Cambio Campo - Antonopoulos: "Il Panathinaikos non ha un'identità e ha molte assenze. Dopo lo scippo di Budapest, il calcio deve qualcosa alla Roma"
Torna l'appuntamento con "Cambio Campo", la rubrica di Vocegiallorossa.it nella quale, prima di ogni partita della Roma, vi proponiamo un'intervista ad un giornalista che segue la squadra avversaria.
L’ospite di oggi è Aris Antonopoulos, giornalista greco di Olaprasina1908.gr, con il quale abbiamo parlato di Panathinaikos-Roma.
Che tipo di squadra è oggi il Panathinaikos sotto la guida di Benitez? Quali sono i principi di gioco più riconoscibili e l’identità che sta cercando di costruire l’allenatore?
"Da diversi mesi ormai, più precisamente da settembre in poi, il Panathinaikos non ha assolutamente un’identità di gioco definita. Un’identità l’aveva con Rui Vitória, al di là del fatto che non fosse la migliore possibile, visto che dopo alcune ottime qualificazioni in Europa contro squadre forti, l’immagine della squadra nel campionato greco era stata disastrosa. Dal momento in cui Rui Vitória è stato esonerato a seguito di risultati inaccettabili in campionato, la squadra ha perso qualunque identità avesse. Successivamente è arrivato Christos Kontis come allenatore ad interim, con una filosofia completamente diversa, molto simile a quella dell’ex tecnico del Panathinaikos Ivan Jovanović. Per alcune settimane i giocatori sono passati dall’identità di Vitória a quella di Kontis, un calcio totalmente differente, con principi completamente diversi, salvo poi vedere l’arrivo di Rafa Benitez, con un’idea di calcio ancora diversa rispetto a quella dei suoi due predecessori. Di conseguenza, in questo momento è quasi impossibile dire che tipo di squadra sia il Panathinaikos dal punto di vista calcistico o quali siano le caratteristiche principali che ne definiscono il gioco. Questo perché, oltre ai continui cambi in panchina e alle costanti variazioni di filosofia, Rafa Benitez oggi presenta la sua squadra in ogni partita con volti diversi, sistemi diversi e tattiche diverse. Come se stesse utilizzando il campionato greco come un grande laboratorio di esperimenti, per capire cosa funziona e con quali giocatori, chi può sostenere determinate soluzioni e chi può essere considerato all’altezza di restare in rosa a partire dall’estate. In sostanza, Benitez non ha ancora proposto nulla di stabile come piano di riferimento che mi permetta di dirti qualcosa di specifico. Ed è un tema di cui si discute molto ad Atene e in Grecia in generale".
In vista della sfida contro la Roma, chi può essere il giocatore chiave per i greci? Al contrario, quali elementi della rosa potrebbero soffrire maggiormente il confronto fisico e tecnico con i giallorossi?
"Prima di tutto, per poterlo dire, bisogna guardare un attimo alla situazione generale del Panathinaikos, nel senso che i “verdi” si presenteranno a questa partita contro la Roma con un numero davvero molto elevato di assenze. Per dare subito un quadro chiaro della situazione… al di là dei giocatori in dubbio e degli infortunati – ovvero Djuricic, che martedì si è allenato individualmente, Pellistri che ha accusato un fastidio, Calabria che sta cercando di recuperare da un virus e Chirivella che è sicuramente fuori per una lesione al polpaccio – metà della rosa non è a disposizione per l’Europa League. Questo perché Dragowski, Bregou e Tete, che sono stati ceduti, non possono essere sostituiti nella lista europea. Inoltre Mancini, Jedvaj e Vilhena non sono nemmeno registrati nella lista UEFA, così come Dessers, che peraltro è anche infortunato. A tutto questo vanno aggiunti i nuovi acquisti Tettei, Pantelidis, Kontouris, Chavez e Santino Andino, che non sono eleggibili per la League Phase perché non inseriti nella lista registrata. Tra gli assenti va inserito anche il giovane Giannis Bokos, che ha giocato contro l’Atromitos, ma non è presente in nessuna delle due liste e non rispetta i requisiti d’età per essere registrato tramite la Lista B. Capisci quindi che stiamo parlando di 12-13 assenze. Dall’altra parte, nessuno può sapere con esattezza quale sarà l’undici titolare del Panathinaikos contro la Roma, considerando gli esperimenti continui portati avanti da Rafa Benítez. Se Bakasetas dovesse partire titolare, direi che sarebbe lui l’uomo chiave: è il capitano e il barometro della squadra, anche se in Grecia è sotto pesanti critiche.
