Perché Tiago Pinto lascia a febbraio? Da Bonucci al quarto posto per la Champions
"L'AS Roma e Tiago Pinto comunicano la decisione di terminare consensualmente il proprio rapporto con effetto a partire da sabato 3 febbraio 2024. L'AS Roma esprime gratitudine a Tiago Pinto per l'incrollabile dedizione e il duro lavoro svolto nel corso degli ultimi tre anni e gli augura le migliori fortune per il futuro". Questo il comunicato con cui la Roma ufficializza l'addio di Tiago Pinto a fine mercato invernale, chiudendo di fatto il primo triennio dell'era Friedkin. Una situazione che sembra arrivata al culmine dopo la querelle Leonardo Bonucci: Tiago Pinto trova tutti gli accordi, Mourinho dà la sua benedizione, la proprietà invece ne boccia inequivocabilmente l'arrivo. Nel balletto delle responsabilità lo stesso general manager aveva risposto, decisamente scocciato, che non avrebbe parlato del difensore dell'Union Berlino.
Sarà stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Non è dato sapere. Quello che è certo è che Tiago Pinto si ritrovava in una sorta di situazione limbo, fra l'incudine e il martello. Senza nessun rinnovo per la parte tecnica, non era possibile nemmeno programmare il futuro, offrire contratti più lunghi di giugno per non lasciare fardelli o eredità a chi sarebbe arrivato dopo. Infatti anche Spinazzola andrà via e non c'è possibilità di rinnovo, come spiegato dall'agente oggi. Ma anche Rui Patricio va verso l'addio, così come (sembra) Mourinho, che voleva dire tutto a Netflix nella giornata di giovedì 11 gennaio. A quel punto si vedrà e si capirà.
Come ha fatto Tiago Pinto alla Roma? Ha preso una società molto indebitata, sull'orlo del fallimento, chiudendo l'ultimo bilancio a -102 milioni. In netto miglioramento rispetto all'anno prima, quando era di 219 milioni. I risultati sportivi sono arrivati a metà: vittoria della Conference League e finale di Europa League, ma non è mai arrivata la qualificazione in Champions che potrebbe dare una spinta clamorosa dal punto di vista del fatturato. Forse Pinto paga anche questo. Essere sotto giudizio fino a giugno, probabilmente giudicato solo per un eventuale quarto posto raggiunto, può aver fatto pensare al portoghese che è meglio essere libero sin da subito per eventuali offerte, invece che aspettare con una spada di Damocle sopra la testa.
“Dopo tre anni ritengo il mio ciclo a Roma concluso e accingendomi all’uscita desidero ringraziare tutti coloro che hanno reso speciale la mia permanenza in questo Club e in questa città: in primis la famiglia Friedkin, che mi ha concesso di vivere un’esperienza unica e di servire una Società storica, in un Paese dove il calcio è passione e tradizione”. Senza, però, riuscire mai ad avere una programmazione oltre al triennio di riferimento. Troppo poco per una squadra di calcio.






