Davide Calabria: "Maldini manca a tutti. Il mio addio al Milan? Una ferita ancora aperta"
MILANO – Un addio traumatico, lo smantellamento inspiegabile di un gruppo vincente e il peso di una maglia che è stata una seconda pelle. Davide Calabria rompe il silenzio e sceglie i microfoni della sedicesima puntata di Sky Calcio Unplugged – il podcast condotto da Gianluca Di Marzio, Stefano Borghi e Lisa Offside – per fare chiarezza sulla fine della sua lunghissima avventura al Milan.
L'ex capitano rossonero ha ripercorso le tappe di una separazione molto dolorosa, lanciando messaggi chiari alla proprietà e alla dirigenza della sua ex squadra.
Il "caso" Maldini e lo strappo societario. Il punto di svolta, nell'intervista di Calabria, coincide con l'addio di Paolo Maldini.
Un'assenza che il difensore definisce pesante per l'intero panorama calcistico.
"Maldini manca a qualsiasi squadra del calcio mondiale.
Se fossi un presidente vorrei sempre lui al mio fianco. È stato il difensore più forte della storia, un punto di riferimento unico.
Quando ci parli vai in punta di piedi. Preferisco sempre avere Maldini nella mia società che non averlo".
Un legame profondo, testimoniato anche dal ricordo dell'esordio con la fascia al braccio ad Anfield:
"Paolo mi disse di godermela. La fascia pesa, ma alla fine è un pezzo di stoffa; conta come ti comporti con gli altri".
La ferita dell'addio: "Non volevo salutare così"
Per la prima volta, Calabria affronta apertamente i mesi della rottura con il club in cui è cresciuto. Una separazione consumata in fretta, tra incomprensioni tecniche e scelte societarie non condivise.
"Andare via da Milano in quel modo mi è rimasto dentro, è stata una ferita. Non condividevo quello che stava accadendo in quei mesi.
Se ci sono cose che non mi vanno bene, il mio ruolo è farlo notare".
La frattura con la dirigenza e l'allenatore è stata netta:
"Si era capito che la proprietà pensava di prendere altre strade. Avevo capito che non ci sarebbe stato un futuro, ero chiuso dalle scelte del tecnico. È stato un bagno di lacrime salutare lo staff. Il calcio è amore, ma anche business".
La nota positiva si chiama Bologna:
"Sono stato fortunato a finire in un ambiente eccezionale dove sono stato benissimo".
Davide Calabria oggi gioca nel Panathinaikos (Grecia), club della massima serie greca (Super League 1), dove si è trasferito ad agosto 2025, firmando un contratto triennale valido fino al 30 giugno 2028
Il mistero dello smantellamento del Milan da Scudetto
L'ex capitano esprime forte perplessità sulla gestione del post-scudetto e sulla decisione di rivoluzionare la rosa. Un'alchimia rara che, secondo il difensore, è stata spezzata troppo bruscamente.
"Mi sono sempre chiesto il perché di quel ridimensionamento, ma la risposta è difficile.
C'era una base solida, un gruppo unito e un mister seguito. Nessuno si aspettava un taglio così drastico. A San Siro c'era un'energia che ci faceva partire dall'1-0. È una scelta che non ho condiviso".
L'aneddoto su Mihajlovic e il verdetto su Leao
Nel corso dell'intervista c'è stato spazio anche per i ricordi, come il no di Sinisa Mihajlovic alla sua cessione in prestito agli inizi della carriera: "Mi disse: 'Tu sei il terzino di questa squadra, avrai spazio'.
Lì è partita la mia vita da calciatore".
Infine, una battuta sul momento difficile di Rafael Leao.
Calabria non ha dubbi sul potenziale del portoghese, ma lancia un monito sulla sua gestione psicologica:
"Per me non abbiamo ancora visto il vero potenziale di Leao.
È ai livelli di Mbappé e Vinicius, non ha nulla da invidiare a loro.
Ma Rafa ha bisogno di un ambiente favorevole, patisce i problemi con i tifosi. Sta a chi di dovere farlo tornare il giocatore di prima".











