Lazio-Milan, due partite nel 2-2 e tutti felicemente scontenti
A quelli che se l’ammazzi fai pari (omaggio alla grandezza di Beppe Viola) dedico il combattimento dell’Olimpico.
Primo round: Lazio-Milan 2-0. Lazio in versione Liverpool, Gattuso alla Klopp, difesa semi-alta, pressione sui portatori, transizioni razzenti. Frattesi, Taylor e Zaccagni in cattedra; Nuno Tavares, un treno sulla fascia.
Due i gol: di Cancellieri al 10’, complice la dormita di Estupiñán, dopo un’azione Nuno-Zaccagni; e di Noslin, al 39’, da Nuno a Taylor, sempre lungo l’out mancino, traversa-De Winter-crapa. Casuale l’epilogo, non la genesi.
Senza trascurare le parate di Maignan.
E il Diavolo? Un chierichetto turbato al guinzaglio di Modric, sacrestano in balia di troppe tentazioni (e accelerazioni). Gonçalo Ramos tipo Robinson Crusoe, Rabiot alla deriva, Loftus-Cheek e Chukwueze soverchiati. Non uno all’altezza delle esigenze, non uno capace di farsi carico delle emergenze.
Secondo round: Lazio-Milan 0-2. I confini sono i cambi di Amorim. Fuori Estupiñán, Loftus-Cheek e Modric (che, a 41 anni, per dispiegare le sue raffinate geometrie ha bisogno di andature ferrariste), dentro Pulisic, Moreira e Musah, sherpa che strappa e trasporta fior di bombole.
La Lazio torna Lazio, Gattuso torna Gattuso, il Milan torna Milan. Non subisce più il ritmo: lo detta.
All’arrembaggio, rivali sulle barricate e non più in grado di alimentare uno straccio di contropiede. Neppure con gli innesti di Pinamonti e Isaksen. La doppietta di Diego Moreira, il cui battesimo allo Stadium non aveva lasciato falò, impone un nuovo padrone al match: entrambi di sinistro, da un fianco dell’area (su palombella di Pulisic) e dalla lunetta. Un salto in alto alla Gimbo Tamberi.
La tempesta si quieta, gli scrosci diventano gocce, anche se il Milan vorrebbe vincerla e la Lazio teme di perderla.
Morale: due partite in una, 2-2 e tutti felicemente scontenti. (R.Beccantini)






