Da Riquelme a Lo Celso: il Villarreal e quella strana isola felice dei campioni argentini
C'è un filo sottile che parte dall'Argentina e arriva a Vila-Real. Una tradizione di calcio e calciatori, albiceleste e amarilla, per due realtà profondamente diverse ma che parlano una sola lingua. Il futbol latino. E' difficile spiegare e capire altrimenti perché una città di lavoratori nella ceramica, a un'ora di auto da Siviglia, a pochi chilometri dal mare, nel silenzio delle verdi colline della Comunidadi, sia diventata il porto sicuro e felice per tanti giocatori argentini.
E non lo è solo ora per il portiere Geronimo Rulli, per il terzino Juan Foyth o per il trequarti Giovani Lo Celso. La Buenos Aires genovese, quella del giallo e blu del Boca Juniors, negli anni ha portato al club di Roig giocatori del calibro di Roman Riquelme e di Martin Palermo, poeta e sicario della Bombonera. Ma pure un orgoglio Xeneize e tra i più grandi giocatori della storia dei due club come Rodolfo Arruabarrena, fresco di nomina di ct degli Emirati.
Villarreal e l'Argentina è un filo sottile ma che collega nomi che hanno segnato la storia, mica meteore e stelle di passaggio. Ever Banega e pure Gonzalo Rodriguez, El Mariscal che ha fatto poi grande anche la Fiorentina. Juan Pablo Sorin, che proprio in terra natia è andato a celebrare negli scorsi anni questo legame di sangue e calcio tra le due realtà. E poi ancora, Fabricio Coloccini, riccioli al vento e San Lorenzo nel sangue. Sebastian Battaglia e Fabricio Fuentes, Ramiro Funes Mori e Mateo Musacchio e pure Mariano Barbosa. Una tradizione senza fine. In attesa di quelli che verrano.






