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Roberto Marconcini ’82: il record, il virus e l'amore di un intero popolo

Roberto Marconcini ’82: il record, il virus e l'amore di un intero popolo
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Redazione TMW
Oggi alle 06:09Altre Notizie
Un muro umano lungo 829 minuti. Tanto è durata l’imbattibilità leggendaria di Roberto Marconcini nella Salernitana 1981-1982:

Ci sono storie nel calcio che non si misurano con i trofei in bacheca, ma con il battito cardiaco di una città e di una tifoseria.
Storie di uomini con le mani grandi e i visi d'altri tempi, capaci di diventare leggenda nello spazio di un inverno.
Quella di Roberto Marconcini, per tutti semplicemente “Il Baffo”, è la parabola di un portiere monumentale che nella stagione 1981-1982 accarezzò l’immortalità sportiva, prima che il destino si presentasse sotto forma di una diagnosi spietata.

Il guardiano dei miracoli

Marconcini a Salerno non era arrivato per svernare.
Classe 1947, nativo di Montecatini Val di Cecina, portava con sé il profumo della Serie A e l'aura del vincente. era stato l'angelo custode del Perugia dei miracoli di Ilario Castagner, quello della storica prima promozione in massima serie nel 1975, e aveva ripetuto l'impresa con l’Ascoli dei record di Renzo Renna nel 1978. Quando nell'estate del 1981 varcò la soglia dello stadio Donato Vestuti, la tifoseria granata capì subito che la porta era in sfezzate mani di ferro.
Al vecchio Vestuti, un catino ribollente di passione nel cuore di Salerno, Marconcini divenne rapidamente un idolo.
Non era solo una questione di parate; era il carisma, con quei baffi folti e lo sguardo severo, trasmetteva una sicurezza che bloccava le gambe agli attaccanti avversari prima ancora che calciassero.
La fortezza inespugnabileIn quel campionato di Serie C1, la difesa della Salernitana divenne una fortezza invalicabile, Marconcini abbassò la saracinesca. Domenica dopo domenica, il tabellino degli avversari restava immacolato.
I minuti senza subire reti iniziarono ad accumularsi, trasformandosi in ore, poi in giornate intere, il tassametro dell'imbattibilità si fermò a quota 829 minuti.
Una striscia leggendaria. Il giorno in cui il record venne stabilito, il tempo al Vestuti sembrò fermarsi: l'arbitro dovette sospendere temporaneamente il gioco perché il boato e l'applauso scrosciante degli spalti erano diventati un tributo totalizzante, un abbraccio collettivo a quel portiere venuto dalla Toscana ma diventato salernitano nell'anima.
La Serie B era lì, a portata di guanti.

L'avversario invisibile

Poi, a marzo del 1982, nel momento più alto e luminoso della stagione, il dramma.
Nessun contrasto di gioco, nessuna uscita spericolata sui piedi di un attaccante, l'avversario che mise in ginocchio Marconcini fu invisibile e subdolo: un'epatite virale fulminante.
La notizia si diffuse in città come un fulmine a ciel sereno, il verdetto dei medici fu perentorio: ricovero immediato e stop assoluto all'attività agonistica.
Nel momento più bello, la corsa del "Baffo" si interruppe bruscamente.
Senza il suo leader e totem psicologico, la Salernitana perse la bussola e la solidità difensiva, vedendo sfumare quel sogno promozione che sembrava già scritto, ma è proprio nel momento della sofferenza che la storia di Marconcini si trasformò in poesia popolare.
Durante le settimane di degenza in ospedale, la domenica accadde qualcosa di mai visto prima, finita la partita della Salernitana, centinaia di tifosi granata non tornavano a casa, si incamminavano in corteo, compatti, e si radunavano sotto le finestre del reparto dove il portiere era ricoverato.
I cori per il "Baffo" squarciavano il silenzio delle corsie, Marconcini, debilitato dalla malattia e visibilmente dimagrito, trovava la forza di alzarsi dal letto.
Trascinando i piedi, si avvicinava al vetro, apriva la finestra e si affacciava, un cenno con la mano aperta, un sorriso stanco sotto i baffi, e giù il delirio della folla.
Era il rito pagano di una città che non voleva lasciare solo il suo eroe.
Roberto Marconcini guarì, tornò a giocare e chiuse poi una splendida carriera prima di diventare un apprezzato preparatore dei portieri (lavorando anche al fianco di Luciano Spalletti).
Ma quel marzo del 1982 rimarrà per sempre una pagina d'altri tempi: il racconto di un calcio romantico dove un virus poté spezzare un record, ma non l'amore immortale di un intero popolo.

La storia di Marconcini è un viaggio tra le piazze più calde del calcio romantico.

E' nato tra le colline toscane di Montecatini Val di Cecina il 9 marzo del 1947
Dopo essersi fatto le ossa a Pisa e Spezia, e aver preso le misure alla vittoria Ferrara con la SPAL, Roberto sale su un treno diretto in Umbria. È lì che la sua leggenda prende forma: nel 1975 è lui il guardiano del Perugia dei miracoli di Ilario Castagner, una squadra totale che per la prima volta nella sua storia spacca il soffitto di cristallo e vola in Serie A.Ma il destino ha in mente altri viaggi per lui. Qualche anno dopo si sposta nelle Marche, e la musica non cambia: con l’Ascoli dei record del 1978 compie un'altra cavalcata trionfale verso la massima serie. Marconcini non è solo un portiere; è un talismano, un leader silenzioso che comanda la difesa con lo sguardo.

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