28 giugno 1958, il Mondo ha un nuovo padrone. Il Brasile vince la prima Coppa Rimet con Pelè
La perla nera e il nuovo padrone del Mondo. Perché il 28 giugno del 1958, allo stadio Rasunda di Solna - raso al suolo nel 2012 quando è entrata in funzione la Friends Arena - il Brasile diventava ufficialmente Campione del Mondo, con otto anni di ritardo rispetto al Maracanazo del 1950, grazie a un imberbe diciassettenne assolutamente straordinario. La doppietta di Pelè alla Svezia alimentò il mito, che già era ben presente, anche al di qua dell'Atlantico. I verdeoro, in quella finale contro i padroni di casa, erano già ampiamente favoriti, nonostante le ottime prestazioni degli scandinavi che erano arrivati ai quarti nel 1934, nelle semifinali nel 38 e al terzo posto nel 1950.
In semifinale, stavolta, la Svezia aveva battuto la Germania per 3-1. Il Brasile però schierava questa formazione: Gilmar; Dyalma Santos, Bellini, Orlando, Nilton Santos; Zito, Didi; Garrincha, Vava, Pelé, Zagallo. Un 4-2-4 da sogno, considerando che praticamente tutti i calciatori sono ricordati ancora a distanza di 65 anni da quella partita. I gialloblù rispondevano con gli "italiani" Gustavsson, Hamrin, Gren, Simonsson, Liedholm e Skoglund. La maglia del Brasile era azzurro e verde, dopo che la monetina consegnò al fato (e alla Svezia) le maglie gialle con pantaloncini blu. Niente cheerleader a bordo campo, dietro richiesta da parte dei sudamericani, perché avrebbero generato confusione cromatica.
L'inizio premia gli svedesi con la rete iniziale di Liedholm. È però un fuoco di paglia. Perché si scatena Garrincha, prima calciando sull'esterno della rete, poi regalando l'assist dell'1-1 a Vava. È l'inizio di una sinfonia, interrotta solo da una carambola respinta da Zagallo sulla linea. Poi ancora Vava a fissare il 2-1 del primo tempo. È nella ripresa, all'undicesimo, che arriva uno dei gol del secolo: Nilton Santos per Pelè che aggancia, salta il difensore con il sombrero e poi di destro manda alle spalle di Svensson. Forse è qui che diventa O'Rei. Zagallo poi cala il poker, Gustavsson porta sul 4-2, ma il punto esclamativo (e definitivo), è ancora di Pelè, di testa. Ad alzare la Coppa Rimet è il capitano Bellini.






