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Renate, il ds Magoni: "Serie B sogno nel cassetto, ma solo restando fedeli alla nostra filosofia"

Renate, il ds Magoni: "Serie B sogno nel cassetto, ma solo restando fedeli alla nostra filosofia"TUTTO mercato WEB
Daniel Uccellieri
Oggi alle 19:22Serie C
Daniel Uccellieri
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A Tutta C
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Oscar Magoni, direttore sportivo del Renate, è intervenuto nel corso dell'appuntamento pomeridiano della trasmissione A Tutta C, in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre.

Mancano due giornate alla fine del campionato e il Renate si conferma una delle realtà più belle e sorprendenti del girone A. Siete in piena lotta per il miglior piazzamento playoff e vi attende uno scontro diretto fondamentale. Direttore, quali sono le sensazioni in vista di questo finale di stagione?
"Intanto colgo l’occasione per fare i complimenti ad Antonio Floro Flores: è stato mio compagno di squadra a Napoli e gli faccio i più sinceri auguri per il grande lavoro che sta svolgendo e per il rinnovo del contratto. Venendo a noi, il Renate è una realtà piccola ma estremamente organizzata. Grazie al Presidente e al DG Crippa cerchiamo di fare un calcio sostenibile abbinato ai risultati. Ora andiamo a giocarci la posizione a Trento, contro una società importante e in costante crescita. Sarà una sfida tattica interessante: da una parte un tecnico esperto come Foschi, dall’altra un giovane in rampa di lancio come Tabbiani. Ci aspettiamo di fare il miglior risultato possibile giocando con le nostre caratteristiche e tanta umiltà. Siamo sereni: abbiamo fatto un campionato straordinario e raggiunto la semifinale di Coppa Italia, un traguardo storico nei nostri 16 anni di Lega Pro."

Lei ha parlato di "calcio sostenibile". In un panorama dove spesso leggiamo di penalizzazioni e mancati pagamenti, il Renate viene visto come un’isola felice. Dovrebbe essere la norma, non l’eccezione, non crede?
"In linea di massima dovrebbe essere così per tutte le squadre professionistiche, dalla Serie A alla C. Ci sono realtà virtuose come l’Atalanta, il Torino o il Sassuolo. Anche in Lega Pro esistono almeno venti società che sanno gestire bene i propri conti. Noi abbiamo questa filosofia da sempre: lanciamo giovani provenienti dalle Primavere che al primo anno tra i professionisti riescono a crescere e fare carriera in B o in A. La nostra soddisfazione più grande è vederli arrivare a livelli altissimi; significa che li abbiamo scelti bene e che hanno seguito un percorso serio."

Lavorate in un territorio geograficamente difficilissimo, circondati da colossi come Milan, Inter, Monza, Como e Lecco. Come si riesce a scovare il talento in mezzo a tanta concorrenza?
"Cerchiamo di andare a scovare i ragazzi nei campionati minori, come la Serie D, o puntiamo su chi ha avuto un percorso di maturazione più lento. Abbiamo ottimi rapporti con tutti e una rete di osservatori piccola ma molto efficiente. Andiamo fisicamente sui campi. Ai giovani offriamo l'opportunità di crescere, il che significa anche avere il diritto di sbagliare qualche partita, pur restando competitivi. Ormai abbiamo un'identità consolidata."

L'obiettivo Serie B è un discorso che affrontate con la proprietà o resta un sogno proibito?
"Ne parliamo, ma senza tradire la nostra filosofia. La Serie B sarebbe il classico sogno nel cassetto: se mai dovesse succedere, succederà a modo nostro, con un mix di esperti della categoria e tantissimi giovani. Veniamo da anni importanti: l'anno scorso siamo arrivati quinti (quarti a pari merito con l'Albinoleffe), e anche quest'anno siamo lì. Il segreto è che siamo una famiglia: molta gente lavora qui dal 2007 o dal 2010. C'è un'organizzazione e un gruppo di volontari che garantisce quella stabilità che ci permette di soffrire meno anche nelle annate più difficili."

Capitolo Playoff: la formula attuale è molto discussa perché coinvolge molte squadre. Lei come la vede?
"Io sono favorevole. Questa formula dà un senso alle partite fino all'ultima giornata, perché l'obiettivo del decimo posto tiene vivo l'agonismo per tutti. È vero che il divario tra la seconda e la decima è ampio e che chi arriva in alto subisce uno stop lungo in attesa degli altri turni, ma è una formula che regala soddisfazione a molti territori e garantisce battaglia fino alla fine. È un bene per il calcio."

In questo girone, però, il Vicenza ha fatto un campionato a parte...
"In passato abbiamo affrontato corazzate come Reggiana, Cremonese o Südtirol, ma il Vicenza quest'anno ha praticato un altro sport. Sono stati troppo forti per il livello del girone, lo hanno dimostrato negli scontri diretti e nella continuità. Complimenti a loro per il lavoro incredibile."

Un'ultima riflessione: dopo la mancata qualificazione mondiale e il dibattito sulle riforme, cosa dovrebbe fare la Serie C per aiutare il sistema calcio italiano?
"Si potrebbero fare tante cose, ma il tempo stringe. Chi vive questa categoria conosce le difficoltà enormi: bisogna aiutare le società a rendere i campionati più regolari, evitando i fallimenti. I costi di gestione sono diventati enormi. Bisogna intervenire per tutelare chi fa calcio in modo serio, andando anche oltre le questioni di campo."

Grazie Direttore e in bocca al lupo per questo finale di stagione.
"Grazie a voi, speriamo di risentirci tra un mese e mezzo... significherebbe che siamo ancora in ballo per qualcosa di speciale. Lasciamo fare ai giocatori e alla provvidenza!"

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