Il fattore Bologna: mercato, allenatore e dirigenza. Saputo ha cambiato quasi tutto
Qual è il segreto dietro al momento magico del Bologna che oggi incrocia la Fiorentina per l'obiettivo Europa? È una domanda da porsi e che probabilmente non ha una risposta univoca, come non l'ha avuta l'Atalanta degli ultimi anni, l'Udinese di Di Natale e Sanchez, oppure il Chievo dei miracoli. Tre delle ultime "provinciali terribili" però hanno un nome scolpito nell'alabastro: è quello di Giovanni Sartori, che è riuscito a portare prima i mussi volanti dalla Serie D a giocarsi il primo posto in Serie A - vincendo anche contro l'Inter - per poi deflettere verso la Champions nel 2006 causa Calciopoli. Poi l'Atalanta, passando da Reja a Gasperini, anche se non la sua scelta principale, ma passando dalla zona salvezza a quella Champions, fissa. Ora a Bologna.
Sartori non è infallibile, tanto che il Chievo ha conosciuto anche una retrocessione subito dopo i preliminari Champions, però è un professionista serio e vive di calcio. Fa il suo dovere: cerca i talenti, tratta fino al centesimo (chiedere a tutti gli agenti qual è la loro opinione) e gestisce come fosse una cosa sua. Ha ovviamente qualche difetto, ha bisogno di un club solido e l'Atalanta lo è stato, il Bologna lo è per definizione visto che Saputo negli anni ha speso tantissimo pur avendo poco come ritorno. Figuriamoci ora che la curva gli canta "Saputo uno di noi".
Poi c'è la questione allenatore. Il compianto Mihajlovic non era riuscito a dare una sferzata verso la zona Europa, ci sta riuscendo Thiago Motta. Con idee e professionalità. Con la sensazione che possa esserci qualcosa di straordinario, venticinque anni dopo la semifinale di Coppa UEFA persa contro l'Olympique Marsiglia. Lì era stato Intertoto, qui può essere diverso. Il tecnico sta cambiando la pelle e l'intenzione di questo Bologna, poi dovrà sposare il progetto, un po' come Gasperini. Forse siamo più vicini a un rinnovo contrattuale che qualche mese fa, ma sono le ambizioni, probabilmente, a cementare o meno Thiago Motta alla panchina.
Ed ecco l'ultimo punto, il mercato. Oggi Ferguson vale 30 milioni, Beukema non molti di meno, Orsolini è stato rivitalizzato e può essere un senatore di lungo corso, Zirkzee non ha prezzo se non per il Bayern Monaco. Insomma, la realtà è che probabilmente il Bologna dovrà cedere per poi crescere nuovamente, un po' come l'Atalanta al primo anno di Gasp. L'unità di intenti, però, è lodevole: la società, nella persona di Saputo, sa cosa deve fare. Sartori è una certezza sul mercato. Poi l'allenatore, appunto, che attualmente è la variabile impazzita.






