PAROLA Di DS D'Agnelli: "Calo mentale e tattico contro il Milan costa caro"
Un blackout di venti minuti ha regalato la partita al Milan?
"Dal mio punto di vista, ridurre la sconfitta a un semplice blackout di venti minuti non sarebbe corretto. Il Torino ha effettivamente attraversato una fase in cui ha perso compattezza, aggressività e continuità nei propri principi, ma per una squadra che fonda la propria identità su intensità, ordine e spirito collettivo, quel calo non è un regalo: è un allontanamento temporaneo da ciò che il Toro deve essere. Il Toro ha fatto un primo tempo molto positivo. Ha concesso solo tiri dalla distanza, compreso il gran gol di Pavlović, che nasce da una giocata individuale, più che da una disorganizzazione collettiva. La squadra è rimasta corta, ha lavorato bene sulle uscite e ha creato i presupposti per essere pericolosa. Il pareggio di Simeone è arrivato in modo più che giusto, perché i granata avevano costruito abbastanza per rientrare in partita. Nel secondo tempo purtroppo il rigore, (forse un po' generoso), è arrivato solo al minuto 86 e questo è un elemento che pesa nella lettura complessiva. Se fosse arrivato qualche minuto prima, probabilmente si sarebbe potuto pensare di portare via un punto da Milano, perché la squadra aveva ancora energie e aveva già dimostrato di poter creare difficoltà al Milan. Il tema centrale resta però quello pseudo‑blackout di dieci minuti in cui il Milan ha fatto l’uno‑due che ha indirizzato la gara. In quel frangente il Toro ha perso compattezza, gestione delle seconde palle e precisione nelle scalate. Un calo mentale e tattico che contro una squadra con la qualità del Milan diventa immediatamente decisivo. Va anche sottolineato che, dopo il doppio colpo, la squadra è rimasta dentro la partita e Maignan ha dovuto compiere più interventi importanti per evitare che il risultato si riaprisse prima. Questo dimostra che il Toro quando mantiene ordine e applicazione, è competitivo. La differenza oggi l’hanno fatta quei dieci minuti di disattenzione e la mancata capitalizzazione del buon lavoro del primo tempo. Su questi aspetti bisogna lavorare: continuità mentale, gestione dei momenti e capacità di rimanere dentro la partita per tutti i novanta minuti".
Maripan è stato messo in disparte troppo presto?
"Il Toro ha preso troppi gol in questo campionato e quando una squadra soffre così tanto nella propria area, un profilo come Maripán esperto, forte nel gioco aereo, abituato a reggere pressione e duelli diventa una risorsa che non puoi ignorare. Qualcuno potrà dire che il Toro ha preso gol anche con Maripán in campo, questo non si può negare, ma non cambia il punto centrale: il problema non è mai stato il singolo, è stato il sistema come avevo detto negli interventi scorsi. Maripán non è il difensore che ti risolve da solo una squadra che concede troppo. È il difensore che ti dà ordine quando il sistema funziona, che ti protegge l’area quando la squadra è corta, che ti fa pesare la sua esperienza nei momenti chiave. D’Aversa ha portato idee nuove, ha cambiato principi e ha fatto scelte radicali. È legittimo. Ma nel calcio moderno un allenatore deve saper essere radicale quando serve e avere buon senso quando la partita lo richiede. Ci sono frangenti: palle inattive, finali di gara, momenti di sofferenza, in cui un giocatore con quella fisicità e quella esperienza ti serve, punto! Non per ideologia, ma per pragmatismo. Quindi sì, il Toro ha preso gol anche con lui, ma questo non significa che non possa essere utile. Significa che va inserito nel contesto giusto, nei momenti giusti. E un allenatore di livello deve saperlo leggere. Perché il calcio non è dogma, è adattamento".






