Spalletti, retroscena su Lobotka: “Era ai margini e si era dimenticato di quanto fosse forte”
Antonio Noto
L'allenatore della Juventus Luciano Spalletti, nel corso dell'intervista rilasciata a Tuttosport, ha parlato dell’importanza dell’allenatore nel riuscire a valorizzare le caratteristiche dei propri calciatori, partendo dagli esempi di Kvaratskhelia, Salah e Pizarro per arrivare a Stanislav Lobotka. “Kvara veniva da un calcio particolare, ma Salah consegna un Pallone d’Oro a tutti coloro che lo allenano, sia chiaro. Pizarro da trequartista sono convinto che avrebbe avuto meno risalto rispetto all’agire davanti alla difesa: lì tocchi il 300% di palloni in più. Nel folto e nell’angusto devi strappare gli spazi, come oggi in area di rigore. Lo devi togliere a qualcun altro. Così David ha fatto vedere di più il suo talento”. Per l'ex tecnico del Napoli, dunque, il compito dell’allenatore è individuare la posizione e il contesto migliori per permettere al talento del singolo di emergere, senza dimenticare che alla fine è sempre la qualità del giocatore a fare la differenza.
Spalletti e la rinascita di Lobotka
Particolarmente significativo il passaggio dedicato a Lobotka, diventato uno dei punti di riferimento del centrocampo durante l’esperienza di Spalletti. Il tecnico ha ricordato la situazione trovata al suo arrivo: “Lobotka l’ho trovato fuori, si era dimenticato di quanto fosse forte perché era un giocatore ai margini. E tu devi giocare su questo fatto, dicendo loro: ‘Ho scelto te’. Bisogna dire qualcosa, a volte, per farli tranquillizzare”. Spalletti allarga quindi il ragionamento al rapporto psicologico tra allenatore e calciatore: “Noi cerchiamo sempre qualcuno che ci dica qualcosa in maniera convincente e che riesca a farcele fare: succedeva ai tempi delle palafitte e capita pure oggi. Ma è sempre il livello del calciatore che fa la differenza, anche perché il calcio è complesso”. Un racconto che spiega come, oltre agli aspetti tattici, la fiducia possa diventare determinante per recuperare un giocatore che rischiava di restare ai margini e trasformarlo in un elemento centrale della squadra.