Detto tutto questo, per quanto riguarda il confronto tra le due squadre sul piano della condizione fisica e del livello tecnico, credo che il divario sia molto ampio, soprattutto sotto il primo aspetto. La Roma è una squadra che si trova al terzo posto in uno dei campionati più importanti al mondo, mentre il Panathinaikos, dall’altra parte, sta lottando soprattutto con se stesso. E anche se dal punto di vista tecnico si potrebbe dire che le differenze non siano abissali o enormi, ritengo che a livello fisico il gap sia decisamente più marcato. Il Panathinaikos convive costantemente con problemi di infortuni, anche a causa di una preparazione estiva molto pesante. A livello di singoli, mi aspetto che Kotsiras possa andare in grande difficoltà se dovesse sostituire Calabria sulla fascia destra della difesa, così come eventualmente Pandovic, che non ha l’esperienza necessaria a questo livello, qualora dovesse giocare come riferimento offensivo".
Il Panathinaikos è attualmente quinto in classifica nella Super League greca: qual è lo stato d’animo che si respira attorno alla squadra e all’ambiente? Ci si aspettava qualcosa in più da questa stagione?
"In generale c’è un forte malcontento, sia all’interno della squadra sia tra i tifosi del Panathinaikos. Anche con Benítez in panchina il clima resta molto cupo, perché di fatto un club così importante si ritrova a languire al quinto posto in campionato. C’è un’atmosfera di forte chiusura su se stessi. Rafa Benítez sta lavorando in un contesto calcistico estremamente ostile. Naturalmente, a inizio stagione l’obiettivo principale del Panathinaikos era la vittoria del campionato, ovvero porre fine a 15 anni consecutivi senza titolo. L’ultimo scudetto risale infatti alla stagione 2009/10, quando i “verdi” riuscirono anche a battere la Roma in Europa League. Purtroppo, questo confronto con la squadra italiana arriva oggi in un momento completamente diverso per il Panathinaikos. Fin dall’inizio della stagione, nella mente di tutti in casa Panathinaikos c’era anche l’idea di un percorso europeo di rilievo. È sempre stata una costante e lo sarà sempre, perché fa parte del DNA del club, considerato la squadra greca con il maggior numero di successi in Europa, nonostante la vittoria dell’Olympiacos in Conference League. Non va dimenticato che il Panathinaikos ha disputato una finale di Coppa dei Campioni e ha raggiunto per due volte le semifinali della massima competizione europea per club, oltre ad aver ottenuto il miglior piazzamento di sempre di una squadra greca nel ranking UEFA. Tutti questi traguardi appartengono però al passato e oggi pesano come ombre sull’attuale Panathinaikos, in una stagione iniziata con ambizioni di scudetto e di affermazione europea e che sta invece scivolando verso un vero e proprio fallimento: quinto posto in campionato, malcontento diffuso, clima di chiusura e difficoltà anche in Europa, dove molti avrebbero voluto vedere la squadra in una posizione più alta".
In Europa League, invece, la situazione sembra più positiva, con il diciannovesimo posto in classifica. Ti aspettavi un cammino europeo di questo tipo? Qual è l’obiettivo reale del club nella competizione?
