ESCLUSIVA TG – Panetta (tifoso del Toro): “La questione stadio Grande Torino è molto delicata ed è cruciale per ciò che Cairo vorrà fare del club”
Luciano Panetta, tifoso granata dal 1967 e opinionista della trasmissione “Orgoglio Granata” in onda su Grp Tv, è stato intervistato da TorinoGranata.it. Con Panetta abbiamo parlato della partita di questa sera del Torino che in casa affronterà la Lazio e delle parole del presidente Cairo alla conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore D’Aversa chiamato a sostituire Baroni affinché il Torino resti in Serie A.
Il Torino ha appena cambiato allenatore e ha la delicata partita con la Lazio dove deve recuperare punti perché con tre di vantaggio sulle terzultime la situazione, anche se ci sono ancora 12 partite, non è così semplice. Lei come giudica il momento della squadra granata?
“In questo momento la situazione non è delle migliori in quanto il cambio dell'allenatore è sicuramente azzardato a poche giornate del termine del campionato, però bisognava farlo perché l'ambiente tra i calciatori e l'allenatore si era un po' deteriorato. Alcuni calciatori probabilmente non seguivano più le direttive del mister e pertanto è stato sotto un certo aspetto giusto. Forse, come ho detto prima, è un azzardo perché arriva in un momento molto delicato dove l'ambiente intorno alla squadra non è dei migliori perché la contestazione ad oltranza, è inutile negarlo, colpisce sicuramente la mente dei calciatori, dello staff, dell'allenatore e di chi sta lavorando per poter risolvere il problema ed evitare la retrocessione. È una partita delicatissima soprattutto per noi, non certo per la Lazio, perché la Lazio non ha più nulla da chiedere a questo campionato se non cercare di concluderlo nei migliori dei modi con meno sconfitte possibili. Per noi invece diventa probabilmente un crocevia importante, fondamentale perché un'eventuale sconfitta accentuerebbe la depressione di un ambiente, sia dal lato sportivo sia da quello del pubblico, che lo è già. Io direi che sarebbe già un buon successo prenderci anche un punto perché servirebbe a muovere la classifica, che in queste ultime settimane è rimasta molto ferma”.
Parlava dei tifosi, dopo le precedenti due partite in casa anche in questa rimarranno fuori dallo stadio e i gruppi organizzati della Maratona hanno persino organizzato un torneo di calcio a cinque. Ma tutte queste manifestazioni di dissenso pacifico nei confronti del presidente Cairo quanto possono incidere visto che finora a fronte di cori, striscioni, marce e quant'altro non ha però assolutamente cambiato modus operandi?
“Sicuramente Cairo non ha contraccolpi psicologici per tutto quello che sta capitando. Infatti sta portando avanti le sue idee senza accusare colpi ed è la dimostrazione che fin quando lui non se ne andrà via i tifosi possono fare tutto quello che vogliono, ma la situazione non cambia. Premetto che io non sono un pro Cairo, anzi tutt'altro e avrei centinaia di punti da elencare a suo sfavore di tutto quello che è stato il suo modo di operare che non ha convinto nessuno qui a Torino. Però allo stesso tempo sono abbastanza convinto che una contestazione così ad oltranza può influire sicuramente sull'andamento dei ragazzi in campo. Onestamente non è bello vedere gli spalti vuoti, non è bello essere messi in discussione e accusati di non tenere alla maglia etc. Vorrei ricordare a tutti gli amici granata che siamo conosciuti non solo in Italia, ma anche all'estero, per il famoso stendardo “La Maratona 12” esposto in curva, che è stato per anni il simbolo di questa tifoseria: il dodicesimo uomo in campo. Oggi invece abbiamo invertito la rotta disertando lo stadio. Lo ripeto a tutti, Cairo non se ne andrà via sospinto dalle contestazioni e aggiungo, riferendomi a quanto detto prima, che ci sarebbero centinaia di punti da discutere con lui su tutte le mancanze e sul suo modo di operare che ha più volte anche toccato la tifoseria in modo negativo ed è questo che mi spinge a non essere un pro Cairo, ma continuo a insistere sul fatto che disertare lo stadio non sia la forma migliore per aiutare la squadra ad evitare la Serie B. Il disertare lo stadio si sarebbe potuto fare se la squadra fosse stata attrezzata a fare un campionato degno, anche il famoso 10° posto, 9° o 11° che sia, ma ora qui ci stiamo giocando, secondo me, il futuro del Torino. Andare in B quest'anno sarebbe un dramma sportivo ovviamente che lascerebbe un segno molto, ma molto profondo. Il calcio a livello non solo italiano ed europeo, ma mondiale versa in un momento molto difficile e il Torino sarebbe risucchiato dentro questo vortice e penso che sarebbe difficile poi ritornare ai vecchi fasti di questo glorioso club e di questa gloriosa maglia”.
