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Salernitana, mercato incompleto e contraddittorio. Tifosi delusi dal lavoro di Faggiano
I tifosi si aspettavano il “colpo”, quel giocatore in grado di alzare l’asticella e di consentire alla Salernitana di sperare ancora nella rimonta sul Benevento nonostante il pareggio interno con il Giugliano fanalino di coda giunto al termine di una prestazione pessima. Invece il direttore sportivo Daniele Faggiano torna da Milano quasi a mani vuote e con una serie di casi da gestire al meglio per evitare ulteriori problematiche all’interno dello spogliatoio. Il lavoro dell’ex ds di Trapani e Parma non piace alla piazza che, sui social, si è espressa in modo molto duro nei suoi confronti. E la bocciatura del suo operato scaturisce anzitutto dai numeri. 15 operazioni tra entrate e uscite, quanto basta per sancire il mezzo fallimento del mercato estivo pur condizionato da un budget basso e dall’obbligo di cedere tanti calciatori che guadagnavano tanto.
Poi la contraddizione in alcune dichiarazioni, con Faggiano che affermava di voler “cambiare il meno possibile, ho fiducia in un gruppo che è stato primo in classifica per 15 giornate. Dipenderà solo da loro, io li terrei tutti”. Alla fine sono andati via Coppolaro, Frascatore, Ubani, Iervolino, Varone, Knezovic e Liguori. Sugli ultimi due è necessario fare una riflessione a parte. Faggiano li ha attesi praticamente un mese, nel caso di Liguori anche andando contro il volere di parte della curva. Aveva assicurato fossero elementi in grado di fare la differenza e, invece, sono stati messi in discussione e fatti partire a titolo definitivo. Altro motivo che indurrà la proprietà a fare delle riflessioni a giugno, quando il rapporto lavorativo potrebbe essere interrotto con un anno d’anticipo rispetto al contratto in essere.
L’attacco, poi, è un enorme punto interrogativo. Grazie agli investimenti di Iervolino è arrivato un bomber come Facundo Lescano, ma la gestione del gruppo lascia in eredità tante perplessità. Ferrari era stato praticamente dichiarato fuori dal progetto, come evidenziato dalle esclusioni delle ultime settimane, era ora rimarrà consapevole di non essere la prima scelta. Inglese è out da inizio dicembre, sul campo ha spesso deluso e non si sa ancora quando rientrerà. Ferraris poteva tornare al Pescara nell’ambito di uno scambio con quel Merola corteggiato a lungo senza mai riuscire a trovare un accordo. E poi Molina, calciatore che in carriera ha segnato col contagocce e che certo non può essere l’alter ego di Lescano. Alla fine, dopo il flop delle trattative con Gomez, Chiricò e Cuppone, è arrivato quell’Antonucci che a Bari era virtualmente fuori rosa, non in condizione perché fermo da tempo e inadatto al 3-5-2 come si evidenziò nella precedente esperienza a Salerno, quando Castori lo fece giocare soltanto in tre occasioni.
Raffaele, che venerdì si gioca la panchina, aveva chiesto anche un esterno di sinistra e un centrocampista di qualità, alla Salernitana manca anche un centrale difensivo rapido e in tanti invocavano un dodicesimo che si potesse giocare il posto con l’altalenante Donnarumma. E’ chiaro che, per la C, la rosa granata è discreta se si ragiona in prospettiva playoff. Se invece il sogno era quello di colmare il gap con Benevento e Catania c’è il rischio concreto di restare delusi. E non era certo questo quello che la società avrebbe dovuto garantire alla piazza dopo due retrocessioni di fila e tante promesse non mantenute, pur con i 2,5 milioni di euro investiti tra Lescano e Gyabuaa che si spera rappresentino almeno un punto di ripartenza. Viceversa c'è il rischio concreto di giocare costantemente in un Arechi silenzioso e deserto.
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