Stasera il big match in Serie C, Firicano: "L'Arezzo ha il match point, ma l'Ascoli arriva meglio"
Aldo Firicano è intervenuto nel corso dell'appuntamento pomeridiano di A Tutta C, trasmissione in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre.
Mister, partiamo dalla sfida di questa sera tra Arezzo e Ascoli. È un match che può chiudere o riaprire i giochi, con cinque punti di distacco e quattro giornate ancora da disputare. Che idea si è fatta di questo scontro diretto?
"Sicuramente è un crocevia fondamentale del campionato, una partita che dirimerà le gerarchie per il primo posto. A mio avviso l’Ascoli arriva meglio a questo appuntamento: è all’inseguimento di un Arezzo che a un certo punto sembrava poter chiudere il discorso in anticipo. Invece l'Ascoli ha tenuto testa ed è lì. È una sfida affascinante con una posta in palio decisiva. Non si poteva immaginare un finale migliore: c’è stata una 'regia' sportiva importante per farci arrivare a questo scontro diretto che resta aperto a ogni soluzione. Credo che entrambe abbiano le stesse possibilità di vittoria."
In caso di pareggio il distacco rimarrebbe invariato. Sarebbe un risultato favorevole all'Arezzo o, a livello psicologico, non vincere potrebbe rivelarsi un colpo duro?
"No, l'Arezzo ha la grande opportunità di poter gestire anche un pareggio. Con una gara in meno da giocare, cinque punti di vantaggio resterebbero un ottimo viatico per il finale. L'Arezzo ha questo bonus in più, ma sono sicuro che non faranno calcoli: cercheranno di chiudere il campionato stasera. In caso di vittoria, l'Arezzo ipotecherebbe il girone di Serie C diventando la super favorita. Mi aspetto che affrontino la gara con la dovuta prudenza, ma con la ferma volontà di archiviare la pratica già oggi."
Spostiamoci di girone. Nel Gruppo A il Vicenza ha stradominato, mentre nel Girone C il Benevento ha visto rimandare la festa promozione: nelle ultime due gare sono arrivate un ko ed un pareggio. È un calo fisiologico dato il vantaggio sul Catania?
"Assolutamente sì. Credo abbiano pesato due fattori: da un lato un vantaggio rassicurante che può aver causato un piccolo calo di tensione, dall'altro la voglia di festeggiare guardando i risultati degli altri. Secondo me quest’ultimo è stato l'errore. Il Benevento, per il campionato che ha fatto, deve chiudere il discorso da solo. Ho avuto l'impressione che avessero l'orecchio troppo rivolto agli altri campi. È solo questione di tempo, il campionato non è in discussione, ma ora devono dare l'ultimo colpo di gas per concludere una stagione che li ha visti protagonisti assoluti."
Il prossimo turno vedrà il Benevento impegnato in casa della Salernitana. I granata vengono da un pesante 5-2 subito a Potenza, ma la rivalità è accesa. Sarà un ostacolo duro?
"Non sarà semplice. Conoscendo la piazza, non credo che la Salernitana voglia far festeggiare il Benevento tra le proprie mura. Faranno di tutto per evitare questa soddisfazione, sia per il campanile, sia perché devono reagire dopo l'ultima trasferta dove la squadra non è proprio scesa in campo. La Salernitana deve dare un segnale e questo non aiuterà il Benevento. Detto ciò, se il Benevento esprime il suo calcio migliore, resta favorito nonostante il valore dell'avversaria."
Parliamo della formula dei Playoff, che coinvolge le squadre fino al decimo posto. Da allenatore, le piace questa struttura così 'allungata'?
"Ha pregi e difetti. Il pregio è che coinvolge tantissime squadre, dando speranza anche a chi ha distacchi importanti in classifica. Allo stesso tempo, però, trovo che complichi eccessivamente quella che è già una lotteria. Affrontare squadre buone - perché la sesta o la settima sono ottime formazioni - in una gara secca è pericoloso: può succedere di tutto. Il rischio è che chi ha condotto un campionato al vertice finisca per vanificare tutto. È interessante perché rimescola i valori e permette anche alla decima di sognare, ma è un percorso tortuoso."
Meglio riposare e saltare i primi turni o è preferibile giocare per mantenere il ritmo partita? Spesso chi arriva secondo soffre il lungo stop.
"La lettura è duplice. Non giocare i primi turni è un vantaggio meritato sul campo, ma stare fermi a lungo senza partite vere crea difficoltà. C’è il rischio concreto di inficiare il lavoro fatto fino a quel momento. Il regolamento giustamente favorisce chi è arrivato secondo o terzo, ma chi entra dopo corre il rischio della 'ruggine', pur avendo il vantaggio di aver evitato alcune possibili partite-trappola."
Uno sguardo alla Serie A e alla lotta salvezza. La Fiorentina, squadra che lei conosce perfettamente, è uscita di poco dalla zona calda. Ce la faranno i viola?
"Assolutamente sì. Dobbiamo ricordare che a Natale la squadra era ultima e i segnali erano pessimi. Invece, pur tra alti e bassi, hanno recuperato e ora sono fuori dagli ultimi tre posti. Hanno guadagnato un pizzico di tranquillità e hanno chance notevoli perché, a differenza di altre che sono in calo come Cagliari o Parma, la Fiorentina ha fatto punti. Per valore della rosa, credo che alla fine arriverà una salvezza, per quanto risicata e tribolata. Non era il programma iniziale della stagione, ma bisogna prendere atto della realtà con ottimismo, sapendo che la corsa è ancora lunga."
In chiusura, la Nazionale. Domani c’è la Bosnia: l’ultima gara per tornare al Mondiale dopo due edizioni di assenza. È più un auspicio o una speranza?
"Deve essere un imperativo. Per chi vive in questo mondo e per tutti gli sportivi, l’Italia al Mondiale è una necessità. Siamo cresciuti con l’azzurro protagonista e non si può pensare a una terza assenza consecutiva. Detto questo, nulla è dovuto: dovranno essere bravi i ragazzi, Gattuso e tutta la nazione a spingere la squadra. Un Mondiale senza Italia è un Mondiale monco. Ne ha bisogno il movimento e tutto il Paese."
Un'ultima battuta secca: per l'attacco della Nazionale meglio Pio Esposito o Retegui?
"Io dico Pio Esposito."