C'è però da dire che la stragrande maggioranza dei tifosi qualche forma di protesta la devono pur mettere in atto visto che non sono assolutamente concordi con la gestione Cairo. Diventa poi difficile trovare forme di protesta pacifiche, come lo sono state finora, e che siano anche incisive dal punto di vista della risonanza mediatica. Cosa si potrebbe fare d’alternativo a non entrare allo stadio?
“Ma certo, però non è detto che per contestare l’attuale presidenza lo si debba fare solamente disertando lo stadio. Ci possono essere altre forme e l'abbiamo visto anche nel 2005 con la Marcia dei 50.000. Si potrebbe fare una protesta, sempre pacifica, sotto la sede della Cairo Communication. Oppure, sempre pacificamente e con educazione e garbo, una protesta sotto la casa di Cairo. Si potrebbero coinvolgere i mezzi d’informazione molto più intensamente di come si sta facendo adesso. O anche altre forme che possono essere quelle di boicottare i suoi mezzi d’informazione, La 7, i giornali gossippari, di cui lui è diventato il re assoluto, ma anche la Gazzetta dello Sport o il Corriere della Sera e anche le edizioni locali Corriere con un bel passaparola che funzioni e che possa andare a colpire la psicologia del suo cervello che, lo continuo a ripetere, in questo momento non è scalfito di nulla. Lui ogni movimento, azione di contestazione che va a colpirlo non lo scalfisce, come ha dimostrato anche la conferenza stampa di martedì, ma se magari si boicottassero le sue altre attività forse la cosa gli darebbe almeno da pensare”.
Cosa pensa di ciò che ha detto Cairo nella conferenza stampa*?
“Martedì in conferenza stampa Marco Bonetto, giornalista di Tuttosport, gli ha detto in modo diretto, chapeau a lui, le cose eppure Cairo dopo un attimo di sbandamento si è subito ripreso e ha continuato sulla falsariga che dura da più di 20 anni, e ahimè ha ripreso in mano la situazione con semplicità senza dimostrare a chi lo stava incalzando cenni di cedimento o di pentimento. Cairo è questo, lo conosciamo da più di 20 anni e delle sue dichiarazioni pubbliche si potrebbe fare un copia e incolla. Cairo cederà il Torino solo quando vorrà lui e non c’è pressione della tifoseria che tenga o degli altri mezzi d’informazione, delle TV o di chi per esso. Di questo dobbiamo farcene una ragione, sono il primo ad essere molto insoddisfatto a livello totale della sua gestione, ricordo che ha toccato dei punti massimi facendo andare a giocare il Torino Primavera in giro per il Piemonte, cosa che non è mai successa ad altre società calcistiche di Serie A e B o magari anche di Serie C, questo è solamente un esempio pratico. Poi sempre nell’ambito degli aspetti sportivi riguardo la gestione del Torino, c’è anche quello dei suoi collaboratori e dei suoi allenatori, non per ultimo i vari licenziamenti, Mihajlovic e Vanoli. Ne potremmo raccontare di tutti i colori, la questione stadio, quella del Museo del Toro che doveva essere al Filadelfia ed è invece ancora a Villa Claretta a Grugliasco. Per non parlare della sua immagine pubblica di uomo che nel Torino non sbaglia mai, ma in realtà stiamo facendo la conta di tutte le sue mancanze. Non ci sono dubbi che lui metta i soldi, ma alla fine della fiera devi anche rendere qualcosa a chi tifa e a chi onora la maglia. Anche gli stessi calciatori che vengono al Torino sono sempre di passaggio e di conseguenza non possono avere ambizioni, l'adrenalina per questa maglia gloriosa non entra mai in circolo nel loro corpo perché chi rischia di metterci la gamba se tanto a fine stagione sa di andare via perché se in prestito non verrà riscattato o se di proprietà sarà venduto per fare una plusvalenza? L’impegno magari un po’ lo mette chi ha già una carriera avviata e vuole andare altrove in club di maggior livello, ma la gran parte della rosa non avrà mai le caratteristiche per dare il meglio di sé con questa società che non ha ambizioni”.
Pensa che nei prossimi mesi Cairo possa vendere il Torino?
“Assolutissimamente no, non lo venderà di sicuro neppure a fronte dell’eventuale discesa in Serie B. Tanto meno fin quando non ci sarà una schiarita sullo stadio e su tutto quello che concerne un'eventuale cittadella granata da costruire intorno. Vorrei ricordare ai tifosi granata che la questione stadio è molto delicata e non è acquisendo lo stadio che si risolvono i problemi del Torino, per rimodernare o addirittura per fare ciò che ha fatto l'Atalanta o che sta facendo la Fiorentina e che ha fatto anche l'Udinese ci vogliono dei parametri che in questo momento lo stadio Grande Torino non offre: non ultimo certe distanze di sicurezza tra lo stadio e l'Inalpi Arena, tra lo stadio e i corsi Sebastopoli, e, soprattutto, Giovanni Agnelli e via Filadelfia. E’ un tasto molto dolente e penso che sia Cairo sia il Comune di Torino, proprietario dello stadio, non ne verranno fuori molto facilmente, nonostante ci siano delle scadenze con date precise (l’iscrizione del Torino al campionato a giugno che comporta dire dove giocherà la squadra per tutta la prossima stagione 2026-‘27, ma il contratto d’affitto dell’impianto ha scadenza il 31 dicembre 2026) entro le quali bisogna mettere fine a questa diatriba, pertanto lo stadio diventa molto importante per le decisioni future che dovrà prendere Cairo nei confronti del , Torino Fc”.
