Bari retrocede in Serie C: rosa da playoff, gestione da incubo
Com'è possibile che il Bari sia retrocesso in Serie C con quella rosa? Questa è la domanda a cui molti stanno cercando risposta in questi minuti dopo che il ritorno in terza serie dei Galletti è divenuto realtà.
Una rosa, quella della società pugliese, costruita con l'intento di cancellare le ultime due annate vissute con più dolori che gioie. E puntare, magari tramite i playoff, al sogno di riabbracciare la Serie A. La realtà, però, ha poco a che fare con i sogni e così oggi il presente biancorosso si chiama nuovamente Serie C.
Con una rosa che però non ha niente a che vedere con questi traguardi. Sia la sessione di calciomercato della scorsa estate che quella invernale di gennaio 2026 parlano, infatti, molto chiaro.
Ad inizio stagione la società di Luigi De Laurentiis aveva, infatti, deciso di puntare, fra i tanti, su elementi come Gaetano Castrovilli, in uscita dalla Lazio, Matthias Braunoder, reduce dall'exploit con il Como di Cesc Fabregas, Christian Gytkjaer, specialista in promozioni dopo le esperienze com Monza e Venezia, Riccardo Pagano ed Ebrima Darboe, talenti scuola Roma e un giocatore di categoria come Anthony Partipilo prelevato dal Parma. A gennaio, poi, complice la situazione di classifica già complicata non sono mancati ulteriori innesti come Cas Odenthal dal Sassuolo, Tomas Esteves dal Pisa, Andrea Cistana dallo Spezia e i due talenti di casa Inter Giacomo De Pieri e Giacomo Stabile.
Solo questi nomi (e ce ne sono altri) rendono difficile comprendere la retrocessione di una squadra come quella del Bari. Che probabilmente ha visto maturare questo drammatico epilogo lontano dal rettangolo verde. Perché le qualità in campo ci sono, ma senza una società solida, coordinata e convinta e una guida tecnica stabile (aver richiamato Longo dopo averlo allontanato dopo una sola stagione dimostra la precocità di alcune decisioni) tutto finisce in una bolla di sapone.
Come la Serie B per il Bari. Che adesso dovrà ricominciare da capo.











