Baila Moreira! Il Milan ha trovato il suo esterno
Ci sono pomeriggi destinati a cambiare una stagione, e poi ci sono centoventi secondi che possono svoltare una carriera.
Chiedere per informazioni a Diego Moreira, il ragazzo venuto dal Belgio con la valigia piena di sogni e un cartellino pesante come un macigno da cinquanta milioni di euro.
Fino alle sei di ieri pomeriggio, il suo sbarco a Milano sponda rossonera somigliava a un rebus, fumoso contro la Juventus, quasi timido, stretto nella morsa di critiche precoci che solo il calcio italiano sa imbastire con tanta ferocia.
Poi, il minuto quarantasei di Lazio-Milan. Rúben Amorim lo guarda negli occhi, gli indica la corsia mancina e gli dice di andare a spaccare il mondo, messaggio recepito, con gli interessi.
L’Olimpico si trasforma nel teatro di un’epifania laica.
Il tabellone segna due a zero per i padroni di casa, il settore rossonero rumoreggia, ma il classe 2004 ha un altro piano.
Minuto sessantacinque: una palla rimbalza pigra al limite dell’area, Diego si coordina con la naturalezza dei predestinati e lascia partire un tracciante di sinistro che fulmina il portiere.
Palla al centro, neanche il tempo di riorganizzare le idee e il copione si ripete.
Minuto sessantasette, cross teso dalla destra, Moreira taglia la difesa laziale come un coltello nel burro e si avventa sul secondo palo, gonfiando la rete per il clamoroso due a due.
In quel preciso istante, il calcio si ferma e lascia spazio all’emozione pura, Moreira non pensa alla tattica, non pensa ai milioni spesi in estate, pensa solo a correre.
Una folle corsa liberatoria di cinquanta metri per andare a schiantarsi sotto il muro dei diecimila tifosi milanisti arrivati a Roma.
Braccia tese, pugni chiusi e un urlo che cancella i fantasmi delle settimane precedenti.
Lì, in quel groviglio di sciarpe e cuori rossoneri, è nato ufficialmente un nuovo amore.
Nato a Liegi il 6 agosto del 2004, figlio d'arte con il destino già scritto nei piedi, Moreira incarna l'ala moderna che fa sognare i puristi della velocità, mancino naturale, gioca principalmente come esterno o ala sinistra, ma la sua duttilità lo ha portato a ricoprire anche il ruolo di esterno a tutta fascia ed esterno destro a piedi invertiti
Muove i suoi primi passi calcistici in Belgio. Il calcio è una questione di famiglia, suo padre è Almami Moreira, ex centrocampista della nazionale della Guinea-Bissau, mentre suo nonno materno è l'ex calciatore austriaco Helmut Graf.
Se all’esordio era apparso sacrificato a destra, confinato a convergere sul piede forte, sulla corsia opposta ha dimostrato cos'è la libertà, strappi devastanti, baricentro compatto e una capacità innata di ribaltare l'azione in un battito di ciglia.
Amorim ha trovato la sua arma totale, un esterno capace di garantire ampiezza ma anche di riempire l'area con i tempi della prima punta.
I quotidiani in edicola stamattina hanno titoloni su di lui, le pagelle rasentano la perfezione, ma la vittoria più grande è quel legame di sangue stretto con la curva.
Mercoledì a San Siro arriva il Benfica, la squadra dove è cresciuto. San Siro è pronto a ruggire per il suo nuovo eroe.






