Lamberto Zauli, il numero dieci del Vicenza dei miracoli. Alla ricerca d'autore da tecnico
La serata più bella di Lamberto Zauli è certamente datata 2 aprile 1998, quando al Romeo Menti di Vicenza - chissà se sarà agibile per la Serie A, ora? - i biancorossi giocano contro il Chelsea. Da una parte Vialli, Di Matteo e tanti altri campioni. Dall'altra parte della barricata ci sono Luiso e Viviani, Di Carlo e Schenardi. E soprattutto il numero dieci, Zauli, che sposta gli equilibri e sigla un grandissimo gol per dare una speranza, illusoria, alla squadra di Guidolin. Il gol è bellissimo, palla in buca d'angolo, per siglare l'1-0 finale e che sembra dare un grande vantaggio in vista del ritorno, soprattutto con la possibilità delle reti che valgono doppio. Finirà 3-1 e il Chelsea andrà in finale, nonostante la bellezza della provinciale che arriva alle porte della gloria eterna.
Non è stata l'unica serata di gloria di Lamberto Zauli. Numero dieci atipico, che sembra l'antesignano di Cristiano Doni. Ottimo tecnicamente, ma anche forte fisicamente, abituato a portare a spasso i difensori. Dopo l'esperienza a Vicenza c'è il Bologna, anche se c'è poco tempo per innamorarsi, poi il Palermo, dove c'è tempo di vederlo con un alto altissimo (e fortissimo) come Luca Toni, dove forma una coppia praticamente inarrestabile per gli avversari. Talento e bellezza, ma anche forza. Ora probabilmente varrebbe decine di milioni, anche solo per la capacità di integrarsi in certe situazioni. Alla fine "solo" 146 presenze e 20 reti, per uno dei talenti più incompresi del calcio italiano.
Da allenatore un lungo peregrinare. Nel nord est prima, ma anche a sud. Fino ad arrivare alla Juventus Under 23, il Sudtirol in Serie B per quella che doveva essere la sua prima esperienza in cadetteria, salutando forse anzitempo. Ora al Crotone, con il sogno promozione da cullare dopo le buone prestazioni dell'anno scorso. Oggi Lamberto Zauli compie 52 anni.






