Paolino su Bianconeranews.it: "Pali e sfortuna negano il pari alla Juve, Kean ci mette del suo"
Tra giallorossi e bianconeri il risultato giusto sarebbe stato il pareggio.
Una partita che la Roma non voleva perdere e che la Juve non è riuscita però a vincere.
Questa volta la sfortuna ha fatto la differenza: tre pali e una parata di Rui Patricio all'ultimo secondo descrivono quantomeno i tentativi che sono stati fatti. Purtroppo non sono serviti neppure per portare a casa un punto, ma solo per annebbiare di più un piazzamento champions ora lontano dodici lunghezze. Non un bel primo tempo contro una Roma “scorbutica” che con ieri è riuscita a tenere la porta inviolata, in casa, per la sesta volta.
Scelte quasi scontate per Allegri dopo aver perso De Sciglio alla vigilia: formazione con Locatelli in più e il baby argentino in meno dopo l'esordio nel derby. Il classico abito da usare quando sai di affrontare una squadra praticamente simile nelle intenzioni. La solidità del marchio di fabbrica dei due allenatori passa dall'aspettare più che dal costruire. E così è stato per tutta la prima frazione di gioco quando solo due fiammate, una semplice di Dybala e l'altra di Rabiot – spuntata sul piede del portiere e poi sul palo – frizzavano improvvisamente l'andatura lenta del match. Lo zero a zero del primo tempo proiettava tutte le speranze sui cambi studiati, dagli allenatori, per cambiare l'inerzia a partita in corso.
Non per scelta, ma per necessità toccava per primo ad Allegri sostituire l'acciaccato Alex Sandro con Bonucci. Giusto il tempo per provare ad aumentare fiducia e ritmo, dando però campo alla Roma che al primo guizzo infilava il vantaggio con un tiro dalla distanza. Bravo Mancini a crederci, meno Rabiot a concedergli troppo spazio al limite dell'area. Partita quindi scongelata dal gol e dalla voglia di raddrizzarla con gli ingressi programmati – sulla carta – per sbloccarla. Diciamola tutta, troppi calcoli cervellotici. Ti può andare bene, magari in un derby, ma non sempre. Una sconfitta come questa non può comunque far crollare le certezze di una squadra che si sta ritrovando negli uomini e nelle convinzioni di una stagione non proprio studiata con le premesse di una penalizzazione ingiusta e condizionante a metà campionato.
Kean - A rovinare i piani dell'Olimpico anche la sconsiderata espulsione di Kean dopo pochi secondi dal suo ingresso in campo. La mossa già di per sé, a due minuti dal novantesimo, sembrava tardiva ma poteva servire per aggiungere quello che il fallo di frustrazione non ha poi potuto anche solo far sognare. La Juve ha finito con l'uomo in meno, ma anche nell'area avversaria con l'ultimo tiro pericoloso di Danilo. E con una squadra ridisegnata come era stata programmata in estate: difesa a quattro, centrocampo con Rabiot, Paredes, Pogba e il tridente offensivo. E da qui si ripartirà per non lasciare nulla di intentato. In coppa e in campionato. Prime di tirare le somme e rimelscolare le carte con chi rimarrà. Le partite sono ancora tutte aperte.






