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"Il prezzo nascosto della pirateria": danni per oltre 1,4 miliardi. E si rischia la truffa

"Il prezzo nascosto della pirateria": danni per oltre 1,4 miliardi. E si rischia la truffaTUTTO mercato WEB
© foto di Federico Serra
Ivan Cardia
Oggi alle 17:19Altre Notizie
Ivan Cardia

Dietro la pirateria audiovisiva non c’è solo una violazione delle regole, ma anche un rischio diretto per chi utilizza contenuti illegali. È questo il quadro emerso dalla ricerca “Il prezzo nascosto della pirateria”, realizzata dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e presentata oggi alla Camera dei Deputati. Lo studio analizza il legame tra streaming illegale, sicurezza digitale e danni economici subiti dagli utenti. Secondo i dati raccolti, chi accede a servizi pirata si espone spesso senza saperlo a furti di dati personali, truffe online, malware e phishing. In Italia, le vittime di questi reati subiscono una perdita media di circa 1.200 euro a persona, che sale oltre i 1.500 euro nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni. Nel Regno Unito, una ricerca BeStreamWise del 2025 ha rilevato che il 40% degli utenti pirata ha registrato una perdita media di 1.680 sterline.

Anche il danno economico complessivo continua a crescere: dai 1,24 miliardi di euro del 2022 si è passati a 1,32 miliardi nel 2023, fino a superare 1,42 miliardi nel 2024, con un aumento del 14,5% in tre anni. Un fenomeno tutt’altro che marginale, considerando che, secondo FAPAV/Ipsos, la pirateria coinvolge il 40% della popolazione adulta italiana. Uno studio britannico di Corsearch e The Industry Trust for IP Awareness segnala inoltre che il 76% dei siti pirata più visitati espone gli utenti a frodi economiche. A presentare la ricerca è stato il presidente di I-Com Stefano da Empoli, su iniziativa dell’onorevole Ylenja Lucaselli, alla presenza del sottosegretario Alberto Barachini, del commissario AGCOM Massimiliano Capitanio e del direttore della Polizia Postale Ivano Gabrielli. “Si tratta di un fenomeno allarmante”, ha dichiarato da Empoli, sottolineando come le piattaforme illegali siano “uno dei principali veicoli di diffusione di malware, attacchi di phishing e di sottrazione dei dati personali sensibili degli utenti”.

Lo studio lega poi il fenomeno anche all’occupazione: nel solo 2025 la pirateria sarebbe già costata 3.400 posti di lavoro nell’industria creativa, con un incremento del 47% rispetto all’anno precedente. Entro il 2030, secondo I-Com, il conto potrebbe superare i 34 mila posti persi, di cui circa 27 mila tra cinema, televisione e audiovisivo.

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