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Fabian Ruiz sogna in grande dopo Champions e Mondiale: "Pallone d'Oro, perché no?"

Fabian Ruiz sogna in grande dopo Champions e Mondiale: "Pallone d'Oro, perché no?" TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Giacomo Iacobellis
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Giacomo Iacobellis
Oggi alle 15:34Calcio estero
Il centrocampista ex Napoli ha spiegato: "A livello collettivo sono stato il giocatore che ha vinto più titoli nella passata stagione".

Fabián Ruiz si racconta dopo una stagione storica, culminata con la vittoria della Champions League con il PSG e del Mondiale con la Spagna. Dal Pallone d’Oro al rapporto con Luis Enrique e Luis de la Fuente, fino ai sacrifici della madre, il centrocampista ex Napoli ha ripercorso al quotidiano As un’annata davvero impossibile da dimenticare. Di seguito le sue principali dichiarazioni.

L'intervista a Fabián Ruiz

Sul 19 luglio, tra matrimonio e Mondiale: "Sì, beh, la verità è che è una data molto bella. Ho potuto festeggiare il mio anniversario di matrimonio e anche celebrare il Mondiale. Quindi quel 19 luglio rimarrà per me e per la mia famiglia per tutta la vita, perché è una data molto speciale".

Sulla festa della Spagna campione del mondo: "La gioia di poter vedere un intero Paese contento per quello che abbiamo fatto, che è stato qualcosa di molto bello. Ovunque andiamo la gente ci dimostra il suo affetto e per noi questa è la cosa più importante. Alla fine poter vedere così tante persone qui a guardare l’allenamento, quando vai per le strade, che ancora continuino a ringraziarti per quello che abbiamo fatto... Per noi è qualcosa di speciale e bello."

Sulle due stelle sulla maglia: "Sullo stemma stanno ancora meglio. Già con una stava bene, ora con due è incredibile. E aver fatto parte di una generazione e vedere che hai fatto parte di questa stella... È qualcosa di bello".

Sul lungo percorso verso il titolo mondiale: "È un lavoro di molti anni, di un percorso costante, di una stagione molto buona, che con il lavoro di tutti i compagni e del mister, che stiamo facendo da molti anni, alla fine ha permesso di ottenere qualcosa che desideravamo. Soprattutto il Paese, la Spagna se lo meritava. Abbiamo avuto la fortuna di essere noi quelli che hanno potuto rappresentare questa stella".

Sulla vigilia della finale: "Se devo essere sincero, affronto tutte le partite con tranquillità, con naturalezza. È qualcosa che pratichiamo fin da piccoli e che viviamo con naturalezza. Alla fine è qualcosa che sappiamo fare, giocare a calcio. Come dico alla mia famiglia, se mi mettessero a fare un’altra cosa, forse sarei nervoso. Però non ti mentirò: è stato uno di quei giorni in cui, quando giochi, ti invade tutto. Ma una volta che sono stato in panchina, lì sì che ero super nervoso. Soprattutto perché sapevamo che poteva essere qualcosa di storico, qualcosa di bello e che alla fine si vive con nervosismo. Principalmente quando sei fuori; quando sei dentro lo vivi con tranquillità e concentrato sul tuo lavoro, che è quello che devi fare".

Sul ricordo più bello del Mondiale: "Vedere la famiglia, vedere un intero Paese, vedere noi stessi realizzare il nostro sogno... Poter rappresentare il tuo Paese e portarlo al massimo livello. Vincere un Mondiale per un giocatore è la cosa più grande che puoi ottenere e vedere tutta la gente, un intero Paese, tutta la tua famiglia emozionata e piangere dopo aver fatto qualcosa di storico... Rimango con questo, con la possibilità di vedere tutta la gente che ci rappresentava e che era al nostro fianco felice. È la cosa più bella".

Su cosa resta ancora da vincere: "L’anno scorso, cioè la stagione scorsa, non posso chiedere di più, no? A livello collettivo non posso chiedere di più, ho vinto tutto, sono stati anni incredibilmente belli, soprattutto questi ultimi. Abbiamo potuto conquistare a livello di club la Champions, due consecutive, che a livello di club è la cosa più bella che puoi vincere. E ho avuto anche la fortuna di vincere l’Europeo e il Mondiale consecutivamente. A livello collettivo è il massimo che si possa vincere".

