Lazio, il ds Fabiani: "Per Gila rifiutati 25 milioni, poi il Milan è arrivato a 30"
Il direttore sportivo della Lazio, Angelo Fabiani, nel corso della conferenza stampa tenuta per commentare il mercato estivo del club biancoceleste ha parlato anche di alcune scelte fatte con i giocatori in uscita. Il dirigente è tornato a parlare anche della cessione di Mario Gila al Milan e non solo: ecco alcune delle sue dichiarazioni.
La Lazio si è impegnata con diversi pagherò. La Lazio sa già oggi che per pagare questi riscatti avrà bisogno di vendere giocatori? Cosa l'ha spinta a cambiare rispetto ai suoi precedenti tre anni alla Lazio?
"Pagherò è un termine sbagliato. Io vedo sempre un elemento polemico, ci sono dei contratti depositati in Lega che vanno semplicemente rispettati. Riscatti non è un pagherò, io non ho mai fatto un passo più lungo della gamba. Se abbiamo fatto questi contratti è perché non crediamo che fossero dei pagherò, abbiamo fatto delle operazioni e quando parlo di technality invece di darti i soldi con la mano destra, te li dò con la mano sinistra. Ci sono norme che andrebbero affrontate perché sono peggiorativi. Per quale motivo qualsiasi club si può avvalere solamente di due svincolati nella sessione di mercato? Perché devo avere il limite di due svincolati? Abbiamo preso dei giocatori svincolati sotto il prezzo del loro mercato e questo dovrebbe essere positivo per ogni società, anche questa norma stupida perché mi costringe a non poter prendere giocatori? Io non ho mai fatto scommesse, qualche giocatore magari non è stato all'altezza delle aspettative. Mi dicevano che Belahyane era un giocatorino, poi quando lo chiami all'opera sfodera una partita importante. La Lazio farà come ha fatto in tutti questi anni, tutti gli impegni assunti li ha sempre mantenuti. Se abbiamo preso un giocatore che si sta rilevando importante per la Lazio già sappiamo che questi giocatori rappresentano il futuro della Lazio. Non si può fare un'operazione fine a sé stessa spendendo cinque milioni per il prestito, cinque milioni hanno la coda lunga e quando si fanno queste operazioni le si fanno perché tutto deve combaciare. Se non posso permettermi Ronaldinho a 150 milioni, ovviamente non lo faccio. Abbiamo la consapevolezza per dire che possiamo soddisfare tutte le esigenze di cui abbiamo bisogno. Poi valuteremo il rendimento sul campo e si potrà cambiare strategia. Se devo vendere il Guendouzi di turno perché mi rappresenta un potenziamento dal punto di vista economico allora valuto la cessione. Di fronte a offerte importanti ci sono anche giocatori che possono mettersi di traverso, Gattuso ha detto di lavorare con giocatori che vogliono venire alla Lazio. Se arriva la Premier che vuole dare 50 milioni perché Frattesi ha fatto tre gol in tre partite e lui vuole andare, che dici a Frattesi di non andare? Noi non abbiamo mandato via nessuno dalla Lazio. Su Mario Gila il sottoscritto ha rifiutato 25 milioni di euro dal Milan e sono tanti per un giocatore a scadenza. Poi sono arrivati a 30 milioni, il giocatore voleva andar via in una società dove ha pensato bene che poteva migliorare il suo stato e lo abbiamo accontentato. Ogni operazione è diversa l'una dall'altra, la verità con Diogo Leite è che se non esce Romagnoli abbiamo tre mancini ed è un problema. Sapevo che mi avrebbero portato fino all'ultimo per Romagnoli perché volevano la risoluzione a zero, la forza della società invece è stata mantenere il punto. Romagnoli ha un costo per l'uscita, si è verificato a settembre e Diogo Leite è venuto alla Lazio. Lo avevamo già contattato qualche anno fa, è un giocatore conosciuto e poi qualche collega diceva che non interessava".
Le fa male la situazione coi tifosi e sentire degli ex giocatori che parlano di una Lazio senza obiettivi?
"Per passo indietro coi tifosi io intendo un dialogo su tutti i tavoli, un passo indietro non è offensivo in alcun modo. Non deve esserci un dialogo per interposta persona, il confronto deve essere fatto tra le componenti aventi diritto. Se queste componenti aventi diritto di discutere possono incontrarsi e dire la loro, chissà perché potrebbe esserci un'apertura e la risoluzione di un rapporto così incrinato. Anche in famiglia tra moglie e marito si creano frizioni perché non c'è dialogo, basterebbe poco per parlarsi. Qui l'uno sfugge dall'altro, io ne sto parlando a titolo personale. Nessun tifoso e mai Lotito mi ha imposto qualcosa, parlo perché sento di farlo. In tutte queste problematiche il sottoscritto, anche con problemi personali, è stato qui a lavorare per la causa della Lazio. La cosa più semplice per me sarebbe stata quella di staccare la spina, invece ho preso un impegno e lo porto fino alla fine con grande rispetto per tutte le componenti. Io sono convinto che esista il tredicesimo uomo in campo, credo che all'80esimo quando 50-60 mila spettatori ti spingono allora dai quel qualcosa in più. Io devo stare nel mio recinto, credetemi che anche le famiglie e i bambini hanno bisogno dei calciatori e hanno voglia di andare allo stadio. Riportiamo sui giusti binari il gioco più bello del mondo".






