Davide Grassini dalla Serie C alla Slovacchia: “Così è nata la mia scelta folle”
Dalla Serie C italiana alla seconda divisione slovacca. Davide Grassini ha scelto una strada controcorrente per rilanciarsi dopo l’esperienza al Lecco. Il difensore classe 2000, cresciuto nelle giovanili dell’Inter, è approdato al Povazska Bystrica nella MONACObet Liga, diventando l’unico italiano nel calcio professionistico slovacco. Una scelta nata quasi per caso, come racconta in esclusiva a TuttoMercatoWeb.com.
"Devo ammettere che tutto questo è nato in un modo un po' folle. Nel corso del calciomercato di gennaio non si sono concretizzate le opportunità che si erano presentate in Italia e così ho iniziato a guardarmi attorno. Anche al di fuori dei confini. Un giorno, tramite il cugino di mia moglie Karin, che gioca ad Hockey proprio qui a Bystrica, sono entrato in contatto con l'equivalente dell'assessore allo sport della città, che ha il compito di coordinare tutte le attività sportive della zona. Successivamente il Povazska ha visto alcuni miei video, gli sono piaciuto e così ho accettato questa nuova sfida".
Si tratta più di una scelta legata all'aspetto familiare o professionale?
"Diciamo che la questione familiare è stata un'occasione. L'idea di un'esperienza all'estero mi è sempre piaciuta: quando poi le opportunità in Italia non sono andate a buon fine ho preso la palla al balzo. Certo, non mi sarei mai immaginato di iniziarla in questo modo così particolare".
Cosa si può dire, invece, sull'esperienza che ha vissuto a Lecco?
"Non è andata come, né io né il club ci saremmo aspettati. A gennaio dello scorso anno avevo scelto Lecco perché mister Volpe aveva espresso il desiderio di avermi nella sua squadra. Ho firmato un contratto di due anni e mezzo, poi però, l'avventura del mister si è conclusa e sono state prese altre scelte. Il calcio è strano. A Carrara ho vissuto un anno da protagonista pur essendo in scadenza e solo successivamente ho firmato il rinnovo. A Lecco, invece, è andata in un modo diametralmente opposto anche se rimangono grato per l'esperienza che ho vissuto".
Tornando al tuo presente in Slovacchia, che realtà hai trovato? Pregi? Difetti?
"La lingua è molto diversa. Dove non arrivo con l'inglese, mi aiutano mia moglie e la sua famiglia. Sul piano calcistico, invece, si gioca con meno tatticismi e più voglia di confrontarsi a campo aperto. Ci sono tantissimi uno contro uno. Sia in partita che in allenamento. Sul piano delle strutture, infine, sono rimasto stupefatto. Qua c'è tutto. Dal centro sportivo, allo stadio in erba naturale, tutto è davvero incredibile. Ed è tutto a disposizione di che fa sport come professione. Sia che si tratti di calciatori che di atleti di altre discipline".
Sembra esserci tutto perché questa esperienza, nata sotto forma di prestito semestrale, diventi una parentesi più lunga nel corso della sua carriera.
"Vivo il presente. È questo il mio obiettivo adesso. Sono in prestito, non mi pongo limiti e penso a godermi ciò che sto scoprendo. In più sono anche l'unico italiano nel calcio professionistico della Slovacchia e sono stato accolto davvero con grandissimo entusiasmo".
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