"Permettimi di dire che nessuno all’interno del Panathinaikos, e nessun tifoso del Panathinaikos, considera il 19° posto nella League Phase di Europa League come qualcosa di positivo o come una sorta di successo. Del resto, in precedenza ho già descritto quali siano le aspettative dei tifosi rispetto al percorso europeo della squadra. Per questo oserei dire che, anche in base al sorteggio che aveva avuto il Panathinaikos, tutti si aspettavano una posizione di classifica decisamente migliore. Non bisogna dimenticare che i verdi sono stati sconfitti in modo del tutto inatteso all’OAKA dai relativamente sconosciuti, con tutto il rispetto, Go Ahead Eagles, mentre hanno strappato un pareggio contro il Ferencváros solo nei minuti finali, nonostante fossero stati nettamente superiori per l’intero arco della partita.
Venendo ora agli obiettivi della squadra nella competizione, considerando come si sono messe le cose, l’unico è andare il più lontano possibile. Fin dove si potrà arrivare. Il campionato è ormai compromesso, resta la Coppa di Grecia, con una semifinale molto difficile su doppio confronto contro un PAOK in grande forma, e naturalmente l’Europa. Il problema è che pesa la questione della lista europea di cui parlavo prima: anche nel prossimo turno il Panathinaikos dovrà fare i conti con numerose assenze. Ovviamente nessuno pensa che il Panathinaikos possa arrivare a vincere l’Europa League. L’anno scorso, semmai, c’era una buona opportunità per raggiungere la semifinale o addirittura la finale di Conference League, ma anche in quel caso la squadra si è fermata contro la Fiorentina, pur offrendo buone prestazioni".
Lo stadio del Panathinaikos è storicamente uno dei più caldi d’Europa. Considerando anche il gemellaggio tra le due tifoserie, che clima dobbiamo aspettarci sugli spalti?
"È necessario chiarire un aspetto. L’atmosfera allo storico stadio del Panathinaikos, l’Apostolos Nikolaidis, è completamente diversa rispetto a quella dell’OAKA. L’OAKA non è la vera casa della squadra: è lo Stadio Olimpico e, soprattutto in questa stagione, i verdi lo utilizzano solo per gli impegni europei, dato che lo stadio storico non rispetta i requisiti UEFA. Se la Roma giocasse a Leoforos, parleremmo di un vero inferno. L’OAKA può anche diventare un campo casalingo molto caldo, ma solo a determinate condizioni: deve essere pieno. Quando i tifosi del Panathinaikos lo riempiono, diventa un autentico calderone, anche perché ha una capienza enorme, superiore ai 60.000 posti. Il problema, però, oggi è duplice. Da un lato l’OAKA è sottoposto a lavori di manutenzione e ristrutturazione, motivo per cui la capienza è temporaneamente scesa a circa 30-35.000 posti. Dall’altro, la delusione tra i tifosi è talmente forte che dubito persino che questo la metà dell'OAKA riesca a riempirsi. Di conseguenza, non aspettatevi nulla di simile al 2010 o a ciò che talvolta si vede online. All’Apostolos Nikolaidis il discorso sarebbe diverso: uno stadio da 16.003 posti sarebbe sicuramente esaurito e, anche con 16.000 tifosi, l’atmosfera sarebbe infernale. All’OAKA, invece, anche con 30.000 persone, non si tratta di uno stadio di calcio in grado di farti percepire davvero la pressione del pubblico. Detto questo, per il nucleo duro del tifo del Panathinaikos la partita sarà comunque una festa. Esiste un rapporto straordinario con i tifosi della Roma e ci si aspetta di vedere cose molto belle sugli spalti sotto questo punto di vista. Considerato che la qualificazione per il Panathinaikos è già decisa, assisteremo a una vera e propria celebrazione del calcio".
La Roma arriva a questa sfida con l’obiettivo di qualificarsi agli ottavi. Pensi che i giallorossi possano essere considerati tra i favoriti per la vittoria finale della competizione? Qual è la tua valutazione sulla squadra di Gasperini?
