Il bomber che divenne martire: Carlo Castellani mito di Empoli spezzato a Mauthausen
Ci sono nomi che restano impressi negli almanacchi sportivi per i gol, le giocate o i trofei sollevati al cielo.
E poi ci sono nomi che superano i confini del rettangolo verde per posizionarsi direttamente nella storia, scritti con l'inchiostro indelebile del coraggio e del sacrificio umano.
Quello di Carlo Castellani appartiene alla seconda categoria.
Bomber leggendario dell'Empoli negli anni Trenta, Castellani non è stato solo l'idolo di una generazione di sportivi toscani, ma il protagonista di una delle pagine più drammatiche e nobili della Resistenza silenziosa al nazifascismo.
L'idolo del "Sussidiario": una macchina da gol in maglia azzurra
Nato nel 1909 a Fibbiana, frazione di Montelupo Fiorentino, Castellani era il classico attaccante che ogni allenatore avrebbe voluto in squadra: mancino naturale, fisico possente e un senso della posizione fuori dal comune. Il suo debutto in prima squadra con l'Empoli avviene a soli 17 anni, nella stagione 1926-1927, è l'inizio di una storia d'amore calcistica straordinaria.In nove stagioni totali divise in due riprese, intervallate dalle esperienze con Viareggio e Livorno (con cui assapora anche la Serie A), Castellani segna la bellezza di 61 reti in maglia azzurra.
Per oltre sessant'anni quel numero è rimasto una vetta d'alta quota imbattuta, un record societario superato soltanto nel 2011 da un altro totem empolese, Ciccio Tavano.
Finita la carriera nel 1939, Castellani appende gli scarpini al chiodo e torna alla sua vita di cittadino comune, aprendo un deposito di legna e carbone.
La politica non gli interessa; la sua priorità sono la moglie e i figli.
La notte del rastrellamento: lo scambio d'amore filiale
La Storia con la "S" maiuscola bussa alla porta di casa Castellani nella drammatica notte del 4 marzo 1944, pochi giorni prima, nell'empolese, gli scioperi generali hanno paralizzato le fabbriche, scatenando la furia repressiva dei fascisti e degli occupanti tedeschi.
Scattano i rastrellamenti punitivi, i militari si presentano a Fibbiana con una lista di nomi: cercano David Castellani, il padre di Carlo, noto per le sue vecchie simpatie socialiste.
David è anziano, malato e a letto, Carlo, forte della sua popolarità e convinto che un personaggio pubblico come lui non avrebbe corso rischi, compie il gesto che cambierà per sempre il suo destino: si offre ai repubblichini al posto del padre.
Ai familiari accorsi dice parole che oggi suonano profetiche e strazianti: "Vado io, tanto a me mi conoscono, mi faranno qualche domanda e mi rimanderanno a casa".
Il calvario di Mauthausen e la fine l'11 agosto
Non ci sarà nessuna domanda, nessun trattamento di favore per il bomber, Carlo viene caricato sul famigerato treno dei deportati in partenza dalla stazione di Firenze, la destinazione è il campo di concentramento di Mauthausen-Gusen, in Austria.
Lì, il numero 61 della storia dell'Empoli diventa solo un numero di matricola impresso sulla casacca a righe, costretto ai lavori forzati nelle gallerie e consumato dalla malnutrizione, il fisico dell'atleta cede rapidamente.
Colpito da una grave forma di dissenteria, Carlo Castellani si spegne l'11 agosto 1944, a soli 35 anni, lontano dalla sua Toscana e dai suoi tifosi.
Un'eredità immortale
Oggi, a distanza di oltre ottant'anni da quel tragico epilogo, il legame tra la città, la squadra e il suo campione è più vivo che mai.
Nel 1965 Empoli ha intitolato il proprio stadio comunale alla sua memoria, ogni fine settimana i tifosi spingono gli azzurri, lo fanno all'interno dello "Stadio Carlo Castellani".
Un promemoria quotidiano per chiunque ami il calcio: prima dei gol e delle classifiche, vengono l'uomo, la dignità e l'amore per la propria famiglia, Castellani ha segnato tanto in carriera, ma il suo gol più grande resta l'esempio che ha lasciato alla storia.






