Tra rabbia e speranza: la Salernitana e i misteri di una stagione in chiaroscuro
La rabbia, la delusione, la voglia di non arrendersi, di lottare, che va vista nell'ottica di una stagione che nessuno credeva potesse essere così per una Salernitana che pure aveva l'obbligo di essere tra le prime della classe. E dopo due retrocessioni consecutive queste 25 giornate in serie C rappresentano il quadro in chiaroscuro che non era assolutamente preventivabile.
Si obietterà: ma la squadra di Raffaele è terza in classifica, alle spalle di compagini come Benevento e Catania che stanno cercando, da anni, di tornare nel calcio che conta e dunque con una ossatura ben delineata rispetto a quella granata che praticamente ha elementi tutti nuovi. È vero, diciamo, ma se si analizza questa rosa si vede chiaramente che i calciatori che Faggiano ha portato a Salerno non sono affatto di secondo piano. Tutt'altro.
Elementi che in terza serie dovrebbero fare la differenza ma che evidentemente non sono assemblati bene o il modulo che il tecnico siciliano propone non è adatto a loro. Misteri del calcio, ma gli undici punti di distacco che ci sono dalla prima piazza sintetizzano che finora si è andati avanti tra tante difficoltà.
Non è spiegabile come alla fine del girone di andata c'erano solo tre punti di distacco dal primo posto ed ora, ad inizio di girone di ritorno, la vetta si è allontanata ancora di otto punti. Certo, le due sconfitte clamorose di Siracusa e Cerignola, intervallate dal pareggio interno contro il Giugliano fanalino di coda, testimoniano che neppure la rivoluzione di gennaio voluta dalla società, dal direttore sportivo e dal tecnico ha dato i frutti sperati.
Ci si chiede se sono le due battistrada, Benevento e Catania, ad avere una spinta maggiore oppure è la Salernitana a non avere il piglio giusto per puntare a quel primo posto che potrebbe certificare subito la serie B invece di affidarsi alla lotteria dei play off.
Sono i misteri del calcio, ma noi siamo, come diceva l'altra sera in conferenza il nuovo arrivato, l'attaccante Lescano, tra coloro che non demordono: ci sono ancora tante gare da giocare e tutto può ancora succedere. Anche arrivare magari al primo posto colmando il gap attuale con i sanniti che potrebbero, perché no, anche rallentare. E il calcio ci insegna che nulla è scontato