""Nel tempo mi è capitato di essere un grande appassionato di calcio italiano e, naturalmente, di tutte le leghe e categorie italiane. Di conseguenza ho un quadro molto chiaro di ciò che sta accadendo in Italia dal punto di vista calcistico e, per estensione, anche alla Roma. Proviamo allora ad affrontare il discorso al contrario, per arrivare poi alla domanda se considero o meno la Roma favorita per la vittoria dell’Europa League.
Personalmente apprezzo molto le squadre che, anche nel calcio moderno (che non sempre sta andando nella direzione giusta), mettono al primo posto la fase difensiva. A maggior ragione quando si parla di squadre italiane, per ragioni evidenti. Credo quindi che Gasperini abbia trasmesso alla Roma principi molto precisi, principi “italiani”, se posso definirli così. Principi che forse in precedenza si erano un po’ persi. Lo vediamo sia in campionato sia in Europa. La Roma ha una delle migliori difese della fase a gironi di Europa League e la migliore difesa della Serie A. Penso che questo dica molto. Ed è anche per questo che si trova al terzo posto in classifica. Individuo il problema principale della Roma soprattutto nelle partite in trasferta, dove la squadra fatica, soprattutto dal punto di vista offensivo.
In Europa, invece, la Roma sta pagando due strane partite casalinghe contro Lille e Viktoria Plzen, contro avversari che avrebbe dovuto battere. Probabilmente, in confronti su andata e ritorno, la situazione sarebbe stata diversa.
In ogni caso, proprio perché oggi la Roma ha una filosofia di gioco e un’identità tattica ben definite, credo che vada inserita tra le squadre che possono competere per il trofeo fino alla fine. Del resto, non so se sei d’accordo, ma per quello che ho visto quest’anno in Europa League non credo ci sia una vera super squadra o una squadra imbattibile. Non per la Roma, ma nemmeno per il Panathinaikos. Anche nelle partite del Panathinaikos, infatti, non ho mai visto un avversario capace di farmi dire: «Oddio, che squadra incredibile sto guardando». Per questo penso che la competizione sia un po’ più… semplice, o comunque più accessibile, se mi concedi il termine, rispetto ad altre stagioni. Di conseguenza, credo che la Roma possa e debba arrivare fino in fondo. In un certo senso, anche il calcio glielo deve: nell’ultima finale europea di Europa League disputata dalla Roma, a mio avviso, ci fu un rigore netto non concesso alla squadra di Mourinho e forse anche un piccolo… scippo a favore del Siviglia".
Infine, in Grecia come viene percepita la Roma: più come una potenza europea affermata o come una squadra forte ma alla portata del Panathinaikos?
"Crescendo da bambino, avevo alcuni amici che tifavano per la Roma. E la tifavano con grande passione. In un contesto più ampio, però, in Grecia la Roma è considerata una delle squadre di maggiore qualità e più forti d’Italia. Non la numero uno in assoluto, ma certamente tra le prime quattro. Ed è anche per questo che nel 2010, quando il Panathinaikos si qualificò a spese della Roma in Europa League, quella qualificazione viene ancora ricordata come qualcosa di incredibile, come un’autentica impresa della squadra greca contro la Roma di Claudio Ranieri, che in quel periodo era addirittura al primo posto in campionato. Quindi no, non direi che in Grecia la Roma venga vista come un club vicino al livello delle squadre greche. Credo piuttosto che sia percepita come una realtà molto più grande, una potenza europea, per così dire, e che se una squadra greca riesce a batterla questo venga considerato un grandissimo successo.
Per concludere, voglio dire che in Grecia c’è simpatia per la Roma. E anche chi non prova una vera e propria simpatia di certo non sente antipatia, come invece può accadere, ad esempio, con Juventus, Milan, Lazio o Inter. In generale, la Roma è una squadra apprezzata in Grecia. E a livello personale condivido pienamente questa visione. Sono stato a Roma diverse volte e non perdo mai l’occasione di visitare il negozio del club vicino a Piazza del Popolo. Il mio ultimo acquisto è stata una maglia di Dybala".






