Salernitana, il fallimento è collettivo: nessuno escluso
Quando una stagione prende una piega così complicata, è troppo facile cercare un solo colpevole. La verità, scomoda ma evidente, è che le responsabilità sono diffuse. La Salernitana paga anzitutto una gestione societaria confusa. Non è la prima volta che accade: errori già visti nelle scorse stagioni si sono ripresentati, senza che si facesse tesoro delle lezioni del passato.
Comunicazione poi discutibile, con dichiarazioni spesso fuori luogo e post social poco opportuni hanno contribuito ad alimentare un clima già teso, allontanando ulteriormente ambiente e squadra. Il patron poi è totalmente scomparso. Anche la dirigenza ha le sue colpe. Le scelte di mercato, sia in estate che a gennaio, non hanno inciso come sperato.
Alcuni innesti si sono rivelati tardivi o poco funzionali, altri non hanno garantito il salto di qualità necessario per sostenere l’ambizione di alta classifica. Infine l’allenatore. Giuseppe Raffaele aveva costruito una squadra solida e competitiva nel girone d’andata. Poi, da gennaio in avanti, qualcosa si è inceppato. Scelte poco convincenti, gestione altalenante e una squadra che ha perso certezze. Dividersi le colpe è l’unico punto di partenza possibile. Perché senza autocritica, non c’è ripartenza.






