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Branchini: "È ora di scioperare e fermare la follia di chi gestisce il sistema calcio"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 14:59Serie A
di Gaetano Mocciaro

Branchini: "È ora di scioperare e fermare la follia di chi gestisce il sistema calcio"

Lungo intervento del noto agente Giovanni Branchini, ospite della trasmissione "Deejay Football Club" su Radio Deejay, condotta da Ivan Zazzaroni e Fabio Caressa. Vari i temi affrontati, dal mercato recente alla politica nel calcio, fino al problema dei talenti, sempre più rari. In riferimento a Mateta. È vero che tra i procuratori gira voce di evitare il Milan per via delle visite mediche rigide? "No. Per fortuna che le fanno rigide le visite mediche, così evitano problemi a tutti. Ma credo che il giocatore negli ultimi mesi non sia stato ben consigliato. Ho letto una dichiarazione dell'allenatore del Crystal Palace che in merito ha detto che il giocatore aveva scelto una terapia conservativa. Ma in certi casi è assolutamente deleteria, tanto che dovrà quasi certamente subire un intervento. È stato meglio evitare una situazione non stabile, come quando i giocatori non sono in condizione e hanno delle patologie evidenti". Chi ha fatto il migliore mercato in questa finestra invernale? "Niente di eccezionale, le forti non hanno praticamente operato. L'Atalanta che è subito lì dietro con lo scambio Raspadori-Lookman ha mantenuto un buon livello ma non possiamo dire che si sia rinforzata. La Fiorentina con Rugani e Brescianini ha messo due giocatori di sostanza che in questo momento mancavano e servivano. Aggiungo Malen, centravanti che mancava alla Roma per qualità tecniche e caratteristiche. Un acquisto importante". Chi saranno i giocatori copertina dei prossimi Mondiali? "I prossimi Mondiali li vedo non con occhio benevolo. È una formula che non mi piace, che non esalta i calciatori. A oggi il meglio lo vediamo nel calcio inglese. Poi passare dal club alla nazionale ci sono tante difficoltà. Non vedo grandissimi campioni in questo momento, se dico Mabppé, Palmer, Yamal, Haaland non invento nulla". Non sarebbe più corretto se i procuratori venissero pagati direttamente dai calciatori, slegandoli dalle società? "Mi son sempre fatto pagare in 40 anni dai calciatori. Questa è un'osservazione valida. È cambiato in questi anni il mondo nella nostra attività e il servizio degli agenti è molto più complesso e vasto rispetto al passato". Quali sono stati i suoi colpi più d'immagine? "I calciatori più importanti all'inizio sono stati Alemao e Careca al Napoli, poi Romario che purtroppo è stato protagonista in un'epoca in cui il calcio non era così penetrante nelle case di tutto il mondo. Oggi sarebbe una stella di grandissima grandezza. Poi dico Ronaldo". Ronaldo il Fenomeno "Di Ronaldo ce n'è uno solo, i calciofili lo sanno". Altri? "Seedorf è uno dei più grandi calciatori visti nell'era moderna. Rui Costa è stato un calciatore eccezionale, oggi è presidente del Benfica. Gli italiani come Donadoni, Massaro, Albertini. È difficile fare una lista, perché poi diventa antipatico". Ancelotti vince il Mondiale col Brasile? "Carlo è molto contento e questo è sintomo di possibile successo". Il Milan avrà un vantaggio ad avere 16 giorni tra una partita e l'altra? "Sicuramente è un vantaggio, quantificarlo è difficile ma è certamente un vantaggio. Il tempo consente di recuperare dai microtraumi, puoi lavorare in allenamento. Le tante partite hanno come primo effetto negativo il fatto che ci si alleni poco e questo è un problema". Sarebbe il caso di ridurre il numero di squadre nei campionati? "Secondo me è il momento di fare sciopero. Di fermare la follia di chi gestisce dall'alto il sistema calcio. Leggo che la Federcalcio tedesca minaccia di non andare ai Mondiali e questo è un bel segnale. Mi auguro che tutti i presidenti di Federazione intervengano perché se non lo fanno loro a livello UEFA e FIFA certi provvedimenti non possiamo aspettarceli. Pertanto serve entrare in rotta di collisione e fermare la follia". I principali protagonisti sembra che non pensino allo sciopero, magari per eventuali mancati guadagni "È il senso di impotenza, non una questione di soldi. Avete mai visto ascoltare il grido degli allenatori o dei preparatori atletici o dei medici? Sono le istituzioni che devono farsi carico di queste cose, ma se questo non avviene o avviene con persone non particolarmente dentro le problematiche, i risultati sono quelli di fare politica. E il nostro sport non ha bisogno di politica ma di un intervento concreto". Prendendo spunto da Atalanta-Juventus e il rigore concesso agli orobici. Uno dei tanti "rigorini" assegnati nel calcio. Cosa ne pensa di questa applicazione del regolamento? "Mi metto nei panni degli arbitri. Nemmeno loro hanno gli strumenti per sottrarsi a questa contraddizione in essere. Le regole non presuppongono che ci sia buon senso nelle valutazioni, ma delle sanzioni che sono delle sentenze. Le espulsioni, il rigore, determinano il risultato. Nel caso di Atalanta-Juventus il rigore era probabilmente giusto ma nella sostanza sono rigori che non dovrebbero essere assegnati mai, così come non dovrebbe esserci il fuorigioco di un centimetro, così come non dovrebbero esserci certe interpretazioni troppo rigide. Forse la colpa degli arbitri è di non essere stati ascoltati nel momento in cui si sono redatte le regole, che dovrebbero lasciar spazio al buon senso". Sta prevalendo negli ultimi anni la figura del cacciatore di teste nella scelta dei dirigenti delle squadre. Si va verso una direzione folle "È un po' tutto così, ma dobbiamo risalire alle proprietà dei club che oggi non sono ispirate dalla passione, dal tifo, dal campanile. Sono operazioni finanziarie, investimenti messe in mano a mani e cervelli capaci per quel che riguarda l'aspetto della finanza. Ma ci dimentichiamo che nell'industria calcio c'è una componente risultati, che è quella che determina la presenza dei 75mila a San Siro e dovrebbe essere tenuta più in considerazione". C'è un giocatore con cui sei rimasto in amicizia? "Tantissimi. Rui Costa, ad esempio ma oggi sono andato a trovare Demetrio Albertini al suo centro padel. E pochi giorni fa ho trovato il numero di Carlo Regalia, classico esempio di persone che oggi mancano al calcio italiano". Sul calcio sudamericano che non sforna più gli stessi talenti "I problemi che affliggono il calcio sono globali. Ci sono paesi che sono più avanti, come l'Inghilterra che oggi è davanti a tutti. I problemi sono gli stessi per tutti: i bambini non giocano più per strada e questo capita anche in Brasile, la società è cambiata ed è cambiato anche il calcio. È indubbio che il calcio sudamericano non proponga il numero di calciatori importanti che proponeva un tempo. Ma è un problema generale: la Spagna, famosa per i suoi settori giovanili, continua a produrre giocatori ma in numero estremamente ridotto rispetto a 15 anni fa. Ci sono varie problematiche, come l'arricchimento precoce dei giovani, le attenzioni smodate che arrivano ai giovani, l'esasperazione tattica nei confronti dei giovani, gli allenatori che pensano a fare carriera e non a creare giocatori. Tanti aspetti che dovrebbero essere affrontati da chi ha potere di legiferare".