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Francesco Lamazza: "La regola degli Under ha ucciso la qualità del calcio italiano"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 11:21Serie C
di Daniel Uccellieri

Francesco Lamazza: "La regola degli Under ha ucciso la qualità del calcio italiano"

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Francesco Lamazza, direttore sportivo, è intervenuto nel corso dell'appuntamento mattutino di A Tutta C, trasmissione in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre. Direttore, partiamo dal Girone B, l’unico ancora senza un padrone certo. L'Ascoli è protagonista di una rimonta incredibile, mentre l'Arezzo cerca di difendere il primato forte anche degli scontri diretti a favore. Chi vede favorito oggi? "Credo che assisteremo a un testa a testa fino all’ultimo respiro. Ormai mancano poche giornate ed è dura per entrambe, anche perché il calendario propone sfide che sia l'Arezzo che l'Ascoli possono vincere tranquillamente. Forse l'Ascoli ha l'impegno più complicato contro il Forlì, che deve ancora salvarsi, ma parliamo di due organici di livello superiore che possono competere con chiunque. Penso che finiranno a pari merito." Se arrivassero appaiate, l'Arezzo salirebbe in Serie B per via degli scontri diretti. Chi ha più pressione addosso in questo momento? L'Arezzo, che ha visto svanire il vantaggio, o l'Ascoli che viene da 13 risultati utili e 8 vittorie di fila? "La pressione è altissima per entrambe. La piazza di Ascoli spinge per tornare in B, l'Arezzo, dal canto suo, vede il traguardo dopo annate importanti e non vuole farselo sfuggire. Fortunatamente parliamo di rose composte da giocatori abituati a certi palcoscenici, capaci di reggere il peso mentale di un rush finale così serrato." Spostandoci sugli altri gironi, il Vicenza ha dominato come previsto, mentre la promozione del Benevento è più recente. Bisogna fare i complimenti alla famiglia Vigorito per una scelta coraggiosa: affidare la panchina a Floro Flores quando la squadra era terza. "È stato un azzardo visto da fuori, ma la società ha dimostrato di avere lungimiranza. Hanno visto in Floro Flores un allenatore già pronto. Ha stupito tutti perché, alla prima avventura, ha centrato un obiettivo difficile, un po' come successo l'anno scorso ad Avellino. È stato bravo a fare gruppo e a valorizzare un organico giovane ma importante. Non era facile, specialmente con concorrenti come Catania, Salernitana e Cosenza che spingevano forte." Da addetto ai lavori, quanto andrebbe rinforzata per la Serie B? Fabio Lucioni, storico ex dei sanniti, intervenuto ai nostri microfoni nei giorni scorsi, ci ha detto che il salto dalla C alla B è quasi più complesso di quello verso la A. "Ha ragione. Spesso l'entusiasmo della promozione ti dà quel quid in più che ti permette di puntare subito ai play-off, come abbiamo visto con la Juve Stabia. Tutto dipenderà dalla guida tecnica, ma chiunque siederà su quella panchina troverà una base solida e giovane. La Serie B è un campionato diverso, ma il Benevento ha i mezzi per fare bene, seguendo l'esempio di squadre come il Catanzaro o la stessa Carrarese di Antonio Calabro, che sta smentendo tutti i pronostici." Parliamo di playoff. È un formato che divide: c'è chi li ama per lo spettacolo e chi li critica perché penalizzano chi arriva secondo o terzo. Lei da che parte sta? "Sono affascinanti. Danno a piazze come Cosenza, qualche anno fa, la possibilità di sognare partendo dall'ottavo posto. Capisco l'amaro in bocca di chi arriva secondo o terzo, ma è una formula che premia non solo il tasso tecnico, ma soprattutto la condizione atletica con cui arrivi a fine maggio. Chi sta bene fisicamente può fare il salto." C'è però il rischio che chi accede direttamente alle fasi nazionali perda il ritmo partita restando fermo... "Quello può essere un handicap. Chi si ferma può recuperare gli infortunati, ma perde il ritmo agonistico. Al contrario, chi arriva dai turni precedenti è 'a regime', più reattivo, anche se magari più stanco". Direttore, un’ultima riflessione sul futuro. L’Italia è fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva e si parla sempre di riforme. Lei ha spesso criticato la 'regola degli Under' in Serie C. È ancora della stessa idea? "Assolutamente sì. Abbiamo vinto quattro Mondiali senza queste regole. Il calciatore forte gioca a prescindere dall'età. Introdurre l'obbligo degli Under ha abbassato la qualità media in modo impressionante rispetto a vent'anni fa. Il giovane deve crescere accanto all'esperto per maturare; oggi invece vediamo rose piene di ragazzi che, senza l'obbligo, faticherebbero a salvarsi in Interregionale. Questa regola ha illuso molti ragazzi e ha ammazzato il merito." Alcuni dicono che i giovani italiani non siano pronti e che per questo si peschi all'estero. "Pantaleo Corvino ha ragione: all'estero i giovani sono più pronti perché giocano per merito, non per regolamento. In Serie D oggi servono tre Under di annate diverse: che senso ha? È diventato un mercato di 'quote' e non di talenti. La cernita deve farla il campo, non la legge Zola o i regolamenti della Lega. Se metti otto giovani insieme e vanno in difficoltà, non crescono, vanno solo in confusione. Serve l'equilibrio garantito dai giocatori d'esperienza." Le Under 23 potevano essere una soluzione, ma finora i frutti sono pochi, ad eccezione di casi isolati come Palestra dell'Atalanta. Sono utili o servono solo a fare plusvalenze? "Il sistema va rivisto. Molte sono piene di stranieri e non so quanto aiutino davvero la Nazionale. L'Atalanta sta lavorando bene, ma bisogna stare attenti: aumentare il numero di Under 23 in Serie C significherebbe togliere il sogno a quei presidenti che investono milioni in piazze storiche come Napoli, Bari o Pisa. La Serie C è un 'inferno' affascinante proprio per la sua identità; non dobbiamo snaturarla, ma mettere le società più piccole in condizione di sopravvivere economicamente."