Sul Pallone d’Oro: "Beh, perché no? A livello collettivo sono stato il giocatore che ha vinto più titoli. Credo siano stati sette in questi ultimi anni. Sono molto contento per questa stagione, per quello che ho ottenuto, sentendomi importante nel PSG, nella Nazionale. Questo è importante per un giocatore e soprattutto per me. La verità è che il Pallone d’Oro è un titolo molto bello, è qualcosa che ogni giocatore vuole vincere. Che si parli di me, per me sono contento che mi riconoscano per il lavoro che ho fatto. E beh, cercherò di arrivare il più in alto possibile e, perché no, sognare il Pallone d’Oro".

Sul valore dei centrocampisti nel Pallone d’Oro: "Tutti sanno che è normale che gli attaccanti abbiano numeri migliori dei centrocampisti, dei difensori o dei portieri. È più difficile per un difensore avere i numeri di un attaccante, ma credo che negli ultimi anni si stia dando molto valore e importanza agli altri ruoli, cosa che per me è molto importante. Una squadra è formata da undici giocatori e da quelli in panchina, e credo che un difensore o un portiere abbiano la stessa importanza di un attaccante. Negli ultimi anni abbiamo visto che lo hanno vinto Modrić, Rodri. Questo è importante per il mondo del calcio e soprattutto per i giovani. Che guardino anche agli altri ruoli, non soltanto a quello di segnare gol, che è importante. Le partite si vincono segnando gol, ma è il lavoro di tutto il gruppo".

Sulla striscia di 50 partite senza sconfitte con la Spagna: "A volte non voglio dirlo troppo ad alta voce, per non rompere questa striscia, ma sì, 50 partite con la Nazionale senza perdere... Speriamo che la striscia continui ancora a lungo. Sarebbe positivo per me, ma soprattutto per la Nazionale".

Sui giocatori in corsa per il Pallone d’Oro:
"Ci sono molti giocatori che hanno fatto una grandissima stagione. I 30 nominati sono lì per un motivo e ci sono ottimi giocatori che hanno fatto una buona stagione. Ma se lo vince qualcuno dello spogliatoio con cui condivido tutto, ancora meglio. Non li vedo come rivali, ma come compagni che meritano di essere lì, meritano di poterlo vincere".

Su Dembélé e il Pallone d’Oro: "Ousmane è molto vicino e affettuoso e lo dice sempre: il lavoro collettivo ti porta ai premi individuali e senza l’aiuto della squadra non avrebbe potuto ottenerlo. Ci ringraziava molte volte per averlo reso migliore tutti insieme. Anche il mister, Luis Enrique, lo ha aiutato molto. Se lo meritava".

Su Luis Enrique: "Ci conoscevamo già dal periodo della Nazionale e sapevo più o meno cosa chiedeva, cosa gli piaceva. Ma mi ha spinto a livello difensivo, a migliorare un po’ di più l’aspetto dell’essere aggressivo, del fatto che avevo capacità nel difendere, nel recuperare più palloni. Tra questo miglioramento e quello che già avevo come base, abbiamo camminato molto bene fin dall’inizio. E ormai sappiamo tutti quanto sia grande allenatore. E quanto sia vicino a noi. Per noi giocatori è molto importante".

Sul riconoscimento ricevuto da Luis de la Fuente: "Sono contento dell’affetto che vedo da parte della gente. Non penso oltre a quello che possono dire, ma all’affetto che mi trasmette la gente. Ho il riconoscimento delle persone che mi importano, che sono quelle che mi stanno vicino: gli allenatori che ho, i compagni... Per me questa è la cosa più importante, perché sono quelli con cui sto quotidianamente. Su quello che pensa la gente non posso intervenire, ma essere riconosciuti per il proprio lavoro è sempre bello."

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Immagine editoriale di Marco Conterio
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