Juventus, Comolli pianifica il futuro: obiettivo Alisson e nodo Vlahovic
Per la Juventus è cominciata la fase più importante ovvero quello della programmazione. La volontà della società è quella di rinforzare la rosa aumentando il tasso di personalità all'interno del gruppo. La Juventus vorrebbe prendere un nuovo portiere e il nome in cima alla lista è quello di Alisson Becker. Comolli vuole provare a chiudere per il brasiliano. Ma il Liverpool non sembra così intenzionato a cedere Alisson. Perciò servirà trattare ed eventualmente trovare un accordo con i Reds. Alisson è tentato dalla possibilità di approdare a Torino e resta da capire se spingerà per lasciare il Liverpool per approdare alla corte della Juventus. Ma di quelle che saranno le strategie del club bianconero ne ha parlato Damien Comolli in un incontro di fine stagione con i media.
Comolli fa un bilancio della stagione.
Damien Comolli ha fatto un lungo bilancio della stagione della Juventus partendo da cosa non ha funzionato nello scorso mercato estivo: "Su Zhegrova, il club sapeva che poteva esserci frustrazione, ma abbiamo scelto di portarlo perché ha una capacità molto chiara: può creare qualcosa dal nulla. Può uscire da una situazione con il destro o con il sinistro, ha una qualità specifica che sia l'algoritmo sia lo scouting ci avevano mostrato. C'era un accordo chiaro con il giocatore, che conosceva il suo ruolo. Capisco la sua frustrazione. Mi ha detto: "Se avessi segnato quel gol, forse avrebbe cambiato la mia stagione e la mia carriera". Gli ho risposto: "Sì, è possibile, ma ora devi essere abbastanza forte mentalmente per reagire". Siamo felici del suo contributo e anche l'allenatore è felice del suo contributo. Il discorso su Openda è diverso. Dopo la partita contro il Monaco, intorno al 28 gennaio, in cui aveva iniziato dall'inizio, non ha mostrato molto. Qui torniamo al tema della personalità e della capacità di adattarsi. La lista dei club che volevano Openda la scorsa stagione, anche in Champions League, era molto lunga. So che è un giocatore che ha mercato. Abbiamo analizzato molto e abbiamo parlato con lui per capire che cosa non abbia funzionato. L'errore è nostro, perché probabilmente abbiamo portato un giocatore con caratteristiche che non erano del tutto adatte alla Juventus, oppure un giocatore che non era ancora pronto per giocare nella Juventus. Non sto cercando scuse, ma va ricordato anche che abbiamo fatto una scelta per un certo tipo di giocatore e per un certo tipo di allenatore, e poi abbiamo cambiato allenatore. Quando cambia l'allenatore, spesso alcuni giocatori si perdono o fanno più fatica. Questo è uno dei motivi per cui cambiare allenatore è molto costoso: non incide solo sulla guida tecnica, ma anche sul valore dei giocatori e sulla loro collocazione. Quando le cose non funzionano, bisogna essere onesti. Io voglio avere una relazione aperta con tutti voi. Non sto criticando l'allenatore e non sto criticando i giocatori: sto criticando noi stessi. Se qualcosa non ha funzionato, la responsabilità è probabilmente di tutti. Non ho niente da nascondere. Se non posso entrare nei dettagli, ve lo dico. Ma in questo caso dobbiamo mostrare onestà. Se abbiamo sbagliato, dobbiamo capire perché. Alla fine della stagione stiamo facendo una sorta di post mortem: guardiamo tutto, ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato, dagli infortuni ai risultati, fino all'area aziendale. Vogliamo essere aperti e comunicare. L'ultima cosa che voglio fare è scaricare la responsabilità su qualcuno. Un giocatore probabilmente avrebbe potuto fare meglio, ma probabilmente anche noi abbiamo fatto qualcosa che non era giusto". L'ad bianconero ha poi parlato del possibile rinnovo di contratto di Dusan Vlahovic: "Alla fine è tutto nelle mani del ragazzo. Il potere decisionale è nelle mani del ragazzo, non nelle nostre soltanto. Non so se vi ricordate, ma l'ho detto molte volte dopo l'ultima finestra di mercato: l'accordo morale che ho fatto con Dusan, faccia a faccia, era questo: ne parleremo alla fine della stagione. Qualunque cosa fosse successa durante la stagione, non si sarebbe trasferito a gennaio, non avremmo parlato di un nuovo contratto e avremmo affrontato tutto alla fine. Abbiamo avuto discussioni con lui e con suo padre, e ci stiamo preparando ad altre discussioni. Come andrà non lo so. Dusan e suo padre ci hanno detto: finiamo la stagione, vediamo dove saremo, Champions League o non Champions League, e poi parleremo. Se avremo buone notizie ve lo diremo. O magari lo saprete prima voi di me".
Comolli parla del rapporto con Spalletti.
Negli ultimi giorni di è parlato molto del rapporto tra Comolli e Spalletti e l'ad bianconero ha fatto chiarezza in merito a questo argomento: "No. La risposta è no. Quello che John vuole è che lavoriamo bene, che lavoriamo meglio e che miglioriamo quello che stiamo facendo. Non penso che il suo ruolo sia quello di mediare tra l'allenatore e me, o tra l'allenatore e l'organizzazione del club. Penso che il suo ruolo sia dire: fate funzionare le cose e portate risultati. Se a un certo punto John ha dovuto dire a Luciano che lo considera la persona giusta per il lavoro e per il club, va bene. Come ho detto prima, io sono d'accordo. Ma noi siamo adulti, siamo persone responsabili. Dobbiamo risolvere le cose da soli e trovare il modo di farle funzionare. Capisco perfettamente l'aspettativa sui tempi. Come ho detto prima, abbiamo tifosi incredibili. La loro conoscenza del calcio è straordinaria: capiscono il calcio, lo vedono, sanno cosa significa la Juventus. È una cosa che rispetto profondamente. Le persone vengono allo stadio con i genitori, che a loro volta ci venivano con i propri genitori. Da Sivori a Kenan, negli ultimi 50 o 60 anni, hanno visto qualcosa di straordinario. Questa tifoseria conosce il calcio, sa riconoscere un buon giocatore, ha visto tanti trofei e tante leggende. Anche il fatto che le leggende del 1996 fossero qui la settimana scorsa è stato qualcosa di molto speciale per tutti noi. Quindi capisco le richieste dei tifosi, capisco cosa vogliono vedere e capisco che non vogliano aspettare tre, quattro o cinque anni. Quando ho parlato di tre-cinque anni non intendevo dire che la Juventus vincerà solo tra tre o cinque anni. Non era quella la domanda e non era quella la mia risposta. Ho detto che, secondo me, il ciclo giusto per valutare un amministratore delegato è tra i tre e i cinque anni. Ma durante quei tre anni, o qualunque sia il periodo, dobbiamo vincere. Capisco che i tifosi vogliano vedere il club tornare a vincere. Lo capisco perfettamente. E non penso che potrei sedermi davanti a voi tra tre o quattro anni se non avessimo vinto nulla. L'ambizione della Juventus e il ciclo manageriale sono due cose diverse. La Juventus gioca il prossimo anno per vincere. Poi, dal punto di vista manageriale, un amministratore delegato può essere valutato su un ciclo più lungo, ma questo non significa che la Juventus debba aspettare tre anni per provare a vincere". (Alle 8 l’intervento completo di Comolli su Tmw)











