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Cambio Campo - Di Santo: "Gasperini ha reso grande l’Atalanta, meritava un saluto migliore. La Roma ha un fuoriclasse in panchina”TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 09:40Primo piano
di Marco Campanella
per Vocegiallorossa.it
fonte Redazione Vocegiallorossa - Marco Campanella

Cambio Campo - Di Santo: "Gasperini ha reso grande l’Atalanta, meritava un saluto migliore. La Roma ha un fuoriclasse in panchina”

Torna l'appuntamento con "Cambio Campo", la rubrica di Vocegiallorossa.it nella quale, prima di ogni partita della Roma, vi proponiamo un'intervista ad un giornalista che segue la squadra avversaria.

L’ospite di oggi è Filippo Davide Di Santo, giornalista di TuttoMercatoWeb.com, con il quale abbiamo parlato di Atalanta-Roma.

Dopo l’addio di Gian Piero Gasperini, l’Atalanta aveva individuato in Ivan Jurić il profilo ideale per proseguire su una linea di continuità tecnica. Tuttavia, l’esperienza del tecnico croato è durata soltanto pochi mesi, conclusi con l’esonero. Cosa non ha funzionato nel rapporto tra Jurić e l’ambiente bergamasco? Quali sono stati i principali limiti della sua Atalanta?
«In estate l’eredità lasciata da Gasperini era estremamente pesante: chiunque fosse arrivato avrebbe inevitabilmente subito il peso di nove anni di storia recente. L’Atalanta ha scelto Ivan Juric anche grazie al forte rapporto con il direttore sportivo Tony D’Amico, che lo aveva già avuto al Verona. La cosiddetta “continuità” non andava ricercata nel gioco, ma nella mentalità e negli atteggiamenti: Juric, sia all’Hellas sia al Torino, puntava all’Europa con lo stesso approccio che Gasperini aveva utilizzato per trasformare la Dea.
Purtroppo, a Bergamo Juric è apparso un lontano parente di quelle stagioni, riscontrando le stesse difficoltà emerse anche nelle esperienze con Roma e Southampton. Non ha pagato soltanto l’eredità di Gasperini, ma anche una gestione non ottimale di una rosa che era nel pieno del suo potenziale. La squadra ha progressivamente perso grinta e identità in campo, nonostante un investimento di 125 milioni di euro, cifra mai spesa prima nella storia del club. A Juric è stato concesso tempo, ma l’esonero è diventato inevitabile dopo la sconfitta contro il Sassuolo. Il continuo confronto con il recente passato ha inciso sull’ambiente, ma si tratta di un effetto collaterale normale nel calcio: a Bergamo era già accaduto nel 1991, dopo l’addio di Mondonico, quando anche Frosio incontrò grandi difficoltà».

Per ripartire, la società ha poi puntato su Raffaele Palladino. Come sta andando l’avventura dell’ex allenatore del Monza sulla panchina nerazzurra? Quali sono le sue idee tattiche e che tipo di Atalanta sta costruendo?
«Raffaele Palladino propone un calcio semplice ed efficace, ma soprattutto dimostra una grande capacità di adattamento alle diverse situazioni di gara, arrivando anche a utilizzare una difesa a quattro. Non è una scelta improvvisata: era già un profilo concreto la scorsa estate ed era da tempo seguito con attenzione dalla famiglia Percassi.
Rispetto al suo predecessore, Palladino utilizza tutto l’arsenale a disposizione pur di portare a casa il risultato e ha restituito serenità a un gruppo che ne aveva bisogno. La sua Atalanta sta gradualmente ritrovando la mentalità giusta per tentare una risalita che resta comunque complicata. A pesare, però, è la mancanza di continuità di alcuni giocatori che in passato erano pilastri e oggi alternano prestazioni di alto livello a momenti di difficoltà, su tutti Lookman ed Ederson. Palladino si sta adattando al contesto, ma ha bisogno di tempo».

In classifica, l’Atalanta occupa attualmente il decimo posto con 33 punti. Quanto può pesare la sfida contro la Roma in ottica rilancio nella corsa all’Europa? La Champions League è ormai un obiettivo fuori portata o c’è ancora margine per rientrare nella lotta?​​​​​​
«L’obiettivo dell’Atalanta resta il ritorno in Europa. L’addio di Gasperini e l’inizio di un nuovo ciclo potevano portare complicazioni, ma la Dea deve continuare a fare propria la mentalità vincente costruita negli ultimi anni. A partire dalla sfida contro la Roma, la priorità è tornare a fare punti e trovare continuità. Servirà un girone di ritorno di altissimo livello, senza dimenticare la Coppa Italia, che è stata indicata come obiettivo dichiarato. La Champions League appare lontana, ma Europa League e Conference possono rappresentare traguardi concreti, competizioni in cui l’Atalanta, se costruita con ambizione, può tornare protagonista come due anni fa». 

La partita segnerà anche il ritorno di Gasperini a Bergamo. Che tipo di emozioni accompagneranno questa sfida così speciale? Quale accoglienza riserverà il pubblico nerazzurro all’allenatore che ha scritto pagine storiche del club?
«Per Gasperini ci sono soltanto lodi e riconoscenza per nove anni straordinari: il ritorno stabile in Europa, la prima Champions League, i tanti traguardi raggiunti e la storica notte del 22 maggio 2024. Nella scorsa stagione l’Atalanta avrebbe persino potuto vincere lo Scudetto, ma il mercato di gennaio non fu all’altezza del momento. Il vero rimpianto non è averlo perso, ma non aver osato di più in uno dei passaggi più importanti della storia del club, pur con una società che non gli ha mai fatto mancare nulla.
Gasperini ha reso grande l’Atalanta, ma ha sempre avuto alle spalle una proprietà solida, passionale e competente come la famiglia Percassi. Il suo addio, però, è avvenuto quasi in sordina, con il dispiacere di una parte della tifoseria: il più grande allenatore della storia del club meritava uno stadio commosso, non soltanto una lettera. Dettagli che non cancellano il percorso straordinario fatto a Bergamo, dal quale l’Atalanta dovrà continuare a trarre insegnamento». 

Guardando infine ai giallorossi, che giudizio dai sulla nuova Roma targata Gasperini? Il quarto posto ti sembra un traguardo realistico oppure ritieni che le dirette concorrenti siano complessivamente più attrezzate?
«La Roma di Gasperini è un po’ come la Ferrari con Fernando Alonso: una macchina che deve ancora svilupparsi, ma con un fuoriclasse al volante. I giallorossi possono giocarsi il quarto posto, ma la società, con Ranieri in primis, dovrà fare dei regali a Gasperini, non tanto in termini di nomi quanto di caratteristiche tecniche coerenti con il suo modo di lavorare.
L’Atalanta fece lo stesso percorso con Gasperini, anche grazie al contributo di un fuoriclasse dello scouting come Giovanni Sartori, capace di individuare giocatori poco conosciuti ma perfetti per il sistema del tecnico. La Roma ha una base molto interessante, ma come in Formula 1 sarà lo sviluppo a fare la vera differenza».