Inter, la prima finale è di Inzaghi. Dzeko e Lukaku rilanciano i dubbi: chi con Lautaro a Istanbul?
Sette finali di fila. Quando il gioco si fa duro, ecco Simone Inzaghi che non ne sbaglia una. Il curriculum del tecnico piacentino è il miglior biglietto da visita per l'Inter, all'indomani della finale di Roma, a poco più di due settimane da quella di Istanbul. Lo score di Simone, del resto, è di quelli che fanno pensare: da quando allena i nerazzurri, ha perso soltanto quattro partite delle trentadue giocate nelle coppe. Di più: sulle venti a eliminazione diretta - finali comprese - l'unico ko registrato è quello col Liverpool della scorsa stagione. Un percorso immacolato che regala nuovi sorrisi e ulteriori certezze: se del campionato si dovrà discutere, è nelle coppe che Inzaghi ha costruito una conferma divenuta inevitabile settimana dopo settimana.
Lautaro super. L'altro frontman del successo nerazzurro è Lautaro Martinez, il 10 che in stagione ha alzato il terzo trofeo e punta il quarto. Persino in odore di Pallone d'Oro, o meglio di podio perché il titolo individuale più ambito è già prenotato da un certo Lionel Messi. Lautaro, a Istanbul, non è certo un dubbio: fresco di gol numero 100 e 101, l'argentino è la certezza attorno a cui costruire l'attacco.
Ma chi con il Toro a Istanbul? L'interrogativo, semmai, riguarda il partner d'attacco di Lautaro. Finora, nelle gare più importanti Inzaghi ha sempre scelto Edin Dzeko: visto il percorso, i risultati gli hanno dato ampiamente ragione. Con i viola, il bosniaco, nonostante il solito apporto alla manovra, è sembrato opaco e poco ficcante. Altra musica con Romelu Lukaku in campo, del resto il belga da aprile a oggi è tornato a essere la macchina da gol che l'Inter aspettava già in estate. E poi, un fattore tattico: col City, l'Inter non potrà fisiologicamente fare l'Inter. Dzeko serve a far girare palla, alla manovra, a una squadra che è abituata a condurre il gioco. Snaturarsi in toto non avrà senso, non è qualcosa che sembra poter riuscire bene alla formazione nerazzurra. Ma davanti a Guardiola sarà complicato dettare i tempi, e un contropiedista in più potrebbe essere un fattore.






