Il solito Inzaghi, un nuovo Inzaghi: com'è cambiato l'allenatore dell'Inter che vola
Sui social lo chiamano il demone da Piacenza, e lui ci scherza su. Facendo due conti allegriani, gli si fa notare che l'Inter a 38 punti sarebbe quantomeno già salva, e lui ridacchia. Benjamin Pavard, che è vicino al rientro ma ancora al cento per cento altrimenti sarebbe convocato, corre sul manto erboso umido di San Siro con le sneaker ai piedi, e lui guarda il lato positivo di un provino superato. Simone Inzaghi è sempre stato educato, la persona prima dell'allenatore, anche nei momenti più delicati della sua avventura in nerazzurro. Adesso che la sua creatura sta sbocciando - per la verità da parecchi mesi - l'entusiasmo dell'atmosfera contagia pure un tecnico che, pur vivendo il suo lavoro in modo viscerale, come molti ma più di tanti, ha sempre cercato di mantenere un profilo di un certo tipo.
"Lo spirito che si respira dentro è quello che vedete da fuori". Inzaghi, che sulle dinamiche fra gruppo squadra e allenatore si è diplomato a Coverciano, ha risposto così a chi gli chiedeva se questa Inter si divertisse tanto quanto diverte, se i sorrisi dei suoi giocatori fossero spontanei. Viene da credergli: magari di tanto in tanto qualche muso lungo lo dovrà pure gestire - fa parte del suo lavoro - ma il calcio che la sua squadra gioca sembra il figlio del clima che si vive alla Pinetina, un'armonia che fino a un anno fa sembrava quasi utopia. Erano i tempi di un girone superato ma pure delle troppe sconfitte in campionato: si avvicinava la tempesta alla quale il tecnico piacentino avrebbe risposto con serafica calma, in pubblico come in privato. Mediaticamente, una specie di muro di gomma che si faceva rimbalzare addosso quasi tutto, con sporadiche eccezioni come la conferenza pre-Roma o i sassolini solo promessi post-Lisbona. Il cambio di passo in campo si è sposato con quello davanti ai microfoni: oltre a prendere il controllo del gioco, suo e degli avversari, Inzaghi sta sempre più impossessandosi della comunicazione e della sua direzione.
E poi c'è il campo… Facile fare lodi sperticate all'Inter di queste settimane. Gioca il calcio delle grandi squadre, ma per essere tale ha da vincere e lo sanno tutti, ad Appiano Gentile. Inzaghi, in questo, non è cambiato più di tanto: ha sempre messo il gioco al primo posto, senza però scadere nell'eresia di considerare un orpello i risultati. A metà tra vecchia e nuova scuola, se volete. Sono cambiati alcuni approcci: tra poche ore, per esempio, si giocherà il primo posto nel girone schierando quattro "alternative" dal primo minuto. Perché l'Inter è più forte e può permettersi determinate rotazioni, sì, ma anche perché oggi il campionato è la priorità assoluta. In Champions, in fin dei conti, ha già dimostrato che aveva ragione, che ci si poteva credere. La prossima sfida da vincere è a tinte tricolori.






