2 settembre 2005, Cairo diventa il nuovo presidente del Torino. Evitandone il fallimento
Il Torino di Urbano Cairo diventa maggiorenne. Perché diciotto anni fa l'imprenditore alessandrino acquistava i granata da Pier Luigi Marengo, consigliere che aveva salvato il club dal fallimento con il Lodo Petrucci. La candidatura di Cairo venne portata avanti a furor di popolo, vincendo la concorrenza di Luca Giovannone, imprenditore laziale anch'esso interessato al club. Sembrava quasi un sogno, perché Cairo venne definito come un salvatore della patria. Urbano I, come un pontefice.
E come un Pontefice, Cairo si affaccia dal bancone del palazzo municipale di Torino, annunciando una nuova era. E il primo anno di B certificò il ruolo di intoccabile per il presidente, mentre la Serie A fu molto più difficile, perché i 40 punti che significava salvezza vennero raggiunti solamente alla penultima di campionato. Si parlava di Europa League - e di Champions, in realtà, un percorso simile a quello dei Percassi con l'Atalanta - ma in questi quasi due decenni le soddisfazioni europee sono state poche.
Tornando al 2 settembre 2005, lo stesso Cairo, in un'intervista a Cronache di Spogliatoio, ha ricordato la giornata. "La prima immagine è quando in fase di negoziazione nella stanza dell’assessore mi sono affacciato alla finestra e ho sentito una ovazione di centinaia di tifosi che mi invitavano a prendere, ma sarebbe meglio dire salvare, il Torino. La seconda quando alle tre del mattino, dopo una delle tante giornate forsennate prima dell’acquisizione, mi sono fermato su una panchina davanti a Palazzo di città con dei tifosi a parlare della squadra. La terza quando il portavoce del Sindaco ha annunciato che sarei stato il prossimo presidente del Torino e c’è stato un boato e un’ovazione che ancora oggi mi fa venire i brividi".