Quindi teme che il Torino possa nella prossima stagione dover andare a giocare in qualche altra città del Piemonte?
“Il rischio c'è, non so in quale percentuale ma il rischio si può percepirlo fin da adesso. Penso che il sindaco Lo Russo farà di tutto, nonostante abbia dato degli ultimatum a Cairo, per cercare di trovare una quadra, magari con un bonus di altri mesi d’affitto dello stadio al Torino fin quando la vicenda dovrà per forza terminare. Far giocare il Torino fuori dalla città significa continuare in un'agonia che non avrà più fine e pertanto stiamo arrivando a un bivio direi molto, molto cruciale. Non ha più senso, secondo me, uno stadio collocato in quartiere dove c’è una densità abitativa molto elevata. A questo punto o si fa un qualcosa che abbia una logica oppure non ha senso iniziare a fare rattoppi. A mio parere la costruzione di un nuovo stadio per il Torino sarebbe la cosa migliore da fare. Se sarà con Cairo o con qualcun altro non lo possiamo dire adesso, anzi diventa difficile poterlo stabilire perché Cairo ha sicuramente un'idea diversa da quella che potremmo avere noi tifosi. I tifosi hanno fatto tanto per vedere rifatto il Filadelfia nella medesima collocazione di quello del Grande Torino, anche se non ci possono entrare perché gli allenamenti sono quasi sempre a porte chiuse. Però ci stiamo rendendo conto a distanza di tempo che anche lì mancano parcheggi e diventa difficile anche tenerlo aperto tutti i giorni e avere una presenza di tifosi come lo era nei tempi passati. Il problema parcheggi è soprattutto allo stadio Grande Torino che non ha possibilità di averli e pertanto ritorniamo al discorso di prima che la questione stadio è molto, ma molto delicata ed è arrivata a un punto cruciale che, secondo me, che coinvolge il futuro non solo del Torino, ma soprattutto delle idee che può avere Cairo o di coloro oppure di colui che vorrà acquistare il Torino Fc. Oggi infatti non esiste un futuro per una società calcistica che non abbia uno stadio di proprietà, che sia anche funzionale e offra alle famiglie la possibilità di passare delle ore oltre al tempo della partita. Per questo dico che ci stiamo giocando il futuro. Non c'è altrimenti un’altra spiegazione a questo malessere che sta invadendo ormai da troppo tempoi la tifoseria, che certe volte, come dice la parola stessa, ragiona troppo da tifoso. Al di là del calcio esistono anche problematiche relative alla viabilità, alla sicurezze che deve offrire un impianto, all'accoglienza del pubblico che deve essere fatta seguendo le regole vigenti. C'è tutto un insieme di situazioni che molto spesso dimentichiamo, ma che in realtà sono fondamentali e diventano cruciali per colui chi volesse fare qualcosa e, soprattutto, per colui che volesse fare un investimento acquisendo questa gloriosa e storica società di calcio”.
Un'ultima cosa, crede che il Torino riuscirà a salvarsi quest'anno?
“Se dovessi dire una percentuale allora direi al 70% ci salviamo. Non ho quasi dubbi perché venerdì sera mi sono un po' schiarito le idee poiché Parma e Cagliari non sono andate oltre il pareggio e ieri il Como ha battuto il Lecce, il Napoli il Verona e l’Inter il Genoa. Sono tutti risultati a noi favorevoli soprattutto se dovessimo iniziare a fare punti con la Lazio e in attesa di sapere cosa farà all’ora di pranzo la Cremonese con il Milan e poi il Sassuolo con l’Atalanta e lunedì nei posticipi il Pisa con il Bologna e l’Udinese con la Fiorentina. Non ultimo se alla fine la Cremonese esonerasse Davide Nicola e prendesse Giampaolo farebbe definitivamente il salto in B accompagnando Pisa e Verona. Spiace dirlo, ma la probabile sconfitta della Cremonese ci darebbe una grandissima mano. Per quanto riguarda noi è un punto interrogativo, il nuovo allenatore D’Aversa dà l'impressione che sia specializzato a prendere le squadre in corsa, ma poi qualche volta zoppica anche lui. Però la paura di poter precipitare in Serie B penso che non sia solo da parte dei tifosi, ma anche della stessa società”.
*Per sapere quanto detto integralmente da Cairo nella conferenza stampa cliccare sul seguente link: https://www.torinogranata.it/primo-piano/live-cairo-vendita-del-torino-sono-disponibile-stadio-valutiamo-ma-troveremo-un-accordo-col-comune-museo-la-fondazione-ha-soldi-in-cassa-ma-apprezzo-d-183421)






