Un marsigliese a Parigi: Zidane, la prossima scommessa del PSG in salsa Real
Un marsigliese a Parigi. A pensarci, a qualcuno verrà l'orticaria. E poco importa se Saint-Germain, nonostante tutti gli sforzi e gli "Ici c'est Paris" di questo mondo, sia in realtà la periferia di una città che sta facendo di tutto per diventare centrale anche nel calcio. Il PSG viene da lì, ma negli anni ha fatto di tutto per riprendersi - o conquistarsi - un'identità parigina. Tanto che oggi, quando leggete il risultato di una partita, molti non indicano più la sigla ma la città: Paris. È stata l'unica grande capitale d'Europa a non avere una vera e propria storia, a livello di football: in Francia si è sviluppato lontano, a Lione, a Saint-Etienne, a Bordeaux. A Marsiglia, appunto, dove il 23 giugno 1972 è nato Zinedine Zidane. Da calciatore, al PSG non ci avrebbe pensato neanche per sbaglio. Da allenatore, sembra pronto a raccogliere la sfida che Nasser al-Khelaifi è pronto a lanciargli. Pagandolo a peso d'oro.
Pochettino ai saluti, i primi contatti. Alle rimonte, in quel di Parigi, si sono abituati. Da questo punto di vista, Mauricio Pochettino può consolarsi: il 3-1 del Bernabeu sembra una carezza, al confronto di quello che il Camp Nou fece a Unai Emery. Una carezza finale: lui che sì, da calciatore a Parigi è venuto, vi è anche tornato come allenatore. L'obiettivo? Vincere la Champions, gli hanno messo un all star team a disposizione. Il bottino? Magro: ha perso il primo campionato, vincerà il prossimo a meno di cataclismi, in Europa ci è andato abbastanza vicino il primo anno e lontanissimo il secondo. Il terzo non ci sarà: la separazione è nell'aria e nelle cose, salvo sorprese lo accompagnerà Leonardo. E il successore è già scelto, i contatti sono già avviati.
Madrid andata e ritorno, ora la grande prova. Zidane, che grande lo è stato da calciatore, si è probabilmente superato da allenatore. Tre Champions League di fila non le aveva mai vinte nessuno, e probabilmente nessuno riuscirà a vincerle. Ha vinto tutto col Real Madrid e poi lo ha lasciato: tempo un anno, è tornato al Bernabeu. Nel frattempo si è parlato di Francia, Juventus, Manchester United. La seconda avventura alla corte di Florentino è stata meno fortunata: ha vinto il campionato, non ha bissato la Champions. Qualcosa nell'equilibrio perfetto che aveva creato si era rotto, non c'era più Ronaldo, i senatori avevano anni in più. Pochi giorni fa, comunque, hanno demolito il Paris. Che ora, in cerca di vittorie e forse pure di francesità, quasi fosse destino chiama il calciatore che - nel bene e nel male, una testata è di troppo - la Francia l'ha unita più di tutti. L'allenatore che ha vinto più di tutti. L'ha fatto solo al Real: per questo, accettare la chiamata di al-Khelaifi - a meno che non decida di aspettare l'altra grande, la Nazionale - sarà la grande prova del nove. E potrebbe andare bene: alla fine, a Madrid, ha soprattutto messo insieme undici campioni e gli ha chiesto di coesistere in un rettangolo verde. A Parigi, più o meno, lo vogliono per fare la stessa cosa.






