"Maradona non ha ricevuto controlli necessari": la testimonianza del medico legale al processo
La morte di Diego Armando Maradona resta ancora avvolta nell'incertezza per le dinamiche e il drastico, improvviso, peggioramento di salute. Carlos Cassinelli, ex direttore di Medicina legale della polizia scientifica della provincia di Buenos Aires, non si è nascosto e anzi ha accusato di possibile negligenza gli operatori sanitari che si occupavano dell'eterno diez del Napoli e dell'Argentina. Questo nell'apposito processo in corso a San Isidro con l'accusa di omicidio semplice con dolo eventuale per gli imputati.
Posizione irremovibile
Il Pibe de Oro poteva essere salvato, se solo fosse stato curato in tempo. Questa la versione, quando Cassinelli è stato chiamato a deporre nel processo sulla morte di Maradona come primo degli esperti della commissione medica che ha analizzato il decesso. L'ex fuoriclasse argentino, prima del ricovero domiciliare, soffriva già di un'insufficienza renale, epatica e cardiaca che, a detta dell'esperto, non è stata presa in considerazione.
Le dichiarazioni forti
Cassinelli ha spiegato: "Non abbiamo dubbi sul fatto che Maradona sia morto per un'insufficienza cardiaca congestizia con un edema polmonare acuto, che abbia avuto un periodo agonico e che presentasse patologie pregresse. Ma con il passare dei giorni ha iniziato a mostrare segni di peggioramento di quelle condizioni e questo emerge da dichiarazioni, audio e chat. C'erano segnali d'allarme che indicavano che non si trovava più nelle condizioni dei suoi primi giorni. Il ricovero domiciliare non avrebbe dovuto essere la prima opzione considerando il suo quadro e riteniamo che non abbia ricevuto i necessari controlli medici". Il legale ha inoltre stimato che l'eterno fuoriclasse argentino sarebbe rimasto in agonia per circa 12 ore prima di morire. Mentre i sette operatori sanitari coinvolti nel procedimento respingono ogni responsabilità e contestano l'ipotesi di negligenza.






