Galliani: "Al Monza finché non mi cacciano. Gagliardini? Non è questo il mio problema"
L'amministratore delegato del Monza Adriano Galliani ai microfoni di 'Sky' ha rilasciato una intervista per ricordare Silvio Berlusconi: "Stasera sono qui per ricordare il mio maestro, la persone con cui ho condiviso 44 anni della mia vita e da cui ho imparato tutto, Silvio Berlusconi. Ora da orfano cercherò di tenere alto il suo esempio e i suoi consigli. Sono molto addolorato, io domenica 11 giugno ero a Istanbul e la cosa che mi manca di più è il sentirlo tutte le sere. Ora continuo a guardare il telefono e le chiamate non arrivano più, sono molto addolorato. Quando comprammo il Milan nel 1986 mi disse: il calcio afferisce alla sfera dei sentimenti, non del business, e il calcio appartiene alla sfera dei misteri gaudiosi e dolorosi. Quel poco che ho imparato nella vita lo devo a Berlusconi".
C'è ancora spazio nel calcio per i romantici come lei?
"Il Milan di Berlusconi nasce il 1° luglio 1987 scegliendo Sacchi che non aveva mai allenato in Serie A. Berlusconi cercava la bellezza in tante cose e abbiamo cercato di fare tante cose: quel Milan cambiò il modo di giocare".
Lei vuole andare avanti col Monza?
"Io sono nato a Monza, ero uno dei proprietari prima di incontrare Berlusconi. Finché non mi cacciano resterò a fare qualsiasi cosa per la squadra del cuore e grazie a Berlusconi dopo 110 anni il Monza è andato in Serie A".
Arriverà Gagliardini?
Gagliardini deciderà, è un giocatore importante. Però a me manca soprattutto Berlusconi. Il problema adesso nella mia testa non è un centrocampista".






