Prima i contenuti: ma quando mai? Il folle caso della Ternana ci spiega la realtà: non è (solo) questione di regole
Domani - martedì - le elezioni FIGC “approderanno” in Serie C. Nel senso che Matteo Marani, presidente della Lega Pro, incontrerà i due attuali candidati, Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. Si parte dai nomi, si arriva ai contenuti: il percorso è questo. Del resto, con un briciolo di onestà, va detto che qualsiasi elezione in Italia funziona così: dalla fine della prima repubblica in poi, abbiamo sempre votato il nome, mica il programma.
Altro discorso, ovviamente, è che un programma servirebbe. Altrimenti non ha senso il terremoto, che peraltro non ci sarebbe stato in caso di qualificazione ai mondiali, e questo già la dice lunga. La terza serie, come tutto il pallone italiano, ha bisogno di riforme e non ritocchi. Riforme che partono da un supporto governativo - basti pensare alla legge Melandri - e approdano a temi di più stretta attualità. Senza prendersi in giro, la C sta vivendo un’annata travagliata. La mancata stretta sui controlli, pur chiesta dalla Lega la scorsa estate, ne è uno dei principali motivi. Poi ci sono situazioni che vanno oltre.
Il folle caso della Ternana, un patatrac arrivato per una decisone della proprietà, i cui presupposti sono ovunque tranne che nella gestione della squadra, mette a nudo qualcosa che chi scrive ha sempre pensato. Peraltro anche la vicenda della Juve Stabia (che forse dovrebbe aprire gli occhi a qualcuno: mica i problemi sono solo in C) racconta la stessa storia. Ci sono le regole, che servono e vanno aggiornate, irrigidite. E poi ci situazioni che nessuna regola potrà mai arginare. Patologie del sistema, definiamole così. Il calcio, del resto, è espressione della società, anche e soprattutto nei suoi aspetti più negativi.






