diverse che raccontano meglio di qualsiasi discorso il clima che accompagna questo Mondiale. Da una parte gli Stati Uniti, immersi nell'entusiasmo per la competizione organizzata in casa; dall'altra l'Iran, costretto a preparare il torneo in un contesto segnato da tensioni diplomatiche, difficoltà logistiche e rigidi controlli alle frontiere.

La selezione iraniana ha infatti stabilito il proprio quartier generale a Tijuana, in Messico, dopo che problemi legati ai visti e alle autorizzazioni hanno complicato l'ingresso negli Stati Uniti. Se giocatori e parte dello staff sono riusciti a ottenere il via libera necessario, tredici membri della delegazione, tra cui il presidente federale Mehdi Taj, non hanno ricevuto l'autorizzazione a entrare nel Paese ospitante.

Il Team Melli si allena nelle strutture del Club Tijuana e dello stadio Caliente, in un ambiente fortemente controllato dalle forze di sicurezza. A complicare ulteriormente la situazione ci sono i continui spostamenti previsti per le gare di Los Angeles e Seattle: ci andranno, ma solo per giocare e senza pernottare. Trasferte rapide. Anche diversi giornalisti iraniani accreditati risultano ancora bloccati a Teheran in attesa dei documenti necessari.

Scenario completamente diverso a Irvine, in California, dove gli Stati Uniti di Mauricio Pochettino hanno potuto respirare il calore del pubblico. Migliaia di tifosi hanno preso parte a un allenamento aperto, trasformato in una vera festa nazionale. Bandiere, cori e richieste d'autografi hanno accompagnato una giornata che ha avuto in Christian Pulisic il protagonista più acclamato.

Due mondi separati da poche miglia, ma accomunati dalla stessa competizione. Un contrasto che dimostra come il calcio, anche quando prova a unire, non riesca sempre a sottrarsi alle dinamiche della geopolitica internazionale.

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