Il primo trofeo europeo va al PSG: 2-1 all'Aston Villa, la Supercoppa ancora a Luis Enrique
Il primo trofeo UEFA 2026/27 lo vince il Paris Saint-Germain. Più fortunato che bravo. Soffre come un anno fa contro il Tottenham, pur mettendosi in una situazione migliore rispetto a 12 mesi fa. Senza dover inseguire e senza dover ricorrere ai rigori. Cinismo puro nel 2-1 all'Aston Villa, con la squadra di Luis Enrique che pur al piccolo trotto sa soffrire e colpire non appena ne ha l'occasione.
Kvara apre, Madjo si mostra all'Europa
Gara che si sblocca al 20' grazie al MVP dell'ultima Champions League: Khvicha Kvaratskhelia. Il georgiano dopo i primi minuti di rodaggio si è preso la scena: prima ispira Doué che calcia in bocca al portiere, poi fa tutto da solo ubriacando Cash col dribbling, mettendosi la palla sul destro e calciando fortissimo, superando Bizot. Ritmi compassati, gambe pesanti, inevitabile al 12 agosto e con le squadre prive di diversi giocatori, alcuni di essi ancora in ferie. Emery ha concesso riposo extra al Dibu Martinez, a Konsa e Watkins. E con Tammy Abraham non al top, il peso dell'attacco va tutto sul 17enne Brian Madjo. Esordio per questo talento che l'Aston Villa ha acquistato per 12 milioni dal Metz. Sembra Lukaku prima maniera, non ha paura di niente e nessuno, si procura diverse occasioni da gol, sprecandone una in modo clamoroso. Ma dai e dai alla fine trova il pari, raccogliendo un cross dalla destra di McGinn. Abbiamo un predestinato? Sicuramente Watkins e Abraham dovranno temere per il loro posto.
Dembélé entra ed è subito decisivo
Ma alla fine la coppa la alza Marquinhos, perché il PSG a inizio ripresa sa come sfruttare ogni singolo errore dell'avversario. Luis Enrique vede che si mette male e getta nella mischia, al rientro dagli spogliatoi, Dembélé. L'ultimo Pallone d'Oro verticalizza subito per Doué che si ritrova sa tu per tu con Bizot e lo fulmina. Tutti pensano al fuorigioco, compreso l'arbitro che inizialmente annulla. Invece Cash tiene tutti in gioco.
Il resto è un Villa che ha ancora per un po' la forza di cercare il pari, trovando in Safonov un muro e quando non c'è il russo si immola Zaire-Emery. Le forze col passare dei minuti calano, l'abitudine a vincere dei parigini permette loro di gestire la partita. E iscrivere il proprio nome sull'albo d'oro per il secondo anno consecutivo.






