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Claudio Sala: “Una volta i giovani il Torino se li cresceva da solo. Tutti devono remare dalla stessa parte se qualcuno non lo fa il Toro avrà problemi. Altre vittorie? La vita sorprende, mai dire mai”
Oggi alle 12:54Primo Piano
di Elena Rossin
per Torinogranata.it
fonte Dall'inviata alla conferenza stampa Elena Rossin

Claudio Sala: “Una volta i giovani il Torino se li cresceva da solo. Tutti devono remare dalla stessa parte se qualcuno non lo fa il Toro avrà problemi. Altre vittorie? La vita sorprende, mai dire mai”

Claudio Sala capitano del Torino dello Scudetto era alla presentazione de "La Partita della Storia" del 16 maggio, in ricordo appunto dell’ultimo Scudetto vinto dei granata nel 1976 e al termine della conferenza stampa si è fermato a rispondere alle domande dei giornalisti presenti. Ecco che cosa ha detto:

Il Torino attuale vincendo sabato con il Verona si è tolto dai guai.
“Abbiamo risolto dei problemi che già si sapevano, C’erano troppe squadre dietro che potessero mangiarsi dei punti una con l’altra e quindi il Torino era un po’ borderline e la vittoria ha messo un po’ al sicuro tutto ciò che era stato preventivato”.

Si parla molto della permanenza in panchina di D’Aversa, lei come vede questo?
“A cambiare allenatore bisogna pensarci sempre tre volte perché chi va via sa tutto, vita, morte e miracoli, dei propri giocatori e l’allenatore che arriva deve entrare in sintonia con i giocatori che magari non conosce e questo è un momento di difficoltà che comporta qualche mese non solo per entrare nel cuore dei giocatori, ma anche nel cuore di una squadra che ha fatto la storia”.

C’è un nucleo di giovani come Prati, Casadei, Gineitis quindi cosa dovrebbe fare?
“Una volta i giovani il Torino se li cresceva da solo, quando sono arrivato io c’erano 8-9 giocatori tutti cresciuti nel settore giovanile che erano la forza della squadra e del Torino. Adesso sono cambiati i presupposti per prendere i migliori giocatori e bisogna tirare fuori dei soldi. Una volta invece prendevi un giocatore e ne davi uno dei tuoi, un Toro che ha sempre cercato si avere una squadra giovanile molto forte”.

La formula giusta sarebbe quindi questa?
“Sì, sarebbe la formula giusta per tornare. Chi ama il Torio e vi è stato tanti anni trasmette l’identità granata”.

Mancano sei partite alla fine del campionato ed il Torino è salvo, D’Aversa ha invitato voi dello Scudetto ad andare a trovare la squadra al Fila, ma cosa direbbe loro affinché in questo finale non mollino come avvenuto l’anno scorso?
“L’obiettivo della salvezza è importante, determinante, è chiaro che però bisogna sempre onorare la partita, lo spettacolo e i tifosi. Questa è la realtà di un Torino che cercherà sicuramente di essere all’altezza anche se il fatto rdi rischiare di retrocedere sia ormai lontano”.

Sono 50 anni dall’ultimo Scudetto …
“Cinquant’anni sono tanti e qualcuno potrebbe dirmi che in tutto questo tempo ho vinto solo uno Scudetto. Ma io nel 1972-’73 sono arrivato secondo, nel 1976-’77 ancora secondo a un punto quindi quella squadra inserita nel calcio moderno avrebbe giocato la Coppa dei Campioni (l’attuale Chammpions League, ndr) per 7-8 anni. Una volta ci andava solo chi vinceva lo Scudetto, mentre adesso ci vanno le prime quatto in classifica e a volte anche la quinta. Noi in classifica arrivavamo sempre a un passo dalle più forti”.

Però adesso è passato mezzo secolo e il Torino purtroppo è ben lontano dal poter anche solo provare a vincere uno Scudetto e non è più uno squadra competitiva.
“Ogni tanto qualche cosa di sorprendente nella vita succede, quindi non si sa mai. Mai dire mai”.

I tifosi contestano e nelle ultime partite in casa sono addirittura arrivati a disertare lo stadio.
“Le componenti devono stare tutte insieme come nel lavoro, quindi ci deve essere il Presidente, la società, i giocatori e i tifosi che devono remare tutti dalla stessa parte. Se una di queste componenti non lo fa allora il Torino avrà dei problemi”.

Qualcuno però deve fare il primo passo ed andare incontro agli altri, ma sembra che si sia arrivati a un punto di non ritorno.
“Perché di non ritorno? C’è sempre da ricostruire qualche cosa d’importante e poi ogni campionato ha una sua storia e speriamo di avere una squadra che prima o poi ci possa sorprendere, come aveva fatto il Torino dello Scudetto che aveva sorpreso tutti  perché nessuno pensava che dopo l’eliminazione di tutte le vecchie glorie e inserendo giocatori giovani e un allenatore come Radice, che aveva fatto la differenza rispetto ai suoi colleghi perché era avanti 30° anni rispetto a tutti gli altri, potesse arrivare primo”.

C’è qualcuno dell’attuale Torino dal quale si deve ripartire l’anno prossimo, magari Vlasic?
“Ma certo non si può buttare via tutto, il bambino e l’acqua sporca. Quindi l’importante è creare nella squadra una spina dorsale e inserire i giovani con un allenatore che c’è stato finora, come D’Averssa, che riesce a capire quale possa essere il futuro di questi giocatori. Se arriverà un altro allenatore ci metterà 5-6 mesi prima di capire quanto possono dare questi giocatori”.

Circolano voci su una possibile vendita del Torino, lei cosa ne pensa? Sa qualche cosa?
“Non saprei dire. Adesso parlano tutti degli americani perché investono in Italia, però bisogna anche capire quale sarà il futuro di questa squadra e di questa società”.