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Udinese, un mercato nel segno della coerenza: anticipare gli altri e progammare il futuro. Il voto
Oggi alle 16:00Primo Piano
di Stefano Pontoni
per Tuttoudinese.it

Udinese, un mercato nel segno della coerenza: anticipare gli altri e progammare il futuro. Il voto

Il mercato invernale dell’Udinese si chiude nel segno della coerenza. Niente colpi ad effetto, nessuna corsa all’ultimo minuto, ma una linea chiara e fedele a quella che da anni caratterizza la società bianconera: anticipare gli altri, investire sul potenziale e guardare più al domani che all’immediato.

In questo senso, l’operazione Branimir Mlacic è quasi un manifesto. Un profilo seguito da molti club europei, conteso e osservato, ma che alla fine approda a Udine grazie alla capacità del club di muoversi con anticipo e convinzione. Un classico “colpo Udinese”: giovane, futuribile, da far crescere senza pressioni, con la prospettiva di diventare un patrimonio tecnico ed economico nel medio periodo.

Per il resto, però, gennaio è scivolato via senza particolari scossoni. Nessuna rivoluzione, pochi ritocchi, e una sensazione diffusa: questo era un mercato di passaggio, non quello delle grandi manovre.

Alcune variabili hanno complicato il quadro, su tutte l’infortunio di Davis arrivato proprio a chiusura della sessione, un imprevisto che rischia di pesare e che ovviamente non poteva essere programmato e a cui non potevi più reagire. Fa discutere, invece, la scelta di non intervenire sulla fascia destra dopo il grave infortunio di Zanoli. Una decisione che, però, ha una sua logica. Il mercato in quel ruolo offriva poco e nulla, soprattutto per un club come l’Udinese che non cerca soluzioni tampone da sei mesi, ma profili con prospettiva. Forzare un acquisto solo per riempire una casella avrebbe significato tradire la propria filosofia, e in questo senso la dirigenza ha preferito non snaturarsi.

Numericamente, la rosa resta comunque coperta. A sinistra c’è Arizala, classe 2005, uno dei prospetti più interessanti arrivati negli ultimi mesi: giovane, fisico, già nel giro della nazionale colombiana, perfettamente in linea con il progetto di crescita. Non una certezza immediata, ma una scommessa affascinante.

Parallelamente, il club ha lavorato anche in uscita, alleggerendo una rosa che iniziava a essere troppo affollata. Lovric e Rui Modesto non rientravano più nei piani tecnici e sono stati lasciati andare, mentre Palma è stato mandato a giocare, scelta quasi obbligata per un ragazzo che ha bisogno di minuti veri e non di panchine per crescere davvero.

Il bilancio complessivo, quindi, è quello di un mercato “silenzioso”, senza titoli da copertina ma coerente con la linea societaria. Un mercato di transizione, in attesa di quello estivo che si preannuncia ben più caldo. Perché lì sì che l’Udinese dovrà fare i conti con la realtà: i grandi club busseranno forte, soprattutto per gioielli come Solet e Atta, e resistere alle offerte milionarie sarà complicato, forse impossibile.

Gennaio, insomma, è servito più a preparare il terreno che a cambiare il presente. L’Udinese ha scelto di non rincorrere, ma di continuare a costruire. Una strategia che può sembrare prudente, a tratti persino conservativa, ma che negli anni ha garantito sostenibilità, competitività e una cosa sempre più rara nel calcio moderno: una chiara identità.

VOTO -